Siamo a Necastle, e il protagonista si chiama Daniel Blake. Ma potremmo essere a Lugano, o Zugo, o Neuchâtel, e allora ci chiameremmo Giovanni Rossi, Sebastian Müller o François Dubois. Perché Daniel Blake siamo noi!
Siamo noi che subiamo le ingiustizie sociali di un sistema che non ha più nulla di umano, che non considera le difficoltà e le sofferenze di ognuno di noi: madri, padri, anziani, disoccupati, lavoratori, single, famiglie. Noi, i cittadini. Perché allora non essere anche noi a cambiarlo?
Ken Loach si conferma un grande regista, capace ancora una volta di toccare con mano (pesante) i punti sensibili della nostra società. Con il film Io, Daniel Blake, è la storia della disoccupazione oggi che si impone, ma anche quella delle inutili fredde complicazioni burocratiche edi un sistema sociale incapace di dare aiuto dove serve, cioè a un cinquantenne improvvisamente senza lavoro, dopo una vita di impegno, a una giovane madre single senza lavoro né casa, a tanti invisibili che ogni giorno incrociamo per strada.