di Cristina Zanini

Sono stata in Ruanda due settimane lo scorso mese di giugno, con mio marito. Abbiamo accompagnato i collaboratori FOSIT nella visita di una quindicina di progetti di cooperazione e sviluppo sostenuti da ONG ticinesi, e anche dal centesimo di solidarietà delle AIL (istituito grazie ad una mozione del 2008 di Raoul Ghisletta). Il viaggio ci ha dato molti spunti di riflessione. Non sono una che ama scrivere romanzi, però ho tenuto un piccolo diario di viaggio e ho fatto molte fotografie. Ho allora pensato di farne un piccolo racconto a episodi…

BERTHE, FLORENCE, CONSTANCE, HILLARY, CATHERINE, GABRIELLA, MARIANNE, MICHELA, ALESSANDRA, MONICA

In Ruanda abbiamo visitato i villaggi camminando assieme alla gente del posto. Abbiamo avuto modo di vedere case, piccole attività artigianali, scuole, centri salute, campi. Spesso attorniati da uno stuolo di bambini e curiosi. Abbiamo partecipato a delle riunioni di villaggio, accolti con danze, canzoni, e tanti ringraziamenti. Donne e uomini vestiti in colori sgargianti con molti bambini hanno ascoltato diligentemente tutti i discorsi e i saluti che abbiamo portato. Sono stati momenti di forte emozione.

ruanda8

Al rientro da una di queste riunioni abbiamo fatto amicizia con Berthe, una signora dal portamento fiero, con una bella acconciatura di treccine. In un francese un po’ stentato ci ha raccontato che era stata da una parrucchiera nella vicina cittadina di Butare, e ci ha poi accompagnato nel nostro cammino di rientro. Giunti davanti a casa sua ci ha mostrato gli interni: due locali semplici con alcuni mobili. In genere tutte le case sono così, senza letti o tavoli, con una cucina e latrina all’esterno. Il tutto comunque sempre pulito e ordinato. Berthe ci ha presentato orgogliosa i suoi bambini e ci ha tenuto a specificare bene che ne ha “solo” tre perché vuole dare loro un futuro migliore e sostenerli meglio nella formazione. Vista la povertà del contesto, mi ha colpito molto sentire queste parole.

In Ruanda infatti vi è una natalità media di ca. 4.3 figli per donna, e ci sono oggi ca. 12 milioni di abitanti su un territorio pari a un terzo della Svizzera. Come altri paesi africani, vi è un aumento demografico vertiginoso del 2.5% all’anno. Quello della pianificazione famigliare e della condizione femminile è quindi un tema importante che è indispensabile affrontare. Meno figli e più istruzione possono essere la chiave di volta per migliorare le condizioni di questi paesi ed evitare migrazioni. Abbiamo incontrato molte altre donne, spesso vedove dal genocidio, veri motori di cooperative e comunità locali, che stanno facendo molto per migliorare le proprie condizioni. Anche se hanno competenze limitate, sono intraprendenti e hanno idee chiare. E anche le diverse ONG sono spesso guidate da donne.

Sono sempre più convinta che Marx e Montalcini hanno ragione, quando dicono:

Il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare alla donna l’accesso all’istruzione e alla leadership (Rita Levi Montalcini)

Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale delle donne (Karl Marx)

D’altronde, se ci guardiamo indietro, cento anni fa le nostre donne non vivevano molto diversamente e abbiamo fatto un lungo cammino. E come da noi nel secolo scorso, oggi in Africa mancano molti investimenti per l’approvvigionamento d’acqua e per la salute.