Diario di viaggio 10 maggio 2018

A Zurigo per visitare la cooperativa Kalkbreite con il PS Massagno (info sulla giornata)

Partenza da Lugano alle 8 con il treno, siamo una dozzina di persone interessate. Marco Mona ci accoglie in stazione a Zurigo. Il tempo è purtroppo piovoso e decisamente fresco.

 

Bahnhof – Schanzengraben – Aussensihl
Ci trasferiamo a piedi nel quartiere Aussersihl, il più vecchio quartiere operaio di Zurigo. Facciamo una bella passeggiata nel verde lungo la passerella a filo d’acqua dello Schanzengraben, che costeggia a zig zag i resti dei vecchi bastioni medievali della città di Zurigo (Graben in tedesco significa fossato).

Superato il ponte sulla Sihl percorriamo la Badenerstrasse e arriviamo al grande stabile della Cooperativa Kalkbreite.


Kalkbreite
Ci accoglie Caterina, figlia di Marco, che vive qui con la famiglia.
Caterina e la sua bimba Ella ci illustrano la vita comunitaria di questo grande complesso dove vi sono ca. 90 appartamenti, numerosi spazi lavorativi, negozi e anche il cinema Houdini.
La Cooperativa Kalkbreite è stata costituita una decina di anni fa e ha realizzato l’edificio su un terreno concesso in diritto di superficie dalla città. Il processo partecipativo fra soci è iniziato già al momento della progettazione. L’architettura è spartana, i materiali scelti (legno e calcestruzzo in vista) sono solidi, i dettagli semplici e senza fronzoli.

Visitiamo gli spazi comuni, compresa la lavanderia condivisa (da noi inimmaginabile), la biblioteca e diversi atelier. Abbiamo anche la possibilità di vedere alcuni spazi abitativi, e locali multifunzionali gestiti da comitati interni che vi promuovono diverse attività. Il parco giochi presente all’interno della corte centrale è verde e protetto dal rumore delle vie di traffico esterne all’enorme edificio. La particolarità della cooperativa è data dal fatto che è stata costruita sopra un deposito di tram e che le persone che vivono qui non hanno l’automobile. Il garage delle bici è enorme e ben organizzato.

Le unità abitative sono raggruppate attorno a diversi corpi scala caratterizzati da colori differenti ed i corridoi di ogni piano permettono di percorrere tutto l’edificio anche in orizzontale. Gli appartamenti hanno tagli diversi e sono conformati per avere condivisione fra inquilini: le porte d’entrata degli appartamenti hanno la finestra.

Ognuno ha anche un proprio spazio per fare l’orto sul tetto: da qui si gode un panorama a 360 gradi sulla città di Zurigo, sulla corona di boschi e colline e sugli edifici circostanti più e meno recenti.

 

Storia delle cooperative zurighesi
Marco approfitta di questo luogo per raccontare la storia delle cooperative di abitazione zurighesi risalenti in gran parte a cento anni fa quando la città aveva iniziato ad affrontare la penuria di alloggi attraverso una risposta “comunitaria”.

Già allora Zurigo era governata in maggioranza dal partito socialista, come oggi, e sono cento anni che la città incentiva questo tipo di proprietà che mette in equilibrio esigenze individuali e interesse pubblico. Come dice l’associazione svizzera delle cooperative Cassi, con una cooperativa si può “fare di più, per vivere meglio, spendendo di meno”
Negli ultimi trent’anni la città ha ulteriormente dato impulso a questo modo di abitare e alle cooperative storiche molto radicate si sono aggiunte nuove realtà come Wogeno, PWG, Kalkbreite, ecc. .

Ristorante cooperativo
Ci spostiamo allo storico ritrovo dell’emigrazione italiana (e ticinese) ristorante Cooperativo, che dopo alcuni traslochi, ora si trova in Jakobstrasse 6. Le sale sono decorate come sempre con quadri di Mario Comesoli, ma qui manca una sala riunioni.

Il ristorante odierno è molto diverso rispetto all’ubicazione storica precedente, dove il PS locale si riuniva nelle occasioni importanti, un po’ come noi facciamo alla Casa del Popolo a Bellinzona.
Ci incuriosisce la foto della signora che fa bella mostra alla destra del ritratto di Marx. Si tratta della femminista e pacifista russa Angelika Balabanoff. Tiziana Mona ci racconta la sua storia legata anche al Castello di Brusata a Novazzano, che si può leggere nel “PS.ch viola” del mese di dicembre 2017 dedicato alle donne.

Emigrazione italiana e ticinese
Dopo il pranzo, Tindaro Gatani, appassionato di storia e geografia, ci fa un breve esposto sull’emigrazione operaia italiana a Zurigo, iniziata con il grande sviluppo edilizio della città a partire dal 1850. Arrivarono molti lavoratori dal Ticino e dall’Italia del Nord, esperti scalpellini e muratori, che vivevano in condizioni disagevoli. L’aiuto reciproco viene organizzato con società di mutuo soccorso e dalla missione cattolica. Da queste organizzazioni, la Svizzera prenderà ispirazione per le assicurazioni sociali che arriveranno molto più tardi.

La comunità italofona comprendeva anche i ticinesi, i quali erano discriminati come gli italiani e trattati come oggi vengono trattati i migranti in Italia. Il forte razzismo degli indigeni sfocia nella rivolta nel 1896 (Italiener Krawall) con danneggiamenti importanti ma fortunatamente senza vittime. A partire da quel periodo si rafforza il movimento socialista e l’organizzazione operaia.

La breve conferenza si allunga un po’ con divagazioni sull’ing. trentino Luigi Negrelli, chiamato dalla città per costruire il primo ponte in pietra Münsterbrücke, e realizzatore di diverse opere ferroviarie in Svizzera. La città di Zurigo ha recentemente deciso di dedicargli una passerella (non ancora costruita) che dovrebbe congiungere il Kreis 4 con il Kreis 5, superando la ferrovia.

Museo nazionale
Piove a dirotto e con il tram ci trasferiamo al Museo nazionale, dove abbiamo visitato in grande velocità il nuovo allestimento dedicato alla storia svizzera.

Come da programma rientriamo nel tardo pomeriggio a Lugano, senza avere dimenticato di acquistare i “Luxenburgeli” di Sprüngli. Bella giornata! Grazie a Marco Gianini e Marco Mona per l’organizzazione.

Cristina Zanini Barzaghi

 

Allegati

  1. Wohnen PWG zurigo
  2. Documentazione fotografica commentata (testo e foto di Cristina Zanini Barzaghi, diaporama di Marco Gianini)

 

Come funziona Kalkbreite

Ne approfitto per chiedere anche dettagli sulla gestione e sul tipo di abitanti.
La cooperativa è formata principalmente da persone benestanti, ma viene favorita la mescolanza sociale. All’interno della cooperativa vi è una pensione che offre alloggio alberghiero a prezzi bassi (40.- – 50.- fr. per notte) aperto a tutti e anche agli ospiti degli inquilini.
Una parte della casa ha appartamenti meno attrezzati e una sala pranzo al piano terreno con servizio ristorazione.
Alcuni appartamenti sono gestiti da una fondazione che si occupa di rifugiati, altri gestiti dalla città per le persone in difficoltà (disagio, assistenza). Ci sono pochi studenti e anziani. Vi sono poche persone di reddito modesto: forse ambiscono ad avere più spazi individuali (tipo casetta) che si ritrovano ad esempio in altre cooperative più classiche.

In caso di cambiamenti famigliari, la cooperativa si accorda per riallocare gli spazi. L’accesso non è aperto a tutti: per mettersi in lista si pagano 1000.- fr. e come quota d’investimento si deve pagare come quota 30’000.- fr. di mezzi propri, che vengono restituiti al momento della partenza. Gli affitti sono bassi rispetto al mercato generale: a titolo d’esempio Caterina paga 2500.- fr al mese per un appartamento di più di 100 mq, 1000.- fr. al mese meno di quanto è la regola in città, ma un po’ di più di quanto è possibile trovare in altre cooperative più vecchie con edifici più vetusti e con meno confort. La cooperativa dà lavoro a ca. 20 persone, anche se molti lavori vengono gestiti in modo comunitario.

L’impressione generale è che chi abita qui fa una scelta di vita e accetta la necessaria disciplina di questa cooperativa per gli indiscutibili vantaggi sociali, economici e anche ambientali che ciò comporta. Il tutto mi ricorda un po’ i kibbuz israeliani.
Vivere in centro a Zurigo in queste condizioni è veramente un privilegio.