Ecco l’intervento al Congresso PS di Chiara Orelli Vassere, per la designazione delle candidature al Consiglio nazionale e al Consiglio degli Stati. La foto di Kali e Chiara è stata scattata da Alfonso Zirpoli.
È una grande emozione per me affrontare dopo otto anni, se lo vorrete, una nuova sfida elettorale. Quando ho accettato la proposta di candidatura, ho pensato che essa poteva avere un senso se legata in primo luogo all’attività che svolgo con il Soccorso operaio svizzero. Una associazione di militanza attiva, fondata nell’ambito funesto della seconda guerra mondiale da coraggiose e generose donne socialiste. È con grande orgoglio che tengo forte quel filo rosso che unisce le donne di allora e me. Oggi sono chiamata a portare il testimone di quella lotta e di quell’impegno e ho il difficile ma entusiasmante compito di onorare entrambi attraverso la fedeltà ai principi di quelle pioniere della solidarietà, in una contemporaneità ancora gravata da nubi oscure all’orizzonte. È compito di tutti noi fare sì che la storia non si ripeta, che quel mondo frantumato e ferito sia oggi un mondo dei popoli e dei diritti, ed essere dunque vigili e insieme combattivi.
Il SOS ha come pietra angolare del suo impegno con i migranti e i disoccupati la costruzione di nuove prospettive di vita attraverso il lavoro e l’integrazione. Soccorso operaio svizzero. Già il nome porta l’idea di una patria, la Svizzera, fatta di inclusione e di aiuto: di soccorso a chi ha meno in diritti, opportunità, risorse, e di rispetto delle minoranze, dell’eguaglianza tra generi, provenienze, culture. Soccorso, ancora, aiuta anche a ricordare un ulteriore principio essenziale della nostra azione politica: il porsi non al di sopra, semmai al di sotto (sub currere, come ci dice l’etimologia) di chi ha bisogno di aiuto.
Sostenere, non prevaricare. Nessun senso di superiorità, nessun paternalismo: ma un rispetto integrale della pari dignità nella diversità per chiunque.
Se procedo per associazione di pensiero a quanto ho detto sul Soccorso operaio svizzero, e se parto dall’ultima parola, svizzero, questa mi rimanda a un’altra combinazione di tre parole, presente nel nostro Salmo nazionale: libertà, concordia, amore.
Concordia è una parola importante, soprattutto per noi Svizzeri: rinvia alla concordanza, un principio chiave del nostro sistema politico. Il Partito socialista è indispensabile all’equilibrio del Paese, lo è da cent’anni. Devono essere sempre di più le donne e gli uomini socialisti a rappresentare nelle istituzioni federali i bisogni e le richieste di chi non ha voce né ascolto presso le forze borghesi, sempre più determinate a rompere quell’equilibrio, a spostare verso l’iniquità l’asse sociale e quello della convivenza tra minoranze e maggioranze.
Concordia richiama a sua volta la fraternità della tripartizione iconica della Rivoluzione. Libertà, uguaglianza fraternità. La fraternità può diventare un valore fondante in un contesto globale di grandi squilibri economici e sociali, di violazioni dei diritti umani, di sfruttamento dell’ambiente. Le destre tentano di farci credere che una società democratica possa progredire tenendo tra loro disgiunti il codice dell’efficienza e il codice della solidarietà. Non è così, ed è questa dicotomia ad avere impoverito e reso chiuse e inospitali le nostre società.
È contro la ferocia nei rapporti e nelle relazioni, contro l’ostilità diffusa che noi socialisti lottiamo contrapponendo formazione, cultura, tutela dell’ambiente e dei luoghi del vissuto, cura della salute e dei legami sociali.
E arrivo dunque all’ultima serie, che enuclea dalle tre virtù teologali la bellissima parola speranza. Come dimenticare che l’insieme delle dottrine economiche, politiche, sociali a cui ancora oggi facciamo riferimento, la nostra radice comune, è stato definita a ragione una “scienza della speranza”? La sinistra può ancora recuperare e rappresentare il vasto mondo di desideri, di “sogni diurni”, di speranze in una vita migliore che non hanno trovato adeguato riconoscimento, indicando possibilità future. Ne sono convinta.
Speranza è una parola che ha due bellissimi figli, come diceva sant’Agostino, santo africano su suolo europeo: “lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno, per la realtà delle cose, il coraggio, per cambiarle”. Facciamo dello sdegno e del coraggio il motore della nostra battaglia per portare a Berna tre socialiste ticinesi, una donna straordinaria agli Stati, due donne, se possibile, al Consiglio nazionale!
Ecco allora, se la speranza è madre, una fotografia che per me racchiude oltre agli affetti privati la dimensione simbolica della speranza, della concordia e della fraternità che io voglio per la Svizzera di domani, per la Svizzera dei nostri figli. Una Svizzera in cui ci si guarda da pari a pari, tra svizzeri di origine e svizzeri per scelta; dove le generazioni più anziane consegnano un futuro di speranza e di crescita rispettosa e sostenibile alle generazioni che verranno; una Svizzera che sorride, che si apre al mondo, alla vita.