Un contributo dell’economista Martino Rossi apparso sul Corriere del Ticino del 21 agosto 2019.

Per l’aeroporto di Agno il giorno del giudizio è arrivato. Ora lo ammette, con grande ritardo e qualche ambiguità, anche il presidente di LASA e sindaco di Lugano. Qualche irriducibile invocherà però gli effetti diretti, indiretti e indotti delle attività aeroportuali sull’impiego e il valore aggiunto (VA) per ottenere nuovi milioni dei contribuenti da destinare all’accanimento terapeutico. Ma di cosa si parla quando si invoca il mitico “indotto” di un’attività economica per giustificarne il finanziamento pubblico?

J. M. Keynes, nel 1936 (crisi e disoccupazione drammatiche), lo aveva illustrato con una celebre metafora. Diceva, in sintesi, che se il governo sotterrasse in miniere abbandonate vecchie bottiglie piene di banconote e permettesse a imprese private di scavare e recuperarle, questo riassorbirebbe la disoccupazione e, tenuto conto della spesa dei nuovi salari versati, il reddito complessivo della nazione si eleverebbe.

In altre parole, anche la più inutile delle attività retribuite può avere un impatto positivo in situazione di recessione e forte disoccupazione. Non è il caso oggi né in Svizzera, né in Ticino. Un’attività economica non dovrebbe dunque essere giudicata principalmente per il suo impatto sull’occupazione e sui redditi, ma per la sua utilità. In ambito pubblico, dove le spese richieste superano sovente le risorse disponibili, si dovrebbero scegliere quelle che procurano i maggiori benefici economici, sociali e ambientali. Gli economisti chiamano “costo di opportunità” il maggior beneficio di un investimento alternativo al quale si rinuncia rispetto a quello prospettato. Nel caso dell’aeroporto ci si dovrebbe quindi chiedere se non sia più efficiente destinare i molti milioni previsti per tenerlo in vita alla formazione, ricerca, mobilità terrestre, riduzione delle emissioni a effetto serra, contenimento dei costi della salute, sostegno ai bassi redditi, sicurezza, alloggio accessibile, città più verde e attraente.

Lo studio di San Gallo sull’aeroporto riporta una stima degli impieghi e VA delle imprese dentro l’aeroporto, di quelli generati dalle ordinazioni di quelle imprese ad altre fuori dell’aeroporto, di quelli generati dalla spesa dei redditi conseguiti nelle attività direttamente o indirettamente legate all’aeroporto. Ci si può interrogare sulla credibilità dei risultati confrontandoli con quelli per l’aeroporto di Zurigo: ogni franco di VA prodotto dalle imprese dentro l’aeroporto di Agno ne genererebbe 2.55 supplementari (in tutta la Svizzera, non solo in Ticino); per l’aeroporto di Zurigo solo 1.63; ogni occupato dentro l’aeroporto di Agno ne genererebbe 2.14 supplementari (Zurigo: 2.11). Uno studio analogo per l’aeroporto di Ginevra misura l’effetto moltiplicatore del VA e dell’impiego aeroportuali sul solo territorio cantonale e non sulla Svizzera intera. L’effetto moltiplicatore è decisamente inferiore, perché una parte delle forniture alle imprese aeroportuali è effettuata da imprese di altri cantoni e dell’estero e una parte della spesa dei redditi guadagnati è pure effettuata altrove.

Ad Agno, dopo il fallimento di Darwin, i posti di lavoro (equivalenti tempo pieno) sono circa 250. Se il moltiplicatore regionale fosse analogo a quello di Ginevra, i posti supplementari generati in Ticino dalle attività aeroportuali sarebbero circa 300. Nel nostro cantone, dove l’eccedenza di posti rispetto ai lavoratori residenti è di almeno 50’000 unità, l’eventuale dismissione dell’aeroporto può essere accompagnata con successo da un impegno forte per il ricollocamento del personale. A questo, al pagamento dei creditori e alla pianificazione della nuova destinazione dei 37 ettari del sedime aeroportuale andrebbe destinato il credito che Città e Cantone dovrebbero stanziare, una volta verificato se la fattibilità dell’aeroporto per la sola “aviazione generale” e a carico di investitori privati non è che un sogno di mezza estate. È inaudito che LASA e Municipio si facciano “sorprendere” dal tracollo dell’aeroporto, annunciato da mille segnali, senza essere pronti né all’alternativa ipotetica dell’aeroporto senza voli di linea, né a quella della sua dismissione ordinata. Governare è prevedere? Non sulle rive del Ceresio…