In questa intervista curata da Guido Grilli, apparsa su LaRegione lo scorso 17 marzo, ho fatto un bilancio della lunga (troppo) legislatura politica: la decisione del Municipio di Lugano del 18 marzo non ha fatto che rafforzare le mie conclusioni.
Mobilitiamoci con tutte le nostre forze per il voto del 18 aprile! Occorre dare una risposta elettorale all’altezza della sfida, che pone la scelta tra una specie di autoritarismo populista made in Lugano e una governo cittadino rosso-verde aperto al futuro e alla società.
A Raoul Ghisletta, presidente Ps di Lugano, chiediamo dapprima un bilancio di legislatura. Cosa avete portato a casa in questi 5 anni?
«Tanta rabbia e indignazione e voglia di cambiare questa città», risponde, prima di liberare una prolungata risata. Poi prosegue serio: «Ci boicottano in tutti i modi. E solo in punto di morte ci chiedono qualche aiuto. Il bilancio è quello di una lotta continua. Chiaramente con otto presenze su 60 in Consiglio comunale si fa una politica di resistenza e volta a limitare le scellerataggini di questa maggioranza di centro-destra, populista e liberista. Che sconfina spesso nell’illegalità – lo si è visto con la vicenda delle naturalizzazioni, con le fughe di notizia sul Mattino della domenica, o come i cartelloni della Lega con il logo della Città di Lugano. O con il recente rifiuto illegale di prelevare 120 milioni di franchi di contributi di miglioria per opere di smaltimento delle acque. È una politica scriteriata. Si pensi ancora all’abbassamento di 3 punti del moltiplicatore d’imposta, quando la Città ha 900 milioni di franchi di debiti verso terzi».
Guardando avanti, quali sono i punti forti del vostro programma elettorale?
«Cercare di cambiare l’attuale maggioranza in Municipio. Possiamo scrivere tutte le migliori cose sui volantini, ma alla fine o si cambiano gli equilibri politici nell’Esecutivo e nel Consiglio comunale o non andremo distanti».
È un’ambizione plausibile quella di raddoppiare i seggi in Municipio?
«La nostra proposta di cambiamento politico a Lugano è questa, con i capilista Cristina Zanini, Nicola Schoenenberger ed Edoardo Cappelletti. Starà ai cittadini decidere. Abbiamo un programma e un’alleanza solidi. Noi naturalmente ci crediamo».
Visioni diverse all’interno del Ps sono affiorate di recente con un tema che sta tenendo banco da mesi: il Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo, segnatamente con le posizioni critiche di Martino Rossi e Alberto Leggeri. Cosa risponde?
«Abbiamo avuto un’assemblea e una votazione. Abbiamo adottato la carta della democrazia interna, mettendo ai voti due risoluzioni: in 56 hanno accolto la posizione del gruppo e della direzione del partito, che subordina a 7 condizioni l’approvazione del Polo sportivo, pena l’astensione o la bocciatura del credito in Consiglio comunale il 29 marzo; 16 hanno votato la proposta di bocciatura avanzata da Martino Rossi e 3 si sono astenuti. A me pare una maggioranza confortevole».
Quella del Polo sportivo – è stato obiettato da qualcuno – non pare in ogni caso un tema sociale.
«Non lo credo affatto. È uno snob chi dice una cosa del genere. Prima di tutto ci sono 3 mila giovani che beneficiano del palazzetto dello sport e dei campi di calcio e questa è una tematica sociale. E lo sport seguito da migliaia di appassionati è pure un valore. Infine c’è l’effetto keynesiano di un investimento da 160 milioni di franchi, che crea lavoro per operai e artigiani in un momento di crisi.».
Altre forze di sinistra sono in corsa il 18 aprile: l’Mps e la Sinistra Alternativa (Forum Alternativo e Partito operaio popolare).
«Il nostro progetto è l’unione con i Verdi e il Pc per conquistare il secondo seggio in Municipio. Mi spiace, avremmo voluto che lo condividessero con noi. Dei contatti c’erano stati, ma il risultato è questo».
Cambiamo tema: lo sgombero degli autogestiti dall’ex Macello. Qual è la vostra posizione?
«Occorre un mediatore per uscire dallo scontro. Ho allestito anche un rapporto per la Commissione sanità e sicurezza sociale che chiede un mediatore cantonale. Vediamo se in Parlamento avremo i numeri».
Tornando a Lugano, in Municipio prevale una maggioranza di 4 a 3: tre Lega e 1 Plr sono per lo sgombero; 1 Ps e 1 Ppd e 1 Plr contrari.
«Una maggioranza risicata… Lo sgombero sarebbe un errore solenne. Credo che occorra di ragionare con la razionalità e non con la pancia. Molte esperienze di autogestione in città svizzere funzionano: noi vogliamo una città rosso-verde che permetta l’esistenza di spazi culturali e sociali per tutti».