di Daniela Piergallini, mamma e architetta

Lugano è una città fortunata, per posizione e territorio circostante: il rapporto con il lago e l’esposizione a sud le regalano un panorama di grande respiro e le alture alle spalle offrono la possibilità di raggiungere facilmente i boschi. Tuttavia, i rilievi hanno condizionato lo sviluppo edilizio, che è stato molto forte e molto veloce, favorendo un uso intensivo delle aree in pianura con la costruzione di grandi blocchi di edilizia residenziale. Il contraltare è la presenza di molte aree a verde pubblico, ben progettate, attrezzate per il gioco e tenute con cura. Ma queste non equivalgono alla possibilità di avere un’abitazione con giardino o a degli spazi verdi semiprivati da poter gestire e sentire propri, ad esempio coltivando un piccolo orto domestico.

L’offerta prevalente di appartamenti di tre locali e mezzo “alto standing”, con “rifiniture di pregio”, chiaramente è studiata più sulle dinamiche dell’investitore che sulle reali esigenze delle famiglie.

Una delle sfide della Lugano futura dovrebbe quindi essere quella di garantire alle famiglie che scelgono la vita in città la possibilità di accedere ad un’edilizia residenziale progettata meglio da questo punto di vista, e più sostenibile da un punto di vista economico. Buone pratiche si conoscono già: progettazione partecipata, orti condivisi, autocostruzione, co-housing, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e di far sentire propria la città. Un bell’esempio mi sembra quello degli orti condivisi di Chiasso!

Per quanto riguarda il centro città, parto da un episodio familiare: nel fascicolo che mia figlia ha costruito con maestra e compagni su Lugano ho letto che Piazza Riforma è “il salotto della città”. Questa definizione è terribilmente giusta: il “salotto” tradizionalmente era la stanza di rappresentanza per accogliere gli ospiti, e il centro di Lugano “ospita” moltissime persone che ci lavorano o vi si recano a fare spese o si siedono a uno degli eleganti caffè e poi se ne vanno. L’espressione salotto andrebbe sostituita nella progettazione dell’immediato futuro con la parola “cuore”: servono tutte le strategie necessarie per fare in modo che gli abitanti e i bambini in particolare non si sentano ospiti, ma possano vivere e sentire proprio lo spazio pubblico. Per esempio credo che vada potenziata la presenza di enti e associazioni che offrono quotidianamente attività per i bambini, investirei su qualità ed estensione dei mercati settimanali, occasioni non solo di acquisto, ma anche di incontro (come a Bellinzona, Berna, Soletta).