LA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO VITTIMA DELL’INCOMPRESIONE FRA TECNICI E POLITICA

È difficile trovare un tema più interdisciplinare con la capacità di influenzare molti aspetti della nostra vita come la pianificazione del territorio. Eppure questo tema rimane quasi esclusivamente una discussione fra pochi addetti ai lavori, come l’opera lirica, un tema per tecnici e appassionati che non suscita interesse nella popolazione nonostante la sua importanza.

Le difficoltà della Città di Lugano nella pianificazione sono comuni nel nostro cantone. Dall’ospedale regionale della Saleggina a Bellinzona, alle nuove officine FFS di Castione fino alla drammatica bocciatura della nuova stazione di Minusio per mano degli stessi comuni del Locarnese che avrebbero beneficiato dell’opera.

Le insidie tecniche e politiche sono numerose. Questo perché la pianificazione è un processo lungo che coinvolge due logiche opposte che operano con metodi e su principi diversi. I tecnici lavorano duramente e sviluppano dei progetti notevoli ma risultano astratti alla maggior parte delle persone e non tengono conto dell’accettabilità politica e popolare che in fin dei conti si rivela decisiva.

In Città si va avanti con i piani regolatori estremamente eterogeni e datati risalenti agli ex comuni. Il Municipio propone quando necessario delle modifiche locali dei piani regolatori confacenti ai singoli progetti. Se la pianificazione fatica a tenere il passo, la visione strategica del Municipio sulla città del futuro rimane in gran parte quello proposto dall’allora sindaco Giorgio Giudici incentrata sui poli: culturale (LAC), sportivo (PSE e Palazzetto) e congressuale (ancora da definire). È nell’interesse di Lugano e della regione rimanere agganciati alle prime 10 città svizzere grazie certo ad AlpTransit e attraverso infrastrutture di valenza regionale che ogni città di un certo livello deve avere.

Da notare anche la svolta digital dell’attuale sindaco attraverso le cripto e le blockchain, discutibile quanto si vuole ma che indubbiamente ha suscitato dibattito e curiosità nella nostra città. A contrario della visione strategica della sinistra basata sullo sviluppo della medicina di “alto livello” e l’educazione terziaria. Una proposta troppo scolastica che pone aspettative irrealistiche in finanziamenti statali proprio in un momento storico in cui l’ente pubblico indebolito propone proprio risparmi nella sanità e nell’istruzione.

I principi che la sinistra porta avanti a Lugano nella pianificazione sono orientati alla qualità di vita, all’accesso agli spazi e all’adattamento al cambiamento climatico. La lotta alle isole di calore per evitare che in estate la nostra città diventi un forno e alla mobilità sostenibile. Principi che si dimostrano mai come oggi così importanti. Sosteniamo alloggi a prezzi accessibili per i luganesi e i residenti, la creazione di luoghi di socializzazione piacevoli e di qualità per favorire i legami sociali nelle comunità ed evitare la segregazione sociale e il disagio che la concentrazione delle fasce più sfavorite della popolazione porterebbe. Non possiamo infatti dimenticarci che i conflitti e le discriminazioni della nostra società trovano rappresentazione anche come il territorio viene gestito favorendo gli insediamenti e servizi per i privilegiati e dimenticandosi dei ceti popolari.

L’idea di pianificazione che è emersa nello studio vincitore per il master Plan della città è sicuramente interessante e meritevole. Le costellazioni permettono di raggruppare e dare un senso ai nuclei valorizzandoli e sviluppando attività locali evitando di concentrare tutto in centro città e nella nuova centralità che si verrà a creare a Cornaredo. Sicuramente mettere mano alla pianificazione dopo anni di lassismo non è facile e bisogna essere pronti a confrontarsi con interessi specifici e i privilegi consolidati di chi ha ottenuto e mantiene ancora oggi vantaggi economici e politici dall’occupazione attuale del territorio.

Il Municipio sa bene che questo tema è spinoso e sicuramente ha ricevuto tutti gli “Achtung” del caso dai portatori di interessi e dai capini locali. Il Municipio sa bene che il masterplan e i nuovi piani regolatori sono una sfida ciclopica e sa che se vuole avere una qualche chance di arrivare a qualcosa dovrà avere un enorme appoggio politico da parte dei partiti, dalla politica e in ultima istanza dalla popolazione.

Se pensiamo che ogni modifica locale di piano regolatore comporta vagonate di ricorsi e che per le zone 30 è stato indetto un referendum in nome della libertà e del diritto inalienabile all’automobile, immaginiamo cosa potrebbe succedere se il masterplan e le modifiche dei PR venissero portati avanti senza a una forte maggioranza. Si rischierebbero decenni di ricorsi tanto da meritarsi un Palazzo di Giustizia apposta. Oltre al rischio di sollecitare decisioni popolari che andando a toccare temi sensibili rischiano di affossare per sempre prima che nasca qualsiasi volontà di progresso sociale e di pianificazione sostenibile. Per questo motivo sarà importante partecipare massicciamente alla votazione comunale di fine settembre e sostenere le zone 30 nei quartieri di Lugano!

È improbabile che il Municipio tardi ancora a lungo ad affrontare il tema. Il progetto che entrerà sui banchi del Consiglio comunale è chiaro, quello che ne emergerà dal processo politico è imponderabile. Il nostro gruppo farà tutto il possibile con il suo lavoro di mediazione politica per salvaguardare le componenti importanti proposte dai tecnici.

Detto ciò, viene da chiedersi se tutto questo mastodontico processo di pianificazione, così come ponderato dalle leggi, in un contesto come quello del Canton Ticino, valga veramente la pena di essere portato avanti in questi termini o se lo spreco enorme di tempo e risorse per poi arrivare al nulla di fatto non richiedano il coraggio di una riflessione di fondo alla ricerca di alternative. L’approccio top-down di una pianificazione calata dall’alto dimostra oggi più che mai i suoi limiti e c’è da chiedersi se un approccio dal basso coinvolgendo le comunità, i quartieri e anche i singoli condomini attivi possa far emergere i bisogni reali del territorio. Un coinvolgimento popolare e quindi democratico che in qualche modo porterebbero a un bilanciamento all’approccio tecnico e limerebbe le possibilità di conflitto con la politica.

Carlo Zoppi, Consigliere comunale Lugano