INTERROGAZIONE – Rivalorizzazione dei beni amministrativi e patrimoniali affittati o concessi a persone fisiche e morali che esercitano attività commerciale.
C’è margine per far rendere i beni pubblici o almeno incassare il giusto da chi li utilizza a scopo di lucro?
Negli ultimi anni, a fronte di una situazione economica sempre dipinta come catastrofica, il Municipio e questo Consiglio Comunale hanno giustamente chiesto all’amministrazione di effettuare un esercizio di “efficentizzazione” delle spese ed hanno poi chiesto ed approvato, forse in modo meno appropriato, la riduzione dei contributi a società sportive amatoriali, associazioni religiose, culturali, alla scuola ecc.
Sempre gridando al lupo si propone di vendere a privati i beni pubblici e si rinuncia a compiti che dovrebbero essere il vero core business di una comunità, quale dovrebbe essere un Comune.
Non risulta però da nessuna parte lo sforzo fatto, se è stato fatto, per conoscere l’insieme dei beni pubblici messi a disposizione di aziende o privati che le utilizzano per scopo di lucro e per valutare l’adeguatezza delle condizioni di messa a disposizione, la regolarità di contratti e concessioni, il possibile margine di redditività di questi beni e del patrimonio pubblico. Ritroviamo spezzettati qua e là messaggi e cifre, ma non esiste un quadro generale che potrebbe essere utile a capire ed a valutare se quanto viene fatto sia corretto o non necessiti un adeguamento.
Va bene chiedere sacrifici a cittadini ed alla società civile, va bene aiutare le imprese locali … e non, ma per correttezza nei confronti di tutti i contribuenti ed equità per i commerci concorrenti riteniamo sarebbe utile effettuare un ‘analisi a 360 gradi tra tutti i dicasteri, di quanto viene concesso e messo a disposizione di alcuni, delle condizioni di questa messa a disposizione e dei motivi che giustificano affitti ridotti o tasse di concessione irrisorie e non eque. Sarebbe poi utile capire se questo non crea una situazione di concorrenza scorretta.
Vi è poi l’aspetto legato all’occupazione di spazi comuni, che a volte risulta invadente e esagerata.
Per questi motivi ci permettiamo di porre le seguenti domande.