INTERVENTO NINA PUSTERLA SUL PF 2026-33 – CC 22.06.2026

Raramente in questa sala ci dedichiamo a discutere, ascoltandoci poi anche veramente, su questioni di fondo, di per sé slegate da un oggetto preciso. La normalità è infatti quella di posizionarsi rispetto ad una proposta municipale, piccola o grande, sul corto o lungo termine ma sempre legata a un evento preciso: che sia la costruzione di una scuola, il potenziamento di un servizio per la cittadinanza, la concessione di uno spazio ad un’associazione culturale. Il fatto che di scuole al Municipio non venga più in mente di costruirne, che i servizi vengano regolarmente tagliati, che alle associazioni culturali proprio non si pensi è probabilmente solo un mio cortocircuito neuronale.

Questa sera, invece, finalmente siamo invitati a discutere, benché non a votare e quindi senza poter fornire un concreto avallo o critica, della progettualità che il Municipio immagina per la Lugano del vicino futuro. Ciò significa che in teoria questa sarebbe l’occasione di discutere della Lugano che stiamo costruendo, senza le ambiguità egoistiche dettate dal “non so cosa accadrà domani, non ci sarò”: un Piano Finanziario che guarda agli otto anni che da qui portano al 2033 è forzatamente un piano progettuale sul corto termine, che però ha la possibiità di lavorare in maniera concreta sulle necessità di oggi, delineando una rotta chiara e sostenibile per tutta la cittadinanza. Perché di questo deve occuparsi una Città, no? Della sua cittadinanza. Di quella massa di tante persone che a Lugano vivono e lavorano quotidianamente.

E invece, guarda un po’, a Lugano di pensare alla rotta sostenibile per tutta la cittadinanza non viene neanche in mente. E in fondo già l’analisi dei Conti Consuntivi 2025 della Città di cui ci occuperemo più avanti parlano chiaro, ragion per cui le osservazioni che avanzerò ora varranno anche per quel messaggio.

Quello che infatti ci viene proposto, con questo Piano Finanziario, è una infilata di cifre, di calcoli, di giustificazioni contabili, dove però mancano le parole: mancano quelle  che descrivono e definiscono problemi e necessità della Cittadinanza, che spieghino i perché delle scelte valoriali dell’Esecutivo, che deliniino in maniera chiara quali sono le sue priorità politiche e come le abbia scelte. Lo si dice da sinistra a destra, benché con intenti e attese diverse: non basta saper fare i calcoli, bisogna anche sapere per chi e perché li si fa.

Al nostro gruppo, credo non serva troppa fantasia per capirlo e chi ha letto il rapporto di minoranza sottoscritto nella Commissione della Gestione da chi vi parla e dai colleghi Altin e Baratti può facilmente immaginare il seguito del mio discorso, dicevo, al nostro gruppo non può piacere per nulla un Piano Finanziario incapace di uscire dalla falsa narrazione che equipara l’ente pubblico al cosiddetto “padre di famiglia”. Che poi, lo sa il Municipio quante mamme a papà di famiglie monoparentali abitano a Lugano, come ovunque? Con quali fatiche organizzative, prima ancora che finanziarie, sono confrontate? Che si cominci, una buona volta, a uscire dagli slogan paternalistici e stereotipati e si guardi in faccia la realtà, che di formiche egoiste e incapaci di guardare al bene altrui ne abbiamo già tante, onorevole Chiesa, sono le cicale altruiste e dagli sguardi aperti che mancano…

Non ci può piacere un Piano Finanziario che dichiara di non voler tornare, per altri otto anni, sulla decisione relativa al moltiplicatore d’imposta, cioè di non voler considerare, al pari della altre grandi città svizzere, lo strumento più equo e sociale a disposizione dell’ente pubblico per poter garantire i suoi giusti servizi per la cittadinanza.

Non ci può piacere un PF dove i servizi per la cittadinanza, cioè le scuole, la raccolta rifiuti, le piscine, i campi sportivi, gli aiuti sociali, i programmi giovanili, le case anziani, i musei, gli sportelli per la cittadinanza, tutti quei servizi cioè di cui quotidianamente usufruiamo, sono definiti come delle spese che si possono tagliare senza troppo pensare e oltrettutto dichiarando che non c’è stata una diminuzione qualitativa o quantitativa.

Non ci può piacere un PF che salta direttamente alla conclusione di volere e potere vendere i suoi beni immobiliari, senza considerare altre possibilità quali diritti di supericie, affitti, altri usi in proprio: Lugano da anni ripete che “non ci sono spazi”, non per la cultura indipendente, non per realtà giovanili, non per aggregazioni alternative, non per centri sociali, non per abitazioni a pigioni moderate, non per asili nido, non per cooperative d’alloggio. Però spazi da vendere, a quanto pare, ce n’è a palate.

Non ci può piacere un PF che blocca gli investimenti, e dunque la progettualità di Lugano, oltretutto senza aver chiaramente dichiarato (lo abbiamo detto, mancano le parole) chi e in base a quali criteri, indipendentemente da eventuali decisioni già espresse dal Legislativo, ha scelto quali investimenti tenere e quali no.

Non ci può piacere un PF che non considera, nella sua para-progettualità, una strategia di sostegno alle politiche sociali, giovanili ed ambientali, politiche quanto mai urgenti, e basta leggere talvolta un giornale per rendersene conto.

Non ci può piacere, un Piano Finanziario fatto così,  ma non solo a noi nove di questo gruppo in Consiglio Comunale, e forse è il caso che finalmente anche il nostro Esecutivo se ne renda conto: non può piacere almeno a tutti quegli elettori che esprimendosi democraticamente hanno ottenuto, allargando lo sguardo a tutto il fronte della sinistra allargata, quasi il 20%. Il Municipio, in quanto tale, è responsabile di tutta la cittadinanza, non solo di quella che l’ha votato personalmente: ciò significa che nelle sue riflessioni e decisioni non può ripetutamente e inopinatamente non considerare la divergenza ed il dissenso. A maggior ragione questa sera e in questo frangente, quello cioè di un Messaggio Municipale che può essere discusso ma non votato e che però riguarda, nel profondo, la progettualità e la qualità di vita di una Città intera. Un Esecutivo responsabile dovrebbe ascoltare, con serietà, le annotazioni di tutti e tenerne conto, proponendo davvero una visione strategica che sia sostenibile e giusta per tutte le cittadine ed i cittadini di Lugano. Per loro, non per altri. Perché le parole che mancano nel PF vengono però usate a braccio da chi il quel documento l’ha redatto, e quindi capita di sentire l’onorevole sindaco dire maldestramente che “dobbiamo cercare di vendere la Città, vendere il nostro benessere” alle aziende e ai grandi contribuenti. E invece, signor Sindaco, signora e signori Municipali, almeno quel 20%, ma sono certa qualcosa in più, la città non la vuole vendere, bensì costruire, e costruirla per coloro che la vivono quotidianamente, chi con tanti chi con pochi soldi, ma tutti nella loro umanità e nei loro pari diritti e doveri.