L’articolo di Martino Rossi apparso sul Corriere del Ticino del 15 ottobre 2019.

“Signùr guarda giò”: così diceva mia madre di fronte agli eventi sconcertanti della vita. Lo si può dire ascoltando certi discorsi sull’aeroporto: se togliere o no la croce svizzera dalla coda degli aerei Swiss, se “commissariare” o no l’aeroporto… È ovvio che il futuro dell’aeroporto sarà deciso dal suo proprietario (Lugano) e non dal suo amministratore (il CdA di Lugano Airport SA). È pure ovvio che il “Piano A” da 67 milioni di fr. (risanamento finanziario e rilancio con nuove linee di ipotetiche compagnie) non è più credibile. Rimangono due alternative: il “Piano B”, aeroporto per la sola aviazione generale (senza voli di linea); il “Piano C” di dismissione e di riconversione dei 37 ettari di terreno sul territorio di Bioggio, Muzzano e Agno in gran parte di proprietà di Lugano. I Piani B e C sono legati: se la transizione a una nuova LASA privata che gestisca l’aeroporto per la sola aviazione generale non interessasse gli investitori, allora resterebbe solo il Piano C.

Gli esperti di San Gallo hanno elaborato tardivamente lo scenario “Solo aviazione generale”. In sintesi: 19’000 movimenti nel 2045 (come nel 2018, inclusi i voli di linea); 15’000 passeggeri (97’000 nel 2018); riduzione del personale da 77 a 27; perdite d’esercizio fino al 2022; guadagni dal 2023; investimenti (a carico del gestore) di circa 18 milioni di fr. (tre hangar, impianto per il carburante, piazzale di sosta, adattamento terminal e uffici). Nessuno ha però elaborato i costi e le modalità della transizione al Piano B, che comporta i punti seguenti. Per evitare il fallimento di LASA occorre cancellare (con partecipazione del Cantone) il debito della SA verso la Città: fra i 4 e i 5 milioni di fr. a fine 2019. Occorre poi garantire la copertura delle perdite per il 2020, prima che una “nuova LASA” possa assumere costi, rischi e benefici futuri dell’aeroporto per l’aviazione privata: 700’000 fr., secondo gli esperti di San Gallo. Per ridurre il personale di 50 unità occorre negoziare con i sindacati un buon piano sociale e un sostegno al ricollocamento: potrebbe costare fra 1 e 2 milioni di fr. Bisogna poi negoziare con i potenziali investitori privati il trapasso dalla vecchia alla nuova LASA, chiarire l’entità dei diritti di superficie e di affitto per i terreni e le infrastrutture, rinegoziare la concessione federale.

Chi si occupa di tutto ciò? Municipio, Consiglio di Stato e CdA di LASA sembrano occupati tutt’ora a sognare il rilancio collaborando con altri aeroporti in difficoltà, la creazione di nuove compagnie per i voli regionali, e via fantasticando. È chiaro che la decisione spetta alle autorità politiche. Ma chi la prepara approfondendo i punti qui evocati? Il sindaco? Il direttore di LASA? O magari un incaricato speciale con il tempo e le competenze per accompagnare il Municipio nella costruzione del “piano di transizione”? Che si chiami commissario, incaricato o delegato non importa nulla: evitiamo nuovi diversivi…