LIDO SAN DOMENICO: IL MUNICIPIO GETTA ALLE ORTICHE UNA REALTÀ IMPORTANTE IN NOME DEI SOLDI
In nessuno dei due bandi pubblicati per il Lido San Domenico compare un criterio legato alla programmazione culturale e all’aggregazione. È inaccettabile che il Municipio ignori completamente ciò che il Lido San Domenico è oggi, dimenticando che la gestione di un bene di sua proprietà deve rispondere innanzitutto all’interesse pubblico, non solo alla massimizzazione del ritorno economico. Per questo il PS Lugano aderisce alla petizione «Salviamo il Lido San Domenico: risanare sì, snaturare no» e ne condivide le richieste.
Nel bando per la gerenza, il criterio che incide di più è la pigione di locazione offerta. Nel bando per il partenariato, a guidare la valutazione è il progetto di ristrutturazione. Il tutto è coerente con una logica che conferma che l’obiettivo principale di questo Esecutivo è la redditività, mentre la funzione sociale di uno spazio viene ignorata. Un partenariato pubblico-privato pluriennale consegna a un soggetto privato, per anni, la scelta sull’indirizzo del luogo attraverso la ristrutturazione. Chi immette capitali privati ingenti avrà bisogno di un ritorno economico proporzionato, e questo porta quasi inevitabilmente verso un’offerta più esclusiva e un’accessibilità ridotta. Il rischio concreto è che il Lido San Domenico smetta di essere il luogo popolare e accessibile che è oggi, per diventare l’ennesimo spazio esclusivo, pensato per pochi. In questo modo, si stanno creando le condizioni per snaturare un luogo che funziona, e lo si sta facendo a occhi aperti, perché non si è ritenuto necessario proteggerlo.
Nell’ultimo decennio, la gestione attuale ha reso il Lido San Domenico un luogo di incontro, con concerti, iniziative e momenti aggregativi capaci di attirare un pubblico molto diverso e multigenerazionale. Un’esperienza che ha raccolto ampio sostegno, anche da parte di numerose personalità della cultura e della vita pubblica; un valore che lo stesso Municipio, in passato, aveva riconosciuto. Eppure, il Municipio sembra fregarsene di tutto questo.
L’assenza di un criterio esplicito legato all’aggregazione e alla programmazione culturale non è un dettaglio tecnico, ma riflette il modo in cui il Municipio guarda alla gestione degli spazi pubblici, affidandoli a chi opera secondo modelli standardizzati e mercificati, mentre il margine per visioni alternative e proposte indipendenti si restringe. Questa logica mercantile è quella a cui la Carta della Gerra, sottoscritta da oltre 700 realtà e persone attive nella cultura indipendente ticinese, si oppone e chiede da tempo di superare, integrando nei criteri di assegnazione degli spazi pubblici il valore culturale e aggregativo delle attività che vi si svolgono.
Il modello di gestione che si è sviluppato, con una programmazione culturale e sociale radicata, non nasce per iniziativa del Municipio, che finora non ha saputo immaginarlo né promuoverlo. Ma in quel fazzoletto di terra lungo il sentiero di Gandria, gli anni hanno permesso di immaginarlo, costruirlo e mantenerlo vivo. I due bandi, così come sono impostati, gettano alle ortiche questa esperienza nata dal basso e la comunità che l’ha scelta e consolidata.
Non siamo disposti ad accettare una linea che non considera il Lido San Domenico un luogo di aggregazionesociale e culturale, non ne garantisce la continuità ma lo trasformi nell’ennesimo salotto di Lugano.
Per questo, il PS Lugano chiede al Municipio di
- rinunciare al partenariato pubblico-privato e assumersi direttamente l’onere degli interventi di adeguamento necessari alla struttura;
- includere nel bando di gerenza il criterio esplicito e adeguatamente pesato, legato alla programmazione culturale e all’aggregazione sociale, a tutela dell’interesse pubblico.
PS Lugano
Segnaliamo la PETIZIONE ONLINE lanciata dal “Comitato Risanare sì, snaturare no”