Da un lato Lugano continua a mettere zerbini per i residenti offshore, di ogni risma, in modo da far sgocciolare qui qualche frammento di benessere, che attira tuttavia il contraccolpo della crescita dei prezzi delle case e del costo della vita. Dall’altro lato Lugano da due anni a questa parte ha optato per l’austerità nella programmazione degli investimenti, che renderà sempre meno giusta e vivibile la Città.
Concretamente mancano investimenti contro il riscaldamento climatico, a favore dell’economia circolare e per rendere più ecologica la mobilità, come si può leggere regolarmente in vari atti di consiglieri comunali e nel recente articolo di Cristina Zanini Barzaghi. Le risposte del Municipio, anche quando sono vagamente positive, non indicano mai tempistiche realizzative: ovviamente perché non esistono!
Intanto la speculazione edilizia a Lugano e nei dintorni prosegue in modo svergognato ed espelle la gente con bassi redditi. Anche gli spazi culturali e ricreativi alternativi sono alle corde.
Lugano non ha un ente alloggi, che potrebbe agire. Inoltre i Comuni ticinesi (contrariamente al resto della Svizzera) non hanno il diritto di prelazione per intervenire nei casi di speculazioni che sfrattano gli inquini. Di questo si devono ringraziare l’oligarchia politica e gli speculatori, che a Lugano e a livello cantonale sono concordi nel non fare nulla.
Negli spazi pubblici pregiati Lugano continua a proporre modelli di svago e di consumo commerciali, fondati sulla vendita di alcool e su provinciali show room a cielo aperto, per andare a pareggio con le spese. Lugano non incoraggia modelli alternativi, anzi finisce per scacciarli con la sua ottusità: il prossimo caso sarà il Lido San Domenico. Anche il Cantone dorme, quando potrebbe lanciare il progetto di riconversione della Scuola di sartoria di Viganello in spazi culturali alternativi.
Addio Lugano bella, gli anarchici van via: oggi la canterebbe anche l’avvocato e colonnello dei carabinieri Giacomo Luvini-Perseghini, sindaco di Lugano per 32 anni, che nel 1830 affossò il regime oligarchico cantonale del landamano Quadri, ossia di un potere detenuto da una ristretta cerchia di politici antidemocratici. Oggi ci vorrebbe una forte spinta dal basso, nelle strade e nelle piazze: non bastano certo i commenti nei social per disgregare l’oligarchia cementata con la marmaglia ignorante in questo fazzoletto di terra, dove giorno dopo giorno l’eguaglianza cede il posto all’oligarchia, l’ordine e la legge lasciano luogo all’abuso e la sovranità vinta del popolo s’umilia davanti alla dittatura (per gli amanti della storia patria il testo originale è visibile sotto la statua del Luvini-Perseghini a Palazzo civico).
Raoul Ghisletta, municipale Sinistra Lugano (Corriere del Ticino 1.9.26)