ANGELA ANDOLFO FILIPPINI / direzione PS Lugano / sul CdT del 12 agosto 2026

Uffa, che caldo!

È diventata l’espressione automatica di quest’estate. Ma dietro quel semplice “Uffa, che caldo!” non c’è più solo il fastidio di qualche giornata afosa: c’è la prova di un disastro evidente. Le ondate di calore sono la nuova normalità. La crisi climatica non è una minaccia futura, è drammaticamente presente.

Per anni sono state rimandate decisioni, convinti che ci fosse ancora tempo. Ridurre le emissioni resta indispensabile, ma dobbiamo anche adattarci a un clima che abbiamo reso ostile: temperature sempre più elevate, città che trattengono il calore, notti tropicali che rendono difficile persino dormire.

Osservo ciò che accade nel mio quartiere. Siepi sempreverdi vengono sostituite da recinzioni metalliche in case già esistenti, oppure direttamente installate nei nuovi edifici. È una scelta legittima, dettata da minore manutenzione o da preferenze estetiche. Ma possiamo ancora permetterci di valutare queste decisioni solo dal punto di vista individuale?

Una siepe non è un semplice elemento ornamentale. Offre ombra, abbassa la temperatura, assorbe anidride carbonica, trattiene polveri sottili, attenua il rumore e ospita insetti impollinatori e piccoli animali. Una recinzione metallica, invece, si surriscalda e restituisce calore all’ambiente. Può sembrare un dettaglio, ma è proprio la somma dei dettagli a rendere le città più vivibili o più ostili.

Lo stesso principio dovrebbe guidare ogni scelta urbanistica: quali materiali utilizziamo? Quanto spazio lasciamo agli alberi? Quante superfici permeabili conserviamo? Aggiornare strumenti urbanistici e regolamenti in funzione dell’adattamento climatico non è più rinviabile. Difendere il verde e progettare città più fresche significa investire nella salute pubblica.

La responsabilità, però, non è solo delle istituzioni. Riguarda tutti noi. Possiamo preservare il verde, limitare gli sprechi energetici, usare con maggiore consapevolezza anche l’intelligenza artificiale, rinunciare alla fast fashion, scegliere il trasporto pubblico, la bicicletta o gli spostamenti a piedi quando possibile. Nessuna di queste azioni, da sola, cambierà il mondo. Ma milioni di scelte quotidiane possono favorire un diverso atteggiamento culturale nella direzione del cambiamento.

Ogni siepe abbattuta significa meno ombra, meno biodiversità, meno frescura. È da queste scelte, piccole solo in apparenza, che passa la nostra capacità di affrontare la crisi climatica. Una città più vivibile si costruisce anche davanti al cancello di casa.