Pubblichiamo questa riflessione su Lugano apparsa nel giornale romando “Le Courrier” il 14.7.26, che parte tra le altre cose dalla clamorosa (ancorché provvisoria) bocciatura federale del Programma di agglomerato del Luganese n. 5.
di Roberto Antonini, giornalista
Sì, la città che ama definirsi la Sonnenstube (il “salotto soleggiato”) per i turisti di lingua tedesca ha infranto ogni record, e lo ha fatto in un ambito fondamentale per la qualità della vita dei suoi abitanti. Eppure, non c’è davvero nulla di cui andare fieri; la città preferisce nascondere sotto il tappeto questi “primati”. Di cosa si tratta? Diversi studi dimostrano che la città sul Ceresio è del tutto indifferente a qualsiasi iniziativa volta a favorire la tutela dell’ambiente o a migliorare la qualità della vita.
Non è certo un caso che Lugano sia la città simbolo della Lega dei Ticinesi: è qui che Giuliano Bignasca fondò questo partito populista di estrema destra. Egli poté contare sull’atteggiamento compiacente di alcuni luganesi — disposti a chiudere un occhio sui suoi scandali (droga, razzismo, comportamenti scorretti) pur di continuare a fare i propri affari — così come sull’asservimento volontario di un pubblico fin troppo felice di individuare nello “straniero” il capro espiatorio di tutti i propri problemi.
L’attuale sindaco, Michele Foletti – pur essendo una figura più presentabile del suo mentore – garantisce continuità: appartiene allo stesso partito che un tempo organizzò una protesta sull’autostrada A2 (l’arteria nord-sud della Svizzera) per chiedere l’abolizione dei limiti di velocità. Il dato è eloquente.
Ora arriva l’ultimo primato – tutt’altro che lusinghiero – che colloca Lugano in cima alla lista (o in fondo, a seconda dei punti di vista): l’associazione Pro Velo Svizzera segnala, sulla base delle opinioni di circa 38.000 ciclisti, che Lugano è la città più ostile alla circolazione in bicicletta. Nella classifica delle città svizzere più a misura di ciclista, Lugano si piazza all’ultimo posto: cinquantaseiesima su 56 località elvetiche. In testa alla graduatoria troviamo Burgdorf, seguita da Cham, Köniz, Münsingen, Winterthur, Berna, Basilea, Losanna e Ginevra.
Lugano è l’unica città priva di piste ciclabili che conducano alla stazione ferroviaria, osserva Marco Vitali, ex campione di ciclismo e rappresentante di Pro Velo. Il suo collega Antonio Ferretti non usa mezzi termini: “Se vuoi raggiungere la stazione in bicicletta, rischi la vita“. In sintesi, ben poco è stato fatto per incentivare la mobilità sostenibile. Anzi: nella piccola zona pedonale, Via Nassa è off-limits proprio per le biciclette. Eppure, è proprio qui che il Comune autorizza regolarmente l’esposizione di decine di auto di lusso e veicoli ad alte prestazioni: oggetti del desiderio per gli oligarchi ultraricchi che hanno preso possesso dei quartieri collinari più esclusivi della città.
Qualche giorno fa, l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha negato a Lugano un finanziamento di 20 milioni di franchi per progetti di infrastrutture urbane. Il motivo? La città punta soprattutto alla creazione di parcheggi, trascurando la mobilità pedonale e ciclistica. “Credo che Lugano abbia una visione incentrata sull’auto da decenni“, osserva Claudio Zali, consigliere di Stato della Lega. Il che è tutto dire. La sanzione non sorprende più di tanto: i leader della Lega godono dell’appoggio di una parte significativa della popolazione, la quale considera un diritto inalienabile accompagnare i figli a scuola a bordo di SUV – o pretendere un’enorme quantità di parcheggi urbani. Lugano è diventata un piccolo inferno per la causa ambientalista; tutto sembra concepito per favorire l’automobile e la cementificazione degli spazi urbani.
Aurelio Sargenti, ex consigliere comunale (socialista) che da anni si batte per la creazione di spazi verdi, è su tutte le furie: da decenni si registra una totale stagnazione. Diversi progetti si trascinano stancamente e il Comune non riesce ancora a comprendere le implicazioni del cambiamento climatico. Basti pensare a questo esempio: “Di fronte al piccolo complesso situato sulle rive del lago Ceresio ci sono sette campi da tennis in terra battuta. È un’assurdità: si tratta di aree destinate a interessi privati — senza alcun beneficio per la collettività — che generano isole di calore. Noi proponiamo invece di realizzarvi un parco urbano alberato, a vantaggio sia dell’ambiente che dei residenti della zona“.
Lugano ha scelto il proprio destino: essere la capitale dei grandi capitali, delle criptovalute e delle auto ad alte prestazioni, anziché la capitale del bene comune. Una città che volta le spalle al suo lago, al suo clima e ai suoi abitanti, per poi fissare con maggiore intensità lo specchietto retrovisore.