Una riflessione di Cristina Zanini su Marie Curie
Karl Marx “Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale delle donne”
Nelle scorse settimane si è ricordato il 150. Anniversario dalla nascita di Marie Curie, la celebre fisica e chimica che ha ricevuto due premi Nobel.
Marie Curie è stata una grandissima scienziata, ma non solo:
- ha iniziato tardi i suoi studi, dopo avere lavorato come governante per finanziare gli studi di medicina della sorella, che poi ha fatto altrettanto per lei;
- sposata e madre, grazie alla collaborazione con il marito, ha riuscito a conciliare scienza e famiglia in un tempo in cui ciò non era possibile per le donne;
- ha organizzato assieme ad altri scienziati una scuola cooperativa per i propri figli, per sopperire alle mancanze della scuola pubblica del tempo;
- rimasta vedova anzitempo, ha dovuto con fatica trovare una propria autonomia – sia nella scienza sia nella società – in un tempo in cui le donne sole erano emarginate;
- Ha aiutato personalmente i feriti durante la prima guerra mondiale con una primordiale macchina mobile per radiografie;
- ha sacrificato la propria salute e – vittima delle radiazioni della sostanza che ha scoperto – è morta di leucemia, come la figlia Irene, pure divenuta scienziata e premio Nobel.
Marie Curie ha avuto una vita eccezionale ricca di successi e anche di difficoltà, non comparabile con la normale condizione delle donne dell’epoca.
Da bambina sono rimasta colpita dalla sua storia e ho deciso di intraprendere una formazione tecnica, nonostante la quasi totale assenza femminile in questo ambito.
Purtroppo ancora oggi molte persone dissuadono le ragazze ad intraprendere una carriera nei settori MINT (matematica, informatica, scienze naturali, tecnica). Nel mondo tecnologico attuale, ciò inizia a diventare un problema economico e sociale.
Eppure i tempi non sono più così difficili per le donne. In più di cento anni ci sono certamente stati miglioramenti nella condizione femminile: abbiamo acquisito il diritto di voto, abbiamo ottenuto almeno sulla carta la parità, abbiamo – seppur striminzito – un congedo maternità e possiamo accedere ad ogni scuola.
Come mai in molti ambiti non si riesce più a fare progressi importanti, come quelli avvenuti nel secolo scorso? Purtroppo in questi ultimi decenni si nota una regressione sulle conquiste ottenute:
- in politica la partecipazione delle donne sta diminuendo;
- nei gremi decisionali siamo sempre assenti;
- abbiamo sempre problemi a conciliare famiglia e lavoro;
- la povertà tocca principalmente le donne;
- le scelte professionali si indirizzano su poche professioni, spesso poco retribuite;
- siamo sempre piuttosto assenti nel mondo scientifico e tecnico, nonostante le accresciute possibilità di lavoro in questi settori.
Cosa c’entra Marie Curie con tutto questo?
L’inizio del ventesimo secolo è stato un periodo di forti tensioni sociali – con guerre e rivoluzioni – ma anche di grandi progressi culturali e scientifici in molti campi.
Nonostante la condizione tutt’altro che buona per gran parte della popolazione, si respirava una grande fiducia nell’avvenire e un forte desiderio di progresso e di giustizia sociale. L’affermazione del socialismo è frutto di questo pensiero, ed ha portato nel ventesimo secolo molte conquiste a favore delle persone più deboli e anche delle donne.
Come socialiste e socialisti non dobbiamo abbassare la guardia. I numeri ci dicono che c’è ancora molto da fare. Per questo sono lieta che il PSS svizzero ha recentemente deciso di impegnarsi di più a favore della condizione femminile, mettendo questo tema come prioritario della propria azione politica.
di Cristina Zanini Barzaghi, ingegnera civile ETH, municipale PS Lugano (15 novembre 2017)