Il vicesindaco Bertini parla di «restituire il macello ai luganesi», ma allora quelle centinaia di persone che vi si recano ogni weekend da dove vengono? Spuntano dai tombini o volano da Marte? No Michele, quelle persone sono i giovani di Lugano. È gente normale, che lavora o studia di giorno e di sera si reca al macello perché sa che non dovrà pagare 25 fr di entrata, laccare i capelli e sfilare in mezzo ad addetti alla sicurezza dall’aria violenta. Al macello vanno quelli a cui piace ascoltare dal vivo giovani band locali che cercano un palco sul quale potersi esibire per la prima volta, proponendo reggae, rock, rap, elettronica e altro ancora.

Il Municipio parla di alloggi per turisti, ma non abbiamo gli alberghi mezzi vuoti? Parla anche di attività culturali, ma i 200 milioni che abbiamo appena speso per il LAC non sono già abbastanza? Se mi concentro, chiudo gli occhi e provo ad immaginarmi il progetto una volta ultimato, con il suo caffè letterario, il punto di ristorazione, l’area coworking e quella costudying, l’immagine che si materializza nella mia mente non ha niente di particolarmente interessante: di caffè ne abbiamo già, di punti di ristorazione e centri culturali pure. Ciò che vedo è un altro insieme di edifici bellocci, tirati a lucido, con qualche sporadico turista ed alcuni clienti con l’aria seria che chiacchierano sottovoce sorseggiando un caffè. Ciò che non vedo più, invece, è il fermento, il movimento, i colori dei graffiti ed i concerti che fanno dell’attuale spazio autogestito un caso quasi unico a Lugano: un luogo di espressione fuori dagli schemi, originale e, soprattutto, uno spazio vivo.

C’è chi lamenta che Lugano è una città morta, noiosa, che gli studenti lasciano per stabilirsi oltralpe. Io credo di poter parlare a nome di tutte queste persone quando dico che ciò di cui la nostra città ha bisogno non sono altri centri culturali o caffè dall’aria intellettuale con il cappuccino a 5 franchi, ma ritrovi giovani, vivi, vibranti, proprio come il centro autogestito che si vuole sgomberare. Ora mi rivolgo al Municipio: se siete determinati ad andare a fondo con la riqualificazione, almeno preoccupatevi di trovare un’alternativa valida per il Molino, perché il centro con le sue pareti colorate e l’aria trasandata paradossalmente è ossigeno per questa città, molto più di quanto non lo sarà il nuovo lucente centro «per i luganesi». 

Leandro De Angelis, Paradiso