DI RAOUL GHISLETTA, MUNICIPALE

Il Municipio e il Consiglio comunale si preser per mano e andarono insieme incontro alla crisi finanziaria della Città liberal-leghista, l’unica della Nazione (tutte le altre erano le odiate città rosso-verdi).

L’indebitamento era cresciuto da lontano come un’onda anomala dell’Oceano indiano ed i conti cittadini erano sempre più in sofferenza. L’immensa crisi sembrava arrivare fin dove l’occhio di un esecutivo poteva guardare e tutto d’intorno non c’era nessuno: solo il tetro contorno di torri d’indifferenza e d’incredulità.

Alla sfilata del 1. gennaio, che dalla Piazza della Riforma porta al Palazzo dei congressi, i due camminavano. Il Municipio parlava di calcio e piano piangeva. Con l’anima assente e con gli occhi bagnati seguiva il ricordo di miti passati: il boom economico, banche piene di tesori, turisti a caccia di benzina, orologi e cioccolato, lavoro per tutti, soldi facili per i più furbi e solo pochi stranieri che parlavano lingue da noi studiate a scuola.

I Municipi subiscon le ingiurie degli anni, non sanno distinguere il vero dai sogni. I Consigli comunali non sanno, nel loro pensiero, distinguer nei sogni il falso dal vero.

Erano arrivati davanti al Tell che dall’alto della statua un minuto ragazzo dalla chioma scintillante gridò: “Guardate! Il Comune non ha niente addosso! La Città liberal-leghista non può più tasse basse garantire. La Città deve raccoglier più soldi per poter investire. Deve parchi in tutti i quartieri allestire, piste ciclabili disegnare e corsie per i bus sistemare al posto di file di auto ferme. E garantire alloggi a pigione moderata per le famiglie sfrattate in Via Vergiò e a Pregassona. E pensare a spazi culturali low cost per giovani e meno giovani con poco danaro. Infine, vuolsi finalmente il nostro lido per la torrida estate allargare e la passeggiata sul lungolago fino a Castagnola prolungare?”

La folla del corteo si fermò in silenzio, stupita.

Poi il ragazzo dalla chioma scintillante scese dal Tell come un ragno e prese a suonare una cornamusa, dirigendosi grazioso verso il Parco Ciani. Tutti si presero sottobraccio e dentro il parco trotterellarono, mentre il Municipio e il Consiglio comunale erano ormai giunti in Piazza Indipendenza, circondati da pochi uomini in uniforme.