Care colleghe, cari colleghi,
Intervengo a nome del mio gruppo con un duplice scopo. Da un lato, intendo esprimere l’adesione della Sinistra al messaggio municipale: la candidatura di Lugano, congiuntamente alle città di Mendrisio e Locarno, come Capitale Svizzera della Cultura 2030 può senza dubbio rappresentare un’occasione importante per Lugano per sviluppare una cultura della cultura sul territorio, con evidenti ricadute sul tessuto sociale, economico e turistico della Città: ben venga dunque il sostegno alla candidatura.
D’altro canto, non sarà di certo passata inosservata la riserva che io personalmente, come il collega Baratti che mi ha preceduto, ho lasciato aleggiare sulla firma al rapporto. È dunque doveroso spiegare in cosa consista, tale riserva, e perché essa non impedisce di approvare il messaggio municipale.
Per una collettività, la cultura rappresenta una linfa vitale: è ciò che ci fa crescere e imparare, che ci fa sognare e guardare lontano, è ciò che ci insegna a relazionarci con gli altri, nell’intesa e nel dissenso. Essa è inesorabilmente figlia del pensiero umano, e nel contempo ne è la spinta: come politici attenti ed interessati allo sviluppo di un territorio e della popolazione che ci abita dobbiamo forzatamente riconoscere alla cultura un ruolo formativo eccezionale. Lugano, spesso definita la “locomotiva economica del Ticino”, la grande città con aspirazioni metropolitane, almeno dai tempi della creazione del LAC ha cominciato a profilarsi anche come polo culturale: detto altrimenti, da quasi una quindicina di anni la Città a parole esprime un enorme interesse verso l’ambito artisitico… benché a dirla tutta non sia chiaro se sia un interesse legato alle ricadute economiche, alla reputazione della Città o davvero al valore intrinseco della cultura… Quale che siano le motivazioni, indubbiamente le offerte sul territorio cittadino sono tante, come tante sono le iniziative culturali promosse direttamente dalla Città. Tutto questo è un valore certo e importante: senza, Lugano decisamente non potrebbe aspirare, al di là dei numeri che ne fanno la decima città svizzera in quanto a popolazione, ad essere un centro urbano catalizzatore e nel contempo propulsore di energie. Ma per ora Lugano può solo aspirare, perché non basta mettere in fila tutta la sicura e rassicurante cultura istituzionale per diventare quel tipo di centro urbano: per farlo, bisogna realmente lasciare redini e spazio, fisico e mentale, a coloro che professionalmente vivono e creano la cultura. Su questo fronte, Lugano non fa abbastanza: nonostante le molte dichiarazioni, i molti incontri, i documenti e le idee sparse la cultura indipendente nella nostra città non ha ancora spazio, né fisico né mentale. Non ce l’ha fisico, perché nonostante i proclami pubblici e le riflessioni di un gruppo di lavoro apposito ancora non si è concretizzato nulla, a due anni dalla Carta della Gerra e a tre anni dall’esperienza vivificante e concordemente positiva della Tour Vagabonde. Non ce l’ha mentale, perché ancora non è chiaro a tutti cosa sia la cultura indipendente, che a seconda di chi parla viene sovrapposta alle politiche giovanili o ai modelli di vita alternativi, e che in linea generale non viene identificata come risorsa economica e settore professionale ma come ambito amatoriale da eventualmente sostenere. Non ha neppure uno spazio politico, giacché ad oggi in Municipio sono pendenti tre interrogazioni (luglio 2024, aprile 2025, ottobre 2025) sul tema che ancora non hanno ricevuto risposta.
Ora, mi direte, cosa centra tutto questo con la candidatura di Lugano quale Capitale Svizzera della Cultura 2030? Centra enormemente, poiché l’importanza di dare spazio e valore alle professioniste ed ai professionisti della cultura è una condizione sine qua non del bando di concorso. Esso recita, al capitolo Contenuto artistico e culturale:
“I criteri decisivi per la selezione della città organizzatrice sono la portata e la diversità delle attività proposte e la loro qualità artistica complessiva, nonché la capacità di combinare il patrimonio culturale locale con espressioni culturali innovative e sperimentali.
Gli artisti e gli operatori culturali locali devono essere coinvolti nella progettazione e nell’attuazione del programma culturale.
L’offerta culturale deve coprire un’ampia gamma di forme d’arte, mescolando eventi gratuiti e a pagamento, nonché proposte rivolte a un pubblico ampio e forme d’arte più specializzate.”
Il Messaggio Municipale, come già le pagine dedicate al tema nel Conti Preventivi 2026, porta roboanti quanto vaghe e fumose rassicurazioni riguardo al fatto che (cito) “l’obiettivo è valorizzare le risorse esistenti, coordinare le iniziative presenti e generare opportunità di sviluppo per il territorio, rafforzando la scena culturale indipendente anche attraverso nuovi spazi e strumenti di sostegno adeguati.” È poco chiaro allora perché, se questo è l’obiettivo, tanto poco sia stato fatto finora. La Commissione della Gestione ha svolto i suoi approfondimenti, e alle domande avanzate non sono state fornite risposte più rassicurantemente concrete.
Senza il riconoscimento e la valorizzazione fattuale della cultura indipendente la candidatura di Lugano è in partenza debole e poco credibile: va sostenuta, come faremo con il nostro voto, ma tale sostegno non può esimersi da una ferma critica all’immobilismo politico del nostro Esecutivo e speriamo non del nostro Legislativo su un tema tanto importante per la nostra Città.
Nina Pusterla