La situazione causata dal Coronavirus è negativa sotto una moltitudine di aspetti e ci ha provvisoriamente costretti a modificare radicalmente il nostro stile di vita. Lo “stare a casa” ci ha offerto un’occasione più unica che rara e che non dobbiamo lasciarci sfuggire: quella di rivedere e migliorare la mobilità della nostra città.
“Tanto il cambiamento del clima, quanto i fenomeni meteorologici estremi e le ospedalizzazioni hanno costi astronomici. Secondo l’Ufficio Federale dello Sviluppo Territoriale, il solo traffico individuale motorizzato nel 2015 ha causato costi esterni, tipo salute, immissioni di rumore, consumo di territorio ecc.., per 7,2 miliardi di franchi1. Rapportati alla taglia del Ticino, i costi ammontano ogni anno a 302 milioni (4,5) e a circa 860 franchi a testa!2 Le polveri fini, delle quali il traffico in Ticino è la maggiore fonte3 si depositano in profondità nei polmoni e son fonte di problemi cardiovascolari e polmonari, che ogni anno in Svizzera portano a 2’200 morti premature e migliaia di giorni di ospedalizzazione”.
Una buona parte di questo traffico è rappresentato da persone che effettuano tragitti brevi in automobile, tragitti che potrebbero venir effettuati in bici o bici elettrica. Allora perché continuiamo a muoverci in auto? Una parte della risposta è che per le bici e i trasporti pubblici, nelle nostre città, troppo spesso non sembra esserci spazio. Le automobili si sono arrogate ogni centimetro di strade e corsie. E rivedere i piani viari cittadini durante la nostra frenetica attività quotidiana è difficile.
I nostri spostamenti sono ridotti e ancora per un po’ il traffico è possibile che rimarrà a livelli più bassi di quelli pre-virus. Raramente un momento è stato così propizio per inserire nuove corsie ciclabili o chiudere provvisoriamente strade al traffico motorizzato. Sarebbe pertanto auspicabile seguire l’esempio di altre città come Berlino e Milano che per la ripartenza hanno scelto di puntare sulla mobilità in bicicletta varando misure specifiche come la creazione di nuove piste ciclabili provvisorie (Piste ciclabili POP-UP), l’allargamento di quelle esistenti, la creazione di zone temporanee con limite 30 km/h ed incentivi finanziari. Milano ha deciso di realizzare 35 km addizionali di piste ciclabili per adattare la metropoli alla riapertura post-corona. Misure che sono anche per Lugano assolutamente urgenti e di carattere provvisorio!
Tra tanti aspetti della nostra vita che sono stati toccati vi è anche l’utilizzo del trasporto pubblico. Per questo motivo, con la ripresa delle attività, una parte dell’utenza di bus ed affini preferirà optare per altri mezzi e sarà quindi fondamentale poter offrire delle alternative valide all’automobile. In quest’ottica, uno studio del ETH di Zurigo mostra che, a partire da marzo, la distanza giornaliera media percorsa in bicicletta dagli svizzeri è quasi triplicata. Pur non disponendo di dati specifici per Lugano, guardando per le strade ci sembra di poter dire che, anche dalle nostre parti, in molti stanno riscoprendo questo mezzo di trasporto. Dall’altra parte non c’è da stupirsi, visto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia l’utilizzo della bicicletta per muoversi nel rispetto delle distanze sociali.
Le città come Lugano dovrebbero cogliere l’attimo in modo da assicurare che, una volta che la vita dei Luganesi tornerà a girare a velocità normale, lo faccia anche in maniera più sana. È chiaro che oggi l’attenzione deve essere rivolta alla crisi più immediata e che tutti stiamo vivendo. Se per il virus aspettiamo il vaccino lo stesso non si può dire per clima per cui non c’è nessun vaccino ma solo la prevenzione. Il surriscaldamento climatico resta però la maggiore sfida per l’umanità del nostro secolo e se andiamo avanti così farà passare la crisi sanitaria per una gita scolastica.
Già prima della pandemia la città di Lugano aveva dei gravi problemi di mobilità che rendeva la circolazione del traffico proibitiva in diversi momenti della giornata. Situazione preoccupante che potrebbe peggiorare se tutti coloro che devono spostarsi in città lo faranno con il proprio mezzo privato considerato come sicuro. Un’alternativa valida e raccomandata dalle autorità federali in questo momento rimane quella di optare il più possibile per la mobilità lenta per recarsi al lavoro (andare a piedi, in bicicletta o e-bike). Il telelavoro, strumento che ha dimostrato di essere valido in questi mesi, sarà anche uno strumento da mantenere e “sdoganare” definitivamente per evitare spostamenti evitabili ai dipendenti in futuro.
- Leggi il testo completo con tutte le note del documento allegato: Interrogazione Affinche la crisi possa essere un’opportunità per dare una svolta alla mobilita cittadina