Da qualche tempo a questa parte alcune parole sembrano aver cambiato significato. Una di queste è comunismo, che da termine identificante un credo politico ben definito sembra ormai essere usato dai più come insulto. Sarà il risultato della politica “delle persone e non dei partiti”, sarà che “la politica è morta”, sarà “la crisi”. Sarà. Ma intanto la vita continua sempre uguale, con le stesse gioie e gli stessi dolori di sempre, con più comfort, tecnologia, connessione ma anche con più ingiustizia, povertà, conflitti. E allora forse sarebbe il caso di rispolverarli, alcuni concetti, di ritornare ad usare certe parole, con il rispetto dovuto alle idee che cercano di fare il bene di tutti invece che l’ottimo di pochi. Per tutti, senza privilegi, o no?

Impariamo a riflettere sulla società in cui viviamo come impara questa commovente bambina cresciuta nella Parigi bene degli anni ’60, che improvvisamente si scontra con la realtà. La faute à Fidel (titolo italiano Tutta colpa di Fidel), tratto dall’omonimo romanzo di Domitilla Calamai, è questo: un percorso di conoscenza della società in cui viviamo e di ribaltamento delle prospettive cui siamo abituati.