L’intervento della municipale Cristina Zanini Barzaghi al Congresso del Partito Comunista Ticinese tenutosi al Palazzo dei Congressi di Lugano il 26 e il 27 novembre 2016.

Care compagne e cari compagni,
innanzitutto ringrazio per la collaborazione instaurata a Lugano fra tutte le forze progressiste. La presenza da 4 anni nelle nostre liste a Lugano di compagni comunisti è un buon segnale alla necessità di consolidamento della nostra area politica in una città tutt’altro che progressista. Sono eletta in Municipio grazie all’alleanza rosso verde (PS, verdi, PC, POP) e mi impegno a portare il vostro pensiero nell’esecutivo luganese. Grazie nuovamente di cuore!

Comunismo e socialismo hanno valori comuni e una lunga storia fianco a fianco, seppur con diverse sfaccettature.
La politica svizzera è basata sul consenso fra forze politiche e il rispetto delle minoranze.
Essere socialisti o comunisti in questo contesto politico e partecipare in un esecutivo significa giocoforza praticare l’arte del compromesso, significa tenere duro in un contesto sempre avverso alle nostre idee, significa lavorare con gli avversari piuttosto che contro per portare avanti i nostri ideali di giustizia sociale, di ridistribuzione della ricchezza, di sostegno al servizio pubblico e a condizioni di lavoro dignitose.

Lo storico Martinetti la scorsa primavera su La Regione ha definito il socialismo come resistenza, modo di essere e scelta etica. Per me il socialismo si riassume in due concetti:
ridistribuire la ricchezza e aiutare i più deboli avere un progetto comune e lavorare secondo i principi della democrazia.

Il neoliberalismo imperante sin dagli anni Ottanta ha purtroppo rafforzato la società dei consumi e dei grandi poteri, e tutte e tutti noi siamo diventati più egoisti. In nome della libertà individuale, valori fondamentali come la solidarietà, l’aiuto reciproco, la giustizia sociale, la lungimiranza vengono sempre più calpestati.

In questo contesto difficile dobbiamo guardare avanti, continuare a studiare il nostro passato e ricordare i nostri riferimenti storici. E soprattutto dobbiamo spiegare alle nuove generazioni che molte conquiste sono state rese possibili nel secolo scorso dai nostri movimenti, socialisti e comunisti: la statalizzazione dei servizi sociali, l’AVS, l’assicurazione disoccupazione, i contratti collettivi, gli orari di lavoro, l’accesso alla salute, i trasporti pubblici, la polizia, le scuole, e ancora l’assicurazione maternità e il voto alle donne. Sono rogogliosa del fatto che soprattutto in questo siano stati sempre precursori. Marx diceva infatti che “Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale delle donne”.

Dobbiamo saperci adattare: i tempi odierni non sono più dominati dalle vecchie dinamiche antagoniste, tipo don Camillo e Peppone. I socialnetwork spesso fanno da grancassa a falsità e messaggi di odio, ma è anche vero che la tecnologia e la globalizzazione permettono di unire i popoli, di scambiare conoscenze e di incentivare il progresso umano.

Se sapremo muoverci in modo nuovo anche attraverso questi nuovi mezzi potremo portare avanti efficacemente il nostro progetto sociale anche in futuro.