Gentili autorità, gentili signore e signori, care concittadine e cari concittadini,

vi do il più caloroso benvenuto a questa giornata così significativa per la Svizzera democratica e repubblicana. Siamo riuniti in Piazza della Riforma, di fronte al Palazzo Civico, per commemorare la festa nazionale.  Siamo in un luogo tanto stupendo quanto denso di significati.

Questa piazza, chiamata fin dal Medioevo Piazza Grande, venne ribattezzata nel 1830 col nome di Piazza della Riforma per consacrare alla storia la riforma democratica della Costituzione cantonale, che sancì la fine dell’oligarchia.  Tra i padri della Riforma vi furono il futuro consigliere federale Stefano Franscini ed il sindaco di Lugano, Giacomo Luvini-Perseghini. Il bassorilievo dell’ottavo sindaco di Lugano si trova qui sotto, nell’entrata di Palazzo civico.

Le seguenti significative parole sono scolpite sotto la figura di Luvini-Perseghini:

L’oligarchia cede il posto alla eguaglianza, l’abuso lascia luogo all’ordine ed alla legge e la dittatura vinta s’umilia davanti alla sovranità del popolo.

L’avvocato e colonnello dei carabinieri Luvini- Perseghini fu con il suo attivismo e con la sua arte oratoria uno dei principali affossatori del regime oligarchico cantonale, ossia di un potere detenuto per lungo tempo da una ristretta cerchia di politici antidemocratici.

E fu Luvini-Perseghini, sindaco di Lugano per ben 32 anni, a dare al celebre architetto milanese Giacomo Moraglia l’incarico di progettare questo Palazzo civico.

I cittadini benestanti Luganesi lo finanziarono, come sta scritto sotto il frontone del Palazzo, sperando anche che il Governo cantonale, allora itinerante tra le città di Lugano, Bellinzona e Locarno, potesse prendervi definitivamente sede.

Il Governo ticinese vi si insediò una prima volta dal 1845 al 1851.

Furono sei anni importanti, sei anni di radicale cambiamento politico democratico, sei anni di costruzione delle istituzioni laiche del Cantone.

Il Governo cantonale tornò a Palazzo civico ancora una volta, dal 1863 al 1869. Poi, nel 1890, il Palazzo divenne sede del Municipio di Lugano.

Ma cosa rappresenta Palazzo Civico?

Palazzo Civico non è solamente il più bell’edificio pubblico realizzato in Ticino nell’Ottocento.

Palazzo Civico è anche e soprattutto un libro di civica a cielo aperto, che ricorda a coloro che sanno alzare lo sguardo verso l’alto, i valori repubblicani di libertà e democrazia.

Sono i valori sui quali poggia la nostra Città, il nostro Cantone e la Svizzera moderna, che è nata nel 1848, dopo la breve guerra interna tra fautori ed oppositori della nuova Confederazione svizzera.

Alzando lo sguardo sopra il frontone triangolare vedete delle statue di ispirazione mazziniana e delle statue di stampo massonico, che furono realizzate dallo scultore Francesco Somaini.

Alla vostra sinistra, in alto, c’è la Religione, con i raggi della divina sapienza che illuminano il mondo. Non è la Statua della Libertà.

La Statua della Libertà sta alla vostra destra: essa tiene in mano la lancia ed il corno dell’abbondanza, e calpesta con il piede un giogo spezzato.

Al centro vedete le statue della Concordia e della Forza.

Sotto, collocate nelle nicchie, vi sono altre due statue molto importanti, che rappresentano due dei tre poteri politici della democrazia:

  • la statua alla vostra sinistra (con le leggi in una mano e con lo scudo cantonale retto dall’altra mano) raffigura il potere legislativo;
  • la statua alla vostra destra (con la Costituzione ed il rotolo delle leggi) raffigura il potere esecutivo.

Nell’entrata del Palazzo sono collocate altre sculture importanti per il Ticino, che raffigurano importanti artisti e pensatori. E vi troviamo anche la celebre statua di Spartaco, che si libera dalle catene della schiavitù, un’opera realizzata nel 1848 dallo scultore Vincenzo Vela.

Che messaggio trasmettevano queste opere figurative?

Indubbiamente queste opere figurative lanciavano un messaggio di grande coraggio e consapevolezza politica. Ricordiamoci che la Svizzera era un Paese democratico in un’Europa antidemocratica.

La Riforma costituzionale del 1830, il Palazzo Civico del 1844 e la Confederazione repubblicana svizzera del 1848 videro la luce in un periodo in cui l’Europa era dominata da regimi monarchici antidemocratici.

Dopo il fallimento in tutta Europa delle Rivoluzioni del ‘48, che cercarono di rovesciare i regimi monarchici e di promuovere la libertà, anche per il Ticino le cose si misero male.

Tra il 1849 e il 1855 gli Austriaci, che occupavano la Lombardia, misero sotto blocco economico più volte il Cantone, colpevole di dare rifugio a patrioti e intellettuali indipendentisti e democratici, tra i quali Carlo Cattaneo, fondatore e primo rettore del liceo di Lugano.

E anche nei decenni successivi, a più riprese, la Svizzera democratica fu attorniata da Paesi reazionari e illiberali.

E ricordiamolo bene, questi regimi antidemocratici portarono l’Europa alla catastrofe della Prima guerra mondiale del 1914-1918, con i suoi 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti e mutilati.

Poi seguirono regimi dittatoriali e totalitari, che furono ancora peggiori, perché portarono l’Europa nel baratro della repressione antidemocratica e della Seconda guerra mondiale: 30 milioni di ebrei, rom, oppositori politici e oppositori civili furono assassinati, altri 60 milioni di soldati e comuni cittadini persero la vita.

E oggi dove stanno andando l’Europa ed il mondo?

  • Dopo alcuni decenni di pace e cooperazione internazionale per il bene del pianeta,
  • dopo gli sforzi generalizzati per la riduzione delle ineguaglianze e della povertà,

oggi nello scenario politico, economico e sociale si preannunciano nuovamente i tempi bui della guerra, della prevaricazione e delle oligarchie.

1. Potenze militari senza vergogna impongono i loro diktat, calpestando le libertà e violando i diritti umani. Sono ben 56 le guerre nel mondo, uno scandalo!

Stati fino a poco tempo fa considerati civili, come Russia e Israele, insanguinano il mondo, ignorando il diritto internazionale ed umanitario.

Il settimanale Economist stima a 300’000 le vittime del conflitto in Ucraina.

80’000 sono invece le persone morte nella piccola striscia di Gaza, una regione che ha una superficie di 400 km2, ossia poco più del distretto di Lugano.

Il Sindaco Luvini-Perseghini non avrebbe avuto paura di denunciare con forza tanto i pesanti attacchi contro la popolazione civile in Ucraina, quanto i massacri e la carestia a Gaza.

Egli poi non capirebbe perché il Consiglio federale e l’Occidente democratico non hanno il coraggio di adottare nei confronti di Israele le medesime sanzioni prese nei confronti della Russia; e perché la Svizzera democratica non ha ancora riconosciuto la Palestina come Stato.

2. Purtroppo con l’elezione di Donald Trump alla testa del Paese più potente del mondo la collaborazione internazionale si è notevolmente indebolita. E questo non è un bene per le Nazioni piccole, ma anche per il Pianeta.

Infatti sta venendo meno la cooperazione tra Nazioni che si era sviluppata per affrontare i problemi ambientali, per combattere la povertà e per contrastare le discriminazioni di ogni tipo, in primo luogo ai danni delle donne, che devono avere pari dignità e diritti degli uomini in tutti i Paesi.

L’indebolimento della collaborazione internazionale mina anche la statura morale e democratica dell’Occidente, statura già profondamente scalfita dai crimini del colonialismo e dallo sfruttamento perpetrato dal capitalismo senza regole, né controllo, delle potentissime multinazionali. Anche qui il Sindaco Luvini-Perseghini non se ne sarebbe stato zitto.

3. Infine nel mondo spadroneggiano sempre più i super ricchi, che si accaparrano gran parte delle ricchezze prodotte dai lavoratori e dalle lavoratrici, distruggendo gli equilibri sociali e le basi ambientali del pianeta.

Il “corno dell’abbondanza” in mano alla Statua della Libertà posta in cima a Palazzo civico è sempre più vuoto: il suo contenuto finisce nei conti di personaggi, che si trastullano con yatch di lusso e aerei privati, evadendo il fisco grazie ai paradisi fiscali tollerati dall’Occidente.

Ovviamente il Sindaco Luvini-Perseghini non avrebbe approvato la scandalosa ascesa, avvenuta negli ultimi decenni, dell’oligarchia dei super ricchi, che ormai vuole dettare legge anche in politica.

Conclusione

“Ma riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza!” – scrive il poeta Peter Weiss, rivolgendosi agli sfruttati della terra.

Possiamo cambiare le cose! Di fronte ai problemi non dobbiamo voltare la testa e tacere! Non guardiamo altrove per meschini interessi di bottega! E non agitiamo fantasmi per distogliere l’attenzione della gente dai veri problemi!

Il nostro pensiero ed il nostro agire quotidiano devono ispirarsi agli alti simboli democratici del nostro Palazzo civico ed al nobile motto iscritto sotto la cupola di Palazzo federale a Berna: “Uno per tutti, tutti per uno.”

Sono questi i valori che garantiscono la pace ed il benessere per tutte e tutti,  a Lugano, in Ticino, in Svizzera e nel mondo.

Gentili signore e signori, care concittadine e cari concittadini, vi ringrazio per la vostra attenzione!

Viva la Svizzera democratica, viva il Canton Ticino, viva la Città di Lugano!