In vista della manifestazione “Riprendiamoci le città” del 14 settembre pubblichiamo l’intervento in CC (seduta del 13 maggio) di Cristina Zanini Barzaghi.
Grazie mille per i numerosi interventi e per le tante suggestioni. Cerco di rimanere con i piedi per terra e di parlare di ciò che c’è scritto in questo messaggio e nei due rapporti delle commissione, i quali concordano entrambi con la risoluzione proposta dal Municipio. Gran parte della discussione che stiamo facendo non verte sul credito che noi stiamo chiedendo. Fatta eccezione per alcuni di voi, mi è sembrato di capire che la maggioranza di questo Consiglio Comunale ritiene opportuno iniziare una progettazione su questo sedime. Un sedime che ad oggi – come avete detto con più voci – è in cattivo stato, con un edificio di alto valore culturale e protetto con vincoli che limitano gli interventi edili.
Qualcuno ha detto: “sbagliato: avete messo troppe destinazioni”, qualcuno invece ha detto il contrario “siete già troppo precisi…bisognerebbe fare prima un concorso di idee e poi dopo vedere cosa fare”. I contenuti che abbiamo proposto rappresentano un possibile scenario per sfruttare al meglio la grandezza di questo sedime, che risulta da uno studio di fattibilità. Stiamo parlando di 20’000 metri cubi da restaurare in modo accurato. Non sarà un progetto semplice, sono spazi talmente grandi che necessiteranno sicuramente della condivisione di diversi contenuti. È tutto molto aperto: nel messaggio non siamo andati nel dettaglio sui possibili fruitori perché la cosa più difficile è definire prima del concorso tutti i dettagli della gestione futura degli edifici.
… il concorso è un avvio, con uno scenario fattibile e dimostrato anche dal confronto con realtà che esistono in altre città; rispettoso del valore culturale dell’edificio che non può essere snaturato. Il Museo di storia naturale poteva essere un altro potenziale scenario, ma non è stato accolto dal Cantone. Il Municipio ha quindi pensato, sulla base di uno studio tecnico, di far convivere in questo luogo diversi contenuti. Poi naturalmente ognuno di noi ha un diverso sentire e lo si è visto anche questa sera: alcuni dicono che si potrebbe inserire il MAT, altri che l’autogestione è un valore aggiunto comunque compatibile con quanto proposto; altri ancora invece dicono che l’autogestione deve andare via.
Ma noi questa sera stiamo solo chiedendo un credito per partire con un concorso di architettura. Perché un concorso di architettura e non un concorso di idee? Perché vorremmo poter continuare subito con i passi successivi, focalizzare quali saranno i potenziali contenuti e fruitori di questo luogo, per poi arrivare di nuovo qui con un credito di progettazione. … Dalla discussione fatta questa sera in Consiglio Comunale, ritengo che il bando di concorso debba mantenere una certa apertura delle maglie, perché l’edificio è un bene culturale e non può essere fatta qualsiasi cosa: è questo il focus principale che dovrà avere il concorso di architettura.
Si è parlato anche degli occupanti: io non desidero entrare già ora nel merito di questo tema. Voglio solo segnalare che sono stata qualche volta negli edifici e ho visto che sono in uno stato deplorevole. Ritengo che – come ogni qualsiasi edificio, quindi non solo l’ex Macello, ma casa, palazzo pubblico o privato – se i luoghi non sono abitati deperiscono ancora più velocemente. Non so se senza l’autogestione – anche con tutti i problemi del caso – noi potremmo essere ancora qui oggi a parlare dell’ex Macello. Non si può disconoscere che, il fatto che questi spazi siano in parte abitati, abbia permesso di conservare l’edificio. Chi è stato all’ex Macello per il sopralluogo ha visto che anche la parte pubblica non è in buono stato.
Quindi per il Municipio adesso è prioritario il credito del concorso così da poter capire che cosa potrà essere fatto con quali potenziali contenuti. Potremo poi tornare ancora da voi e discutere in modo più dettagliato come proseguire in futuro con questo edificio importante, nel cuore della Città, che si situa sull’asse verde del Cassarate, che coniuga tanti spazi pubblici, e che ha diritto di uscire dal limbo odierno con un’idea chiara per il suo futuro.