FINANZE COMUNALI: COSA DICONO DAVVERO I DATI
INTERVISTA AD ANGELO ROSSI, ECONOMISTA

Il Municipio sottolinea spesso che le finanze del Comune restano complessivamente solide, come confermato anche dal rating di Moody’s. Come valuta oggi lo stato delle finanze di Lugano, tra punti di forza e criticità?

Cominciamo dal rating di Moody. Per Moody che valuta la situazione finanziaria degli enti pubblici più o meno con gli stessi criteri con i quali apprezza quella delle società private, gli indicatori importanti sono la liquidità, l’autofinanziamento e l’indebitamento. Inoltre la stabilità economica del paese o della regione nella quale opera l’ente pubblico sottoposto a valutazione. Se confrontiamo la situazione finanziaria di Lugano con quella di una città europea della stessa dimensione, sia pure situata in un paese economicamente florido come la Germania o la Svezia, saremmo sempre condotti a concludere che la situazione finanziaria di Lugano, basandoci sui criteri di Moody, è delle migliori. Ma questo giudizio non ci aiuta a capire quali sono le difficoltà finanziarie del momento. Qualche cosa di più lo apprendiamo consultando l’annuario statistico ticinese che riporta anche un paio di indicatori della situazione finanziaria dei Comuni come, per concentrarci sull’essenziale, le risorse fiscali pro-capite, che danno un’idea delle disponibilità finanziarie, e il debito pubblico pro-capite che, invece, può essere ritenuto come un indicatore delle difficoltà. Per semplificare ancora di più l’esame dell’evoluzione finanziaria a livello comunale ho calcolato il rapporto tra questi due indicatori per il 2010 e per il 2022 nel caso delle 4 città ticinesi, ottenendo questi risultati. Evoluzione del rapporto risorse fiscali pro-capite/debito pubblico pro capite:

Anni

Bellinzona

Locarno

Lugano

Mendrisio

2010

0.88

0.47

1.17

1.47

2022

0.50

0.74

0.61

0.76

Variazione
2010-2022

– 43.2%

+ 57.4%

– 47.9%

– 48.2%

Più alto è il valore di questo rapporto e migliore è la situazione finanziaria del comune. Se, nel corso del tempo, il valore del rapporto diminuisce, ciò significa che la situazione finanziaria del comune peggiora. Se aumenta, invece, vuol dire che migliora. Dalla tabella apprendiamo che le tre città nella quali si sono realizzati processi di aggregazione importanti hanno visto, tra il 2010 e il 2022, la loro situazione finanziaria peggiorare – più o meno nella medesima proporzione – mentre Locarno, che non ha avviato progetti di questo tipo, ha potuto migliorarla. Questa evoluzione potrebbe essere una spia importante di cosa sta succedendo in un periodo in cui ci si sta ancora occupando dell’assestamento dei comuni urbani aggregati su nuove basi politiche e amministrative.

I grandi progetti in corso suscitano timori riguardo alla loro sostenibilità finanziaria nel medio-lungo termine. A suo avviso, queste preoccupazioni sono fondate?

Secondo me bisogna distinguere qui tra la fantapolitica e la pianificazione politica. Nella fantapolitica metterei tutti quei progetti che Lugano utilizza, di quando in quando, per fare del marketing urbano (o per dire pane al pane e vino al vino per fare un po’ di pubblicità in periodi preelettorali). Si tratta in molti casi di sogni per i quali non reputo necessario che si facciano calcoli. Possono tuttavia avere la loro funzione. Il famoso psichiatra Karl Gustav Jung, per esempio, pensava che i sogni possono avere una funzione prospettica, anticipando eventi futuri. Chissà che, nella migliore delle prospettive, ciò non possa valere anche per una città di medie dimensioni come Lugano?

Quali strumenti di analisi e pianificazione finanziaria sarebbero auspicabili per un comune come Lugano?

In ogni caso io non mi preoccuperei molto dei progetti della fantapolitica. Molto più solida, è invece la funzione prospettica di un piano finanziario e, ancora di più, di un preventivo. Anche una visione del futuro in scenari potrebbe servire, specialmente – come si fa oggi in modo esteso nelle città americane – in una situazione di ristrettezze. Prevedere il peggio può aiutare ad evitarlo o a contenerlo, se si dovesse veramente presentare.

Tra grandi investimenti come il PSE e bisogni sociali sempre più pressanti, come valuta l’attuale impostazione delle priorità di spesa del Municipio?

Nella gestione delle finanze pubbliche in Svizzera si distingue in modo netto tra la spesa di esercizio e quella per gli investimenti. Se diamo uno sguardo alla situazione finanziaria di Lugano, come risulta per esempio dal preventivo per il 2026, troviamo accanto a un conto d’esercizio quasi parificato (i -4 milioni del preventivo potrebbero corrispondere a uno zero nero, ossia al pareggio nel Consuntivo) un conto degli investimenti in cui le entrate (24 milioni) non rappresentano nemmeno un decimo delle uscite (262 milioni). Ora per ristabilire un certo equilibrio nel conto degli investimenti alla città occorre un grado di autofinanziamento più elevato e per conseguire questo risultato essa deve aumentare gli ammortamenti, ridurre la spesa corrente e aumentare le entrate fiscali. Questo anche perché Lugano invecchia e quindi la tendenza evolutiva  del gettito fiscale delle persone fisiche sarà ulteriormente caratterizzata da una decelerazione. Non è che da questo profilo si possano fare molte scelte. Le scelte in materia di spesa – che peseranno ancora per anni – sono state fatte quando l’elettorato ha deciso di costruire il PSE. Ora e nei prossimi anni occorrerà affrontare le ripercussioni negative di questa importante opera sulle finanze del comune. E sopportarle se del caso anche con aumenti del moltiplicatore, tagli alla spesa corrente purtroppo anche in settori dove i bisogni di gruppi disagiati della popolazione sono acuti. L’unico aspetto positivo è dato dal fatto che, se non si fanno ulteriori grossi investimenti, il riequilibrio nel conto degli investimenti potrà essere ritrovato, probabilmente già verso la metà degli anni Trenta di questo secolo.

La vendita di beni patrimoniali viene presentata come un modo per alleggerire il debito e migliorare gli indici finanziari nel breve periodo. Quali rischi e limiti vede in questa strategia?

Con l’aggregazione la città è diventata proprietaria di immobili e terreni dei quali oggi essa può fare a meno. In questa situazione di assestamento postaggregazione, non è sbagliato, se non si trova un’utilizzazione pubblica adeguata, alienare questi beni. Il problema è, purtroppo, che Lugano lo deve fare per procurarsi risorse finanziarie supplementari necessarie, ossia abbastanza rapidamente. C’è quindi il rischio che la città possa svendere qualcuno dei suoi gioielli.

Guardando al futuro, quali misure strutturali potrebbero rafforzare in modo duraturo la situazione finanziaria del Comune?

Con la ristrutturazione del settore bancario Lugano ha perso introiti fiscali importanti che difficilmente potranno essere sostituiti. Il processo di aggregazione, purtroppo, non ha potuto estendersi – salvo qualche eccezione – ai comuni nei quali risiedono i contribuenti fiscalmente più interessanti. In terzo luogo Lugano continua a sopportare milioni di spesa corrente per promuovere le attività turistiche. Ma, nel corso degli ultimi 10 anni il turismo luganese ha cambiato di pelle e contribuisce sempre meno al gettito fiscale della città. Di positivo c’è, come ho già ricordato qui sopra, che il conto degli investimenti si riequilibrerà nel giro di un decennio. Le finanze della città devono avere il tempo di digerire la spesa straordinaria del PSE come hanno quasi digerito quella del LAC. Che mi preoccupa, come osservatore esterno, è invece il futuro del risultato del conto d’esercizio per le conseguenze negative sull’evoluzione delle risorse fiscali dovute alla ristrutturazione della base economica cittadina e all’invecchiamento della popolazione. Risparmi e aumenti del moltiplicatore potrebbero non bastare. Lugano non sarebbe la prima città in Svizzera obbligata a ricorrere a contributi di perequazione per ridurre possibili futuri disavanzi nel conto di esercizio.