Poco esaltante ma importante il tema del forte indebitamento della Città di Lugano. Per chi ne vuole sapere di più, qui sotto il contributo dell’economista Martino Rossi pubblicato sul Corriere del Ticino de 15.01.19.
È certamente più “figo” parlare di “Lugano Beach” (spiaggia artificiale da Paradiso alla Foce) che di debito pubblico, non ci piove. Anche abbassare le imposte comunali è più divertente: “Do’nt worry be happy”! Eppure qualcuno è preoccupato: il buon capo delle finanze cittadine e anche qualche consigliere comunale, curiosamente più di sinistra (quelli del “tassa e spendi”) che di destra. Ma forse anche i cittadini-contribuenti non sono felici di sapere che ogni giorno il comune versa ai suoi creditori 41 mila fr. di interessi, oltre 15 milioni all’anno: più di quanto la città spende per il trasporto pubblico, più del doppio dei contributi allo sport, l’equivalente dello stipendio di 191 impiegati comunali… Questo, mi sembra, è l’aspetto rilevante del “debito”: gli interessi a banche e altri creditori sottraggono risorse ai servizi e ai contributi per i cittadini.
Meno convincente è il luogo comune del “non lasciare in eredità debiti ai nostri figli”. I “nostri figli” beneficiano già oggi dei debiti (se, ad esempio, derivano da investimenti per i parchi giochi, le scuole, o lo sport), e ne beneficeranno da adulti (se gli investimenti aprono nuove opportunità di lavoro, di abitazione, di mobilità,…). Inoltre, non si dimentichi che ereditare debiti significa anche ereditare crediti.
Torniamo dunque agli interessi. Se i tassi d’interesse aumentassero cosa succederebbe? Nel 2017 il tasso medio (rapporto fra interessi passivi e capitale di terzi) è stato per la città dell’1,4%. Se andasse per esempio al 2,4%, i milioni per onorare gli interessi salirebbero da 15 a 25, a debito costante. Se però il debito crescesse al ritmo previsto dal piano finanziario (oltre 25 milioni all’anno), la fattura sarebbe ancora più salata.
Di fronte all’incertezza, il sacrosanto “principio di precauzione” suggerirebbe al minimo di stabilizzare il debito al suo livello attuale. Come?
Sappiamo che, grazie a Dio, i ricavi superano le spese correnti effettive e che l’eccedenza va a cofinanziare le spese d’investimento (autofinanziamento). Tuttavia, l’eccedenza è di molto inferiore al costo degli investimenti: è inevitabile indebitarsi. Secondo il piano finanziario di Lugano, nel quadriennio 2018-21 l’importo degli investimenti non autofinanziati sarà di 99 milioni di fr. Il grado di autofinanziamento (rapporto fra quell’eccedenza e il costo netto degli investimenti) sarà mediamente del 57%. Si noti che la Conferenza delle autorità di vigilanza sulle finanze comunali considera “ideale” un grado di autofinanziamento superiore al 100% (permette di ridurre il debito accumulato) e “problematica” una quota inferiore al 70%. Insomma, dato l’elevato debito dalla città (attorno al miliardo di fr.), per affrontare il rischio di crescita dei tassi d’interesse il debito dovrebbe essere stabilizzato autofinanziando gli investimenti al 100%. In altri termini, l’obiettivo non dovrebbe più essere il pareggio del risultato di gestione corrente (costi correnti meno ricavi) ma del risultato globale (uscite correnti più investimenti meno ricavi), che è stato deficitario di 10,3 milioni di fr. nel 2017. A tal fine, il Municipio dovrebbe ricevere dal consiglio comunale un mandato chiaro: per almeno un decennio presentare preventivi che pareggiano il risultato globale (autofinanziamento 100%). La commissione della gestione dovrebbe poi assumersi la responsabilità, se fosse il caso, di proposte al consiglio comunale, ben motivate, che si scostano dall’obiettivo del pareggio. Polemizzare con il Municipio che “non fa i compiti” non serve proprio, se i “compiti” non sono chiariti. Si dica allora che l’aumento del debito va benissimo perché – allegria, allegria! – chi vivrà vedrà!
Martino Rossi, economista