E poi non venite a dirmi che non ci sono più certezze!

Il Municipio di Lugano, perfettamente allineato con sé stesso e con il suo pensiero di destra, ha negato l’autorizzazione allo svolgimento della Marcia per la patria e la remigrazione prevista sabato 21 febbraio e promossa dal Fronte Nazionale Elvetico con la partecipazione dell’ Active Club Helvetia e Schweizer Nationalisten. In mancanza di un comunicato ufficiale, fanno fede le parole dettate dal sindaco Foletti e dalla municipale Valenzano Rossi ai vari mass-media; i quali hanno affermato che il Municipio «non è entrato nel merito delle posizioni e delle rivendicazioni dei tre gruppi che avrebbero voluto la marcia, ma ha voluto soltanto tutelare l’ordine pubblico». Esso non «prende le parti né di chi promuove la marcia né dei contromanifestanti. La manifestazione non è stata autorizzata in ragione dei rischi di scontri che sussistono».

In buona sostanza il Municipio di Lugano ha deciso di negare l’autorizzazione non per i contenuti della manifestazione, ma per il pericolo di scontri tra i manifestanti e le contromanifestazioni chiamate dalla parte opposta.

Che l’esecutivo luganese si preoccupi della sicurezza della città è buona cosa e ne siamo tutti felici; ma che lo stesso non si interessi minimamente dei messaggi politici che questi tre gruppi di estrema destra veicolano da tempo, è una nostra forte preoccupazione. I municipali dovrebbero sapere (in quanto la polizia comunale ha fatto un’indagine presso quella federale) che gli slogan razzisti urlati da questi fascistelli vestiti  «con l’abito della festa per dichiararsi figli fedeli della patria» (cit.) potrebbero scontrarsi con ciò che è sancito nell’articolo 261bis del Codice penale svizzero, che punisce i discorsi razzisti in pubblico e l’ incitamento all’odio. Nel sito internet della Confederazione dedicato alla Commissione federale contro il razzismo, l’articolo del Codice penale «definisce il delitto come perseguibile d’ufficio, vale a dire che chiunque può denunciare al posto di polizia più vicino o al giudice istruttore un fatto che ritiene rappresentarne un’infrazione». Secondo lo storico Damir Skenderovic, la remigrazione invocata da questi gruppi «è un termine apertamente razzista: serve a costruire una gerarchia all’interno della società in base all’origine e alla cultura, a stabilire chi appartiene legittimamente alla comunità nazionale e chi no, chi può stare e chi deve andarsene. In questa logica, solo i ‘veri’ svizzeri avrebbero pieno diritto di cittadinanza nel nostro Paese»

Preoccupa che il Municipio di Lugano non abbia espresso una sola parola sui messaggi di odio, che non sono delle semplici opinioni, veicolati dal Fronte Nazionale Elvetico e compagnia bella, quando alcuni mesi fa la stessa autorità politica si è permessa di «manifestare [ohibò, anche loro?] le proprie riserve» sulla «Lettera aperta a tutti i cittadini della Svizzera in favore del popolo palestinese» non al Collegio docenti della Scuola media di Viganello, estensore della lettera, ma addirittura al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Meno male che ci sono i “cattivi” della sinistra, che con le loro paventate contromanifestazioni hanno permesso al Municipio luganese di buttare la palla in tribuna invocando l‘ordine pubblico. Eh già: non ci fosse «il pericolo di scontri tra i manifestanti e le contromanifestazioni chiamate dalla parte opposta» (Ticinonews, 12 feb.), l’estrema destra urlante slogan razzisti e xenofobi avrebbe ricevuto l’autorizzazione a sfilare per le vie cittadine. Ironia della sorte, dopo aver ricevuto il niet del Municipio, il Fronte Nazionale Elvetico ha definito l’esecutivo luganese «una vergogna» .

Aurelio Sargenti su Naufraghi