di Cristina Zanini
Sono stata in Ruanda due settimane lo scorso mese di giugno, con mio marito. Abbiamo accompagnato i collaboratori FOSIT nella visita di una quindicina di progetti di cooperazione e sviluppo sostenuti da ONG ticinesi, e anche dal centesimo di solidarietà delle AIL (istituito grazie ad una mozione del 2008 di Raoul Ghisletta). Il viaggio ci ha dato molti spunti di riflessione. Non sono una che ama scrivere romanzi, però ho tenuto un piccolo diario di viaggio e ho fatto molte fotografie. Ho allora pensato di farne un piccolo racconto a episodi…
AMAZI IZUBA – ACQUA E SOLE
Con l’autunno da noi torna l’ora solare: la sera viene buio presto e le giornate diventano più fredde. In Africa invece le stagioni sono scandite solo dall’alternanza fra pioggia e siccità. Le condizioni di luce e temperatura sono uguali tutto l’anno e l’agricoltura non segue un ritmo annuale come da noi. In Ruanda verdura e frutta, riso e tè possono essere coltivati in continuo con 4 o 5 raccolti all’anno, e il successo delle colture dipende dalla presenza o meno di acqua. Gran parte del paese è verdeggiante e dimostra che l’acqua non manca, ma mancano però quasi ovunque fontane e acquedotti con acqua pulita. La maggior parte della gente passa la giornata a camminare chilometri per raggiungere un pozzo, un lago o un fiume e riempire delle taniche di plastica. Con un fabbisogno di due taniche (40 l) per famiglia al giorno, il consumo è infinitesimale rispetto ai nostri 200-300 litri a testa. Nella nostra abbondanza, ci dimentichiamo di quanto è importante l’acqua per la nostra vita e che vederla scendere dal rubinetto non è cosa ovvia nemmeno da noi. I racconti del Ticino povero dell’Ottocento costretto a emigrare oltreoceano riemergono oggi nelle immagini di questa Africa molto sottosviluppata.

Abbiamo visitato dei nuovi acquedotti, realizzati grazie all’impegno di diverse ONG ticinesi sostenute dal centesimo di solidarietà devoluto dalle AIL. Alcuni sono tradizionali, a gravità, altri sono molto innovativi e prevedono pompe funzionanti con pannelli solari. La combinazione di acqua e sole si rivela interessante e con grande potenzialità di sviluppo. Ovunque l’accesso all’acqua porta migliori condizioni igieniche, più salute e benessere.

Creare infrastrutture anche in Africa richiede tanti investimenti e personale competente, in grado di valutare come spendere al meglio i pochi soldi disponibili. Sui progetti legati all’acqua, non è stato purtroppo possibile avere informazioni tecniche, né dalle ONG né dai consulenti locali. Abbiamo incontrato nel nostro viaggio diverse persone formate in ambito medico e infermieristico e parecchi religiosi, ma nessuno con conoscenze d’architettura, ingegneria, geologia o idraulica. Perciò dobbiamo continuare a sostenere le ONG che lavorano volontariamente anche negli ambiti tecnici mettendo loro a disposizione non solo mezzi finanziari ma anche sostegno con specialisti di diverse discipline. Nel contempo i nostri stati ricchi dovrebbero aumentare sensibilmente gli aiuti allo sviluppo per trasferire il sapere, per dare una formazione professionale alle persone locali con nuove scuole, borse di studio e scambi di studenti. C’è veramente ancora tanto da fare!