Ringrazio Martino Rossi per la puntuale sintesi sella vicenda LAC dalle origini (2004) ad oggi e per non tediare i presenti, rimando alla mia dichiarazione fatta qui durante l’assemblea dell’11 ottobre dove ho evidenziato alcuni aspetti riguardanti la vicenda del LAC e le posizioni assunte in merito dalla direzione del PS Lugano, dal Gruppo in CC e dalla municipale PS in Municipio.

Tuttavia ci tengo a rilevare una cosa: la vitalità e la democrazia di un partito la si vede dai dibattiti che si sviluppano al suo interno ed in primo luogo durante le assemblee. Già ho avuto modo di sottolineare il mio personale sconforto sul fatto che elettoralmente (ad essere ottimisti) si marcia sul posto, ma soprattutto mi preoccupa la crescente disaffezione dei cittadini e dei nostri elettori: sempre meno vanno a votare.
Se ogni tanto mi permetto di tuonare anche pubblicamente è proprio perché ritengo che la presenza ATTIVA del nostro partito è essenziale per la convivenza civile della nostra società e per una sua crescita armoniosa e giusta della stessa.

Che sullo scacchiere politico imperversino le formazioni politiche populiste e qualunquiste è sotto gli occhi di tutti e questo significa che come socialisti dobbiamo profilarci maggiormente contrastando e denunciando con vigore ed in modo documentato questo stato di cose. Politicamente i nostri avversari sono proprio la Lega dei Ticinesi (e i loro accoliti UDC) e con questa gente non si scende a patti per nessun motivo. Le loro fragorose e disinvolte contraddizioni alla lunga vengono al pettine come i famosi nodi e quindi bisogna che affondino loro stessi con la loro linea politica strampalata e improvvisata (visto che so che sapete, vi risparmio i dettagli). Lasciamo che siano gli altri a far da stampella a costoro: il PPD (che è nostro avversario dal profilo numerico/percentuale) lo sta facendo da anni e perde profilo ed elettori molto più vistosamente di noi (e diversi loro “pezzi da 90”, sono passati direttamente alla LdT). Il PLR (contro cui era nata la Lega), si era illuso di potersela fagocitare nel breve volgere di qualche anno: ne sono passati 25 e al posto di farsene un boccone c’è mancato poco che da predatore diventasse preda!
So benissimo – avendo militato per alcune legislature nel CC di Pregassona e due come municipale – che non è sempre semplice e gratificante giocare il ruolo del partito di minoranza (e di opposizione): riuscire a “portare a casa” qualcosa in queste condizioni costa fatica, studio, immaginazione e visione politica di lungo respiro, ma se si sa giocare bene le proprie carte ci si riesce e ne guadagna l’immagine del partito, oltre che quella dei singoli attori che giocano la partita sia in CC che in municipio. A Pregassona con uno su sette in municipio e 4 su 30 in CC l’abbiamo giocata bene e elezione dopo elezione, siamo sempre cresciuti e ci siamo anche guadagnati la considerazione e la stima degli avversari.
Insomma, non si pretende di salire sulle barricate, ma un minimo di fiuto politico in più e una certa prospettiva almeno a medio termine non guasterebbe.

Vediamo di analizzare un po’ più da vicino i rapporti, le mansioni e le strategie di chi dà vita alla politica del PS a Lugano: fra le componenti che agiscono in prima linea (municipale, gruppo, direzione) c’è un regolare flusso di informazioni e di confronto sui temi scottanti? La necessità di rivalutare il ruolo dell’assemblea come veicolo di stimoli proveniente dalla base è fuori discussione, pena un ulteriore calo della tensione e dell’attenzione dei militanti, dunque la morte della Sezione.

 

Memorandum per l’Assemblea PS dell’11 ottobre 2016

Sulla vicenda del LAC la municipale PS di Lugano, sul CdT ha detto di aver incontrato diverse persone che si “sono complimentate con noi per non esserci immischiati in questa vicenda”, bontà sua se si accontenta di questo plauso, ma a dire il vero il PS ci si è immischiato eccome, ma nel modo più improduttivo. Pontiggia, sempre sul CdT e Caratti su La Regione, non le hanno mandate a dire quanto alle figuracce rimediate dal Municipio, e potevano anche andare oltre, dicendo anche due paroline sul “parere” espresso dagli Enti Locali quanto al pasticcio procedurale messo in scena dal Consiglio comunale (più che chiarire, a Bellinzona hanno inventato una nuova procedura che non sta né in cielo né in terra). Comunque non è di aspetti giuridici e procedurali che voglio parlare, ma di quelli politici. Zanini asserisce che senza i socialisti le cose si complicano, lasciando intendere che essi possono essere l’ago della bilancia. Giusto! Ma bisogna anche saper giocare bene la parte: quando ho parlato di dabbenaggine e mancanza di orizzonte e strategia politica, parlavo proprio perché ho capito che si è fatto di tutto per ingolfarsi in atteggiamenti contraddittori e controproducenti: a metà settembre vien fuori che la Lega propone la Pesenti per il direttivo del LAC, trasecolo e scrivo ai militanti PS – tramite la pagina riservata di FaceBook – che non esiste che una (ex-)socialista si presti a questo gioco sporco. Poi escono in pubblico due giovani esponenti della direttiva PS ad inveire contro il presidente R.Ghisletta per aver “inopportunamente” scritto alla Pesenti di desistere. Poi si viene a sapere che la municipale socialista ha votato in municipio la Masoni e la Pesenti: a questo punto uno si domanda perché lo ha fatto, quale vantaggio politico ci sta dietro (da come sono poi andate le cose, si è capito che NON c’è stata nessuna valutazione politica e men che meno una strategia). Qui faccio un inciso per ricordare due cose importanti: chi è il nostro “nemico” politico? La Lega (abbiamo valori agli antipodi: quindi nessun favore a costoro), chi è il nostro nemico in termini percentuali? Il PPD, quindi – se possibile – gli si fa qualche sgambetto mettendolo in difficoltà. Il voto in Municipio era importante e andava dunque discusso a fondo per lo meno in Comitato (se non in assemblea). Invece che si è fatto? Un vero pasticcio: in virtù di asserite competenze si è votato la Pesenti (in troppi credono che il PS debba molto a costei, ma dimenticano la storia del partito – che qui non vado a ripercorrere – ma lei più che dare, ha preso tutto dal PS). La Pesenti era candidata della Lega e dunque NON andava assolutamente votata e aggiungo anche un altro elemento sensibile: la Pesenti è il Gruppo Ringier: vi siete mai chiesti che interesse potrebbe avere questo gruppo editoriale a mettere un piede nel LAC? A dimostrazione della sensibilità di questo elemento vi invito a considerare come il Caffè abbia trattato tutta la vicenda LAC: il minimo che si può dire, in modo defilato, se non nullo. Tornando alla cronistoria, di fronte alla reazione dei militanti, il gruppo ha infine deciso di astenersi dal voto e io ho espresso la mia parziale soddisfazione, ritenendo questo passo, un modo – pur non di grande profilo politico – almeno un rimedio parziale alla frittata cucinata improvvidamente in casa PS. Noto di transenna che non a caso in questo frangente la Lega esultava e il PPD era sepolto nel più assoluto silenzio avendo contrattato con loro sottobanco l’appoggio reciproco, facendo fuori gli odiati liberali e mettendo in grave imbarazzo i socialisti. Ecco perché ho tuonato – sempre in modo riservato sulla pagina chiusa del PS Lugano – contro la dabbenaggine e la mancanza di una visione dei nostri.
Quando a due giorni da voto consigliare, con Aurelio Sargenti, abbiamo pubblicato sempre sulla pagina PS di Lugano un accorato appello al Gruppo “a NON votare la proposta della Lega dei Ticinesi e a NON astenersi dal voto, perché l’astensione è un non voto che finisce col favorire chi non si vuole”, nessuno ha cipito (è stato letto da 45 compagni, fra cui diversi membri del gruppo PS). Il famigerato lunedì 3 ottobre è venuta fuori la brillante idea di lasciare la sala e non votare. Dal profilo politico niente di più scellerato e controproducente: alle figuracce rimediate dal Municipio e dal Consiglio per le note vicende procedurali, nessuno ha capito il motivo dell’eclissi del gruppo PS. Le giustificazioni – costruite evidentemente a posteriori – sapeva lontano un miglio di arrampicate sui vetri! Sempre di transenna, osservo al proposito che se veramente ci si vuole distinguere “non entrando nella logica partitica della distribuzione delle sedie”, allora bisognerebbe essere coerenti fino in fondo ed uscire ad esempio da tutti i CdA in cui si siede proprio grazie a questa logica (AIL, AIL Servizi, Casinò, LuganoAirport, ecc.ecc.). So di chiedere troppo, ma qui casca l’asino. Il 4 ottobre mi sono espresso per la prima volta pubblicamente (sulla mia pagina FB) giudicando volutamente in modo severo l’uscita dei compagni. Riporto qui la conclusione del mio intervento: “Si esce per protesta (argomento debolissimo)? NO, meglio votare! C’erano tre possibilità: votare il ticket femminile, votare Grassi e Masoni o astenersi. Si esce per far cadere il quorum? Ma in questo caso il conto non torna. Quindi l’uscita non ha prodotto un bel niente, se non una figuraccia”. La sera il gruppo è rientrato in aula e (bontà loro) con l’astensione ha rimandato a casa tutti quanti i candidati.
.. e adesso? La vicenda del LAC, come tale è magari solo un episodio della politichetta luganese, ma ha messo a nudo molti aspetti sui quali sarebbe ora ed utile riflettere. Dobbiamo veramente giocare il ruolo di chi conta (senza di noi certe cose non vanno avanti!), ma bisogna giocarla bene la partita mettendo in campo la nostra forza contrattuale: aspettiamo ad esempio il varo della politica dell’alloggio a pigione moderata (tutti dicono di volerlo, ma nessuno si attiva)? Bene, allora si cercano alleati e si contratta! Provate ad immaginare se adesso come socialisti dovessimo chiedere l’appoggio del PLR per il varo di questo importante e qualificante elemento politico? Oggi ci riderebbero in faccia (dopo aver silurato con l’assenza dal voto la loro candidata). Anche il Gigi di Viganello sarebbe stato capace ad esempio di barattare l’appoggio reciproco a due cose che i rispettivi partiti ci tengono e auspicano con ardore.
Se non ci mettiamo una volta per tutte a fare la nostra politica, si rischia non solo di regredire ulteriormente, ma di dare una mano alla Lega che evidentemente agisce in modo spregiudicato e astuto per annetterci con una sorta di OPA malevola, o – peggio ancora – per annientarci.

Alberto Leggeri