LUGANO 2050: IL PIANO DIMENTICATO
UN PIANO PER LA LUGANO DEL FUTURO CHE IL MUNICIPIO HA GIÀ SEPOLTO
INTERVISTA A PAOLA VIGANÒ, ARCHITETTA
Nel 2023, dopo anni di lavoro, il municipio di Lugano ha ricevuto dalle mani del Gruppo Studio Paola Viganò il Piano Direttore Comunale (PDCom). Si tratta di uno “strumento pianificatorio che definisce gli indirizzi generali, le strategie e gli obiettivi di sviluppo della Città per i prossimi 20-30 anni” (cit. https://www.pdcomlugano.ch/glossario). Il progetto “Lugano 2050: una visione e una proposta di piano” è ambizioso e radicale: nell’essenza, presenta una visione per una Lugano più giusta, ecologica, di reti, costellazioni e accessibilità allargata. Eppure, a distanza di quasi due anni, di quel documento si è persa ogni traccia nell’agenda politica del Municipio, ormai troppo concentrato a improvvisar tagli e a sbandierare vendite di assets.
Cosa spaventa davvero il Municipio? Forse l’idea che la pianificazione del territorio e urbana possa diventare uno strumento potente e non deputato unicamente alla rendita? Abbiamo posto queste domande direttamente all’architetta Paola Viganò, protagonista di questo progetto messo da parte troppo in fretta. Ne è uscita una conversazione lucida e appassionata, che riapre con forza il dibattito sul futuro di Lugano.
Dopo anni di lavoro, il Gruppo Studio Paola Viganò consegna un PDCom che propone una visione coraggiosa, resiliente, ecologica, attenta ai quartieri. E poi… il silenzio. Il Municipio prende tempo, smussa, si smarca, e alla fine si dissocia da molte delle proposte. È lecito pensare che la visione del PDCom sia stata semplicemente troppo “avanti” per un Municipio che continua a pianificare come se fossimo negli anni ’80. La capofila del Gruppo ci risponde che il PDCom non è un esercizio visionario calato dall’alto, né tantomeno un programma “troppo avanti” per Lugano: è semplicemente la risposta pragmatica alle sfide climatiche, sociali ed economiche che la Città affronta già oggi. Parlare di una Lugano policentrica, accessibile ed ecologica significa ridurre i costi delle future emergenze – dalle alluvioni alla congestione, o, all’opposto, allo spopolamento – e garantire benessere diffuso. Se il Municipio esita, è perché questo documento incrina la sua logica consolidata e tradizionale di città che oggi, secondo Viganò, è da leggere e progettare come una “città territorio resiliente”, inestricabilmente legata al suo vasto territorio e “piccola città globale”. Dunque, Lugano, a tutti gli effetti, è una Città che deve affrontare le sfide alle quali sono confrontate anche tutte le altre città. Ma non c’è alternativa credibile: o si avvia ora una trasformazione ordinata, oppure si dovranno inseguire i problemi, spendendo di più e con meno consenso. Tra i vari grandi temi spicca quello della riqualificazione della piana del Cassarate, esito di uno sviluppo senza qualità e oggi da adattare non solo al cambiamento climatico, ma alle nuove necessità dell’abitare. La sola politica di “densificazione” rischia di peggiorare le già modeste sorti della parte più densa della Città.
A chi liquida il PDCom come progetto “ideologico”, Paola Viganò ribatte che l’ideologia qui non c’entra affatto. Secondo la nostra interlocutrice non c’è ideologia nel dire che l’acqua scorre a valle, che il traffico genera inquinamento o che l’aumento delle temperature urbane mette a rischio i più fragili; ci sono soltanto dati e responsabilità pubblica. Per Viganò, la visione illustrata nel PDCom – Lugano “città di paesi e quartieri” e “città paesaggio”, accessibile e resiliente – non è un manifesto politico, ma un bilancio costi-benefici con lo sguardo al lungo periodo: prevenire oggi gli impatti climatici, la congestione e lo spopolamento costa infinitamente meno che rincorrerli domani. Il vero ostacolo, afferma con tono deciso, non è la presunta radicalità del progetto, bensì i potenziali conflitti inerenti al mutamento del ruolo dell’automobile, con la proposta delle nuove linee di trasporto pubblico ed il rafforzamento della mobilità lenta e attiva. Il Municipio non ha tuttavia mai interagito: ha ascoltato, ha ringraziato, ma non ha aperto un dialogo, uno scambio dialettico che sarebbe stato necessario e che permettesse di sviluppare soluzioni condivise. Ma in fondo, secondo il Municipio, il PDCom non era il proprio piano.
Nel processo di redazione del PDCom si è parlato di coinvolgimento della popolazione, di ascolto diffuso, di una Casa del Piano. Ma alla fine, la voce della cittadinanza è sparita. Nessuna sintesi dei contributi ricevuti, nessuna restituzione, nessun seguito. Viganò premette che il PDCom è stato sviluppato in stretto contatto con i funzionari: persone molto brave, competenti e che conoscono bene Lugano e che hanno fatto il possibile per mantenere alta l’attenzione sul piano. Per arrivare alla risposta alla domanda ritiene che il processo partecipativo (momenti intensi di camminate, discussioni, presentazioni nelle diverse parti della Città e delle costellazioni) abbia costituito il vero motore del PDCom: non solo, senza i laboratori di quartiere e la Casa del Piano proposti dal PDCom anche per proseguire con la sua attuazione, il documento resta lettera morta. Il Municipio ha spento quel motore appena incassata la legittimazione, temendo richieste scomode su alloggi, spazi pubblici e mobilità. In sostanza, invitare la città a parlare e poi chiudere la porta è il modo migliore per generare sfiducia e ricorsi, riassume Viganò. Riattivare subito tavoli permanenti, pubblicare i contributi raccolti e collegarli a un cronoprogramma pubblico non è un optional; è l’unica garanzia che il piano diventi prassi condivisa, non vetrina istituzionale.
Il PDCom parlava chiaramente della necessità di affrontare la questione abitativa, ma nel Messaggio municipale quasi non se ne fa cenno. Nessuna strategia concreta su pigioni accessibili, alloggi per giovani e famiglie, politiche fondiarie. Dobbiamo allora chiederci se è il Municipio ad aver rimosso questi temi per non turbare certi equilibri immobiliari: ma è possibile fare pianificazione urbana senza una politica dell’abitare degna di questo nome? Per Paola Viganò, ignorare l’abitare significa sabotare l’intero PDCom. Il piano prevedeva la rigenerazione diffusa, di tutto lo stock abitativo attuale, un fondo comunale per acquisire fondi strategici, quote minime di edilizia convenzionata e programmi mirati per giovani e anziani: strumenti concreti per contenere le pigioni e preservare la mixité sociale. Il Municipio, cancellando o diluendo questi capitoli, espone Lugano al rischio di diventare un resort di seconde case: quartieri vuoti di giorno, espulsione delle famiglie e pendolarismo in crescita. Secondo Viganò una città che non garantisce casa ai propri residenti smette di essere città e diventa vetrina. Integrare una politica dell’abitare è quindi condizione non negoziabile.
Una visione urbana che mette al centro la mobilità lenta e pubblica, la riduzione dell’auto privata, la qualità degli spazi pubblici. Ma poi il Municipio si mostra scettico, prudente, evasivo. Tram-Treno nel 2032, ciclabilità come obiettivo solo di facciata, niente accelerazione sugli interventi. Non è che, dietro i buoni propositi, il Municipio stia in realtà bloccando ogni passo avanti per non urtare chi difende ancora un’idea di città autocentrica e inquinata? L’architetta difende l’operato del Gruppo dicendo che il PDCom fissa obiettivi chiari: dimezzare i chilometri in auto privata, completare la rete ciclabile, dare priorità a bus, tram, treno e spazi pubblici pedonali. Viganò specifica che questi obiettivi sono condivisi anche a livello federale. Ogni anno di rinvio blocca investimenti, consolida traffico e inquinamento e favorisce chi difende l’auto al centro. I dati ci sono, alcuni dei progetti preliminari pure. Servono decisioni politiche ora, con fondi e cronoprogramma vincolante, oppure la Città resterà ostaggio di un modello autocentrico che costa in salute, spesa pubblica e attrattività.
In conclusione, l’architetta Paola Viganò ci tiene a precisare che il PDCom non è un quaderno di sogni, ma un percorso realistico che altre Città svizzere stanno già percorrendo. Richiama l’esempio di Ginevra e del PDCom, sempre seguito dallo Studio Viganò, consulente della Città, concluso poco dopo quello di Lugano e approvato che guiderà le scelte urbane nel prossimo decennio.
Se Lugano sceglierà di restare ferma, avverte Viganò, pagherà un doppio prezzo. Da un lato il costo sociale di una città sempre più cara e congestionata, poco attrattiva per i suoi giovani, dall’altro lato il costo nei termini di immagine di essere l’unico grande centro svizzero che rinuncia a governare il proprio futuro. Il PDCom, dunque, non è un fascicolo da archiviare, ma un bivio politico: può diventare la guida operativa per una Lugano più giusta, verde, vitale e resiliente, oppure trasformarsi nell’ennesima occasione sprecata. Precisando però che il PDCom non risolve tutti i problemi, non è la bacchetta magica: se non lo si sviluppa e lo si aggiorna, invecchia. Ad ogni modo, la vera decisione – conclude l’architetta – non riguarda il nostro piano, ma la volontà di non lasciare che il cambiamento arrivi troppo tardi e utilizzarlo per migliorare la qualità della vita per tutti i cittadini di Lugano.