Interrogazione – 15 luglio 2026

La questione delle modalità di utilizzo degli spazi pubblici a Lugano è particolarmente sentita durante l’estate.

Pensiamo alla foce del Cassarate, ormai denominata Lugano Marittima, ma anche in parchi come quello del Tassino, dove ancora si riesce ad organizzare feste spontanee.

Interessante nel dibattito è stato il contributo di qualche settimana fa di Niccolò Castelli, direttore artistico Giornate di Soletta, su La Regione in un articolo dedicato alla Cultura alternativa ed alla visione che Lugano ha della stessa. Mi sembra valga la pena riprenderlo per contestualizzare la riflessione:

Penso a tutto questo mentre faccio due passi alla Foce del Cassarate, praticamente l’unico vero spazio pubblico cittadino in cui vi è un accesso diretto al lago. Lugano Marittima non è semplicemente un evento estivo. È una scelta urbana e politica precisa: un modello altamente controllato, formalmente ordinato, esteticamente uniforme. Un insieme di casette identiche, un’offerta standardizzata e una programmazione musicale ridotta spesso a funzione di accompagnamento, più che di proposta culturale. Anche i prezzi praticati contribuiscono a rendere quello spazio meno accessibile a una parte della cittadinanza. La recente decisione del Municipio ne riduce ulteriormente l’apertura, fino a limitare la possibilità stessa di attraversarlo liberamente. A guardarlo bene, Lugano Marittima introduce nello spazio pubblico una logica di uso fortemente regolato e poco permeabile. Non è quindi solo una questione di gusto, bensì una definizione precisa di cosa possa essere – e non essere – lo spazio pubblico. La Città non si limita a mettere a disposizione i suoi spazi pubblici più attrattivi: ne definisce direttamente contenuti, cornice e modalità di utilizzo. È una scelta legittima, anche se atipica rispetto a quanto avviene nelle altre città svizzere, che restringe però il margine per visioni diverse di città.  Sempre la Foce del Cassarate torna utile come esempio. Dopo la riqualificazione del 2014, lo sbocco del fiume sul lago è diventato uno dei luoghi pubblici più riusciti di Lugano: aperto, accessibile, libero. Negli anni successivi, però, durante l’estate lo spazio è stato progressivamente occupato da una programmazione definita dall’istituzione stessa. L’affluenza a Lugano Marittima non dimostra che il modello attuale sia il migliore. Dimostra piuttosto il valore del luogo in cui si inserisce. La forza non è necessariamente del format: è della Foce stessa. L’alternativa, oggi, non dispone di pari condizioni di accesso, risorse e visibilità. E questo produce un effetto semplice: il pubblico non ha realmente la possibilità di scegliere tra modelli diversi. Se esistesse un’altra proposta, radicalmente diversa, la Città scoprirebbe che il consenso è una conseguenza delle condizioni.

Il dibattito va oltre. Le riflessioni anche e speriamo anche le proposte. Le posizioni a favore di regole severe (controlli all’entrata, divieto dell’autoconsumo, orari limite, interventi di polizia contro il rumore) sono la prima e al momento unica risposta, presa in emergenza da parte di autorità che non riescono ad immaginarne altre. Sono le risposte di chi ha potere in città e pretende di poterne beneficiare secondo canoni consumistici, che si reggono su una vendita molto spinta delle bevande alcooliche (anche ai minorenni), salvo poi stupirsi degli effetti negativi dell’abuso. Sono risposte che fanno pensare all’agire politico di chi favorisce il casus belli, fomenta il sentimento di insicurezza reale o meno che sia, per poi sfruttarlo politicamente con misure restrittive.

Sono però e per fortuna anche misure criticate da chi chiede che viga una libertà maggiore negli spazi pubblici a Lugano: libertà di stare senza consumare, di portarsi le bibite da casa, di vivere e creare aggregazione senza per forza diventar clienti.

E qui diventa centrale il carattere prevalentemente commerciale di Lugano Marittima, appaltata ai principali esercizi pubblici luganesi. Non poche sono le perplessità ed il sospetto che quella che si vuol far passare per misura di sicurezza sia in realtà una misura protezionistica del monopolio della mescita.

Restiamo positivi.

Lugano marittima è un’esperienza positiva, ma non si può occupare il suolo pubblico dandolo in appalto a privati. Non possiamo permettere che gli spazi pubblici più belli vengano privatizzati. Tutte le fasce d’età e di reddito devono avere i medesimi diritto di beneficiare di questi spazi L’impressione è invece che i bisogni dei giovani e delle fasce meno ricche della popolazione non siano sono realmente presi in conto. In questo caso come in altri. Sembra sempre che Lugano sia fondamentalmente una città che è aperta solamente all’aggregazione di chi ha soldi da spendere e che questa aggregazione passi necessariamente attraverso un forte consumo di bevande alcooliche.

Non andrebbero incentivate forme di aggregazione che puntano sul consumo di momenti musicali o culturali “sviluppati dal basso”, che sono altrettanto importanti per lo stare (bene) assieme?

Con la presente interrogazione chiediamo quindi al lodevole Municipio:

1. Intende far fare un’analisi sociologica dei bisogni di aggregazione dei giovani nel periodo estivo (ma non solo)? E di come vengono o non vengono soddisfatti dall’offerta esistente?

2. Intende fare una proposta per l’estate 2027 volta alla messa a disposizione gratuita di spazi pubblici (non marginali) d’aggregazione a gruppi giovanili, ad associazioni e ad enti no profit, che possano sviluppare un’offerta ricreativa e culturale non commerciale e a prezzi accessibili?

Intende attribuire almeno una parte di questi luoghi pubblici con procedure realmente aperte e competitive, che siano capaci di far emergere visioni diverse di città?

Intende pensare ad offerte che non prevedano la “privatizzazione” di fatto degli spazi pubblici?

E’ possibile avere un aggiornamento sul Masterplan Lago? E’ possibile avere una tempistica?

Cristiano Canuti, La Sinistra

Nina Pusterla, La Sinistra

Elena Rezzonico, La Sinistra

Romina Fumasoli, La Sinistra

Carlo Zoppi, La Sinistra

Demis Fumasoli, La Sinistra