Mentre i riflettori sono spesso puntati sulla sfida del pareggio di bilancio e sui conseguenti tagli, alcuni comuni e in particolare i centri urbani – come Bellinzona e Lugano – faticano a tenere il passo. Le risorse finanziarie crescono di poco o nulla, le spese per i servizi e per i compiti da assolvere continuano ad aumentare.

Se le risorse a disposizione del Cantone sono in calo, la responsabilità di mantenere i servizi locali è stata trasferita ulteriormente ai comuni, senza però un adeguato supporto finanziario. Anzi, le ripercussioni della politica cantonale sui comuni si fanno sentire con forza, ampliando il divario tra le risorse del Cantone e le necessità locali. I comuni che già affrontavano problemi strutturali, si trovano ora in difficoltà nel fornire servizi adeguati, costretti a fare i conti con bilanci in rosso e a fronteggiare la maggiore pressione della concorrenza fiscale intercomunale. Le politiche cantonali, segnate dal rigore fiscale non lasciano intravvedere miglioramenti e sembrano guidate da una logica liberista che favorisce i pochi a discapito dei molti: grandi imprese e alti redditi beneficiano di sgravi fiscali, mentre il resto della popolazione subisce gli effetti di un sistema che antepone l’efficienza contabile al benessere sociale.

Lugano, che si presenta come uno dei centri economici più importanti del Canton Ticino, non è certo immune da questi fenomeni; anzi né è particolarmente toccato. Nonostante la sua reputazione di “città ricca”, i numeri raccontano un’altra storia: un bilancio in passivo e l’incapacità di generare entrate sufficienti, mettendo a rischio sia la qualità del servizio pubblico sia il futuro degli investimenti. La gestione delle risorse comunali, concentrata su progetti ambiziosi ma costosi, evidenzia fragilità strutturali mentre i costi di gestione ordinaria aumentano senza alcuna reale contromisura.

Non si tratta solo di una crisi delle finanze, ma di una crisi della visione politica di Lugano. Il Municipio, a maggioranza di centrodestra, dimostra un’incapacità di comprendere le vere priorità del Comune: a fronte di bilanci in rosso, si risponde con tagli quasi simbolici come l’annullamento dell’aperitivo per i dipendenti o l’obbligo di affrancare la busta per il voto per corrispondenza. Misure utili solo a mascherare l’assenza di un piano concreto.

Manca una strategia per ridistribuire i costi e aumentare le entrate. L’unica iniziativa rilevante? Un viaggio a Londra per attrarre ricchi globalisti. Davvero pensano che qualche milioncino importato possa risolvere problemi strutturali? Anche se arrivassero, resterebbero qualche anno prima di spostarsi altrove, dove le condizioni fiscali saranno più vantaggiose. Nessuna visione a lungo termine, nessun investimento nelle vere risorse del Comune: le persone che ci vivono.

Ci troviamo di fronte alle conseguenze di una politica che mira a trasformare Lugano in una nuova Montecarlo, favorendo grandi investimenti e opere pubbliche senza affrontare i problemi di fondo. Ma un Comune che vuole crescere e migliorare deve continuare a investire nei servizi per la popolazione e in infrastrutture che guardino al futuro.