Lei è stato sindaco dal 1984 al 2013. Quando e quale visione ha sviluppato per Lugano?

Ad inizio anni Ottanta, appena eletto Sindaco, mi resi conto che Lugano non poteva vivere su una sola stampella, ossia la finanza, ma che aveva bisogno di altri appoggi. Scrissi un articolo su Ticino Management in cui schematizzai una sedia, 4 punti di appoggio: cultura, istruzione, finanza e commercio. Si iniziò a parlare di università e in quattro anni diventò realtà. Il polo culturale si sviluppò in un secondo momento, quando le grandi mostre, i grandi concerti e i grandi spettacoli non avevano posto in cui andare. Così pensammo di mettere tutto sotto un solo tetto. Per farla breve, dal venerdì al lunedì è nata l’idea del polo culturale e da lì è cominciato tutto.

Ad inizio anni Duemila lo sviluppo era frenetico: lo stadio, l’aeroporto, il Campo Marzio. Progetti su cui ancora oggi il Municipio vive di rendita. Questi unitamente alle partecipate della Città (trasformate in SA durante i miei mandati) sono il patrimonio a disposizione del Comune. Senza dimenticare quello sviluppato investendo in proprietà immobiliari.

Una città dovrebbe essere come un orologio, con le lancette grandi che fanno muovere quelle più piccole: a Lugano però si sta facendo il contrario e la lancetta più grande sta rallentando quelle più piccole. Sarà banale, ma se il centro funziona poi tutto il resto funziona.

Perché ha tanto voluto le aggregazioni e come hanno contribuito allo sviluppo della città?

Nel 2000, come detto, il potenziale della Città era talmente grande che non poteva più limitarsi a essere distribuito sul territorio esistente, ma doveva coinvolgerne uno più vasto. Nel nostro Paese, il grande errore è che ognuno pianifica per sé, mai pensando che le conseguenze della pianificazione cadono sul vicino. In un territorio come quello ticinese, ampio e complesso, unire i Comuni significa anche unire i concetti di sviluppo, soprattutto urbanistico. Le aggregazioni portano -anche- questo vantaggio.

Fin dall’inizio, ho insistito su due espressioni: “aggregazioni” al posto di “fusioni” e “nuova Lugano” al posto di “grande Lugano”. La mia idea era partire da quello che già c’era e immaginare qualcosa di diverso, senza eliminare. In questo discorso, è il cittadino che deve diventare l’attore principale, protagonista insieme al politico, e non essere unicamente spettatore. Come esecutivo abbiamo ricevuto complimenti per aver portato avanti la prima grande aggregazione, perché è significato sì aggiungere vagoni ma anche avere una grande locomotiva.

E oggi?

Oggi la locomotiva non c’è più. Lugano è come se fosse un puzzle buttato all’aria di cui ora non si trovano più i pezzi. Da quando io sono uscito dal Municipio nel 2013, nessuno mi ha più chiesto quale fosse stata la genesi dei progetti e come si poteva andare avanti con la visione sviluppata 20 anni prima. Oggi ci si perde nei dettagli, ma ci si dimentica che i protagonisti sul territorio vanno coinvolti. Tuttavia, va notato che il possibilismo ad oltranza, ossia il non avere una linea chiara circa cosa è da fare e cosa non è da fare, distrugge e disorienta, perché non si capisce più da che parte si sta andando e si arriva al cul de sac in cui ci troviamo oggi.

Inoltre, la grande frammentazione che c’è oggi nel Municipio non fa bene al Comune perché si sviluppano delle lotte tra persone al posto di guardare avanti. Il Sindaco Foletti, si è trovato in una situazione difficile, ma ha deciso di non cambiare il suo ruolo, però il Sindaco è il Sindaco. In Municipio ci vuole qualcuno che ha l’intuizione, il compito non è fare il maestrino. In questo stimo molto Mario Branda, Sindaco di Bellinzona. Oggi la capacità di guardare all’operatività progettuale è sostituita dalla burocrazia, dai tecnocrati. I partiti dovrebbero essere più fluidi nel dialogare al posto di scontrarsi, perché il comune denominatore è la Città, “io cosa posso dare alla città?” ma senza essere il primo della classe.

Quindi secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Secondo me, il futuro è portare avanti i progetti di sviluppo, oltre a quelli già conosciuti (Polo sportivo e quello congressuale), Cornaredo e Pian Scairolo, ma senza burocratizzarli, come è stato fatto con il PSE. Adesso è ora di chiedersi come rilanciare Lugano. 

Serve conoscere bene il territorio e i suoi valori. Servirebbe creare una simulazione 3D del territorio, mediante la quale si potrebbe osservarne il volume integrato nell’orografia. La tridimensionalità dei Piani regolatori (PR) mostrerebbe le discrepanze che un PR può comportare. Secondo me questo è il modello di visione del Ticino di domani.

Perché la domanda interessante resta “se io realizzo quel Piano regolatore, come sarà la mia Città?” non si sa. Non è sufficiente uniformare, bisogna sia correggere, sia puntare sulle peculiarità del territorio, ma serve prima capire quale sarà la Città futura. In questo senso, le aggregazioni possono tornare nuovamente d’attualità.

C’è qualche cosa di cui si pente?

Di essermi messo in lista nel 2013.

 

L’opinione di Tessa Prati e Filippo Zanetti, copresidenti

La pianificazione di Lugano sta ora ripartendo e il PDcom porterà alla codifica delle norme del Piano regolatore unico del Comune, che si realizzeranno in  vari Piani regolatori volti a valorizzare le diversità territoriali e rendere le regole edilizie attuali, coerenti e uniformi. Vista la procedura scelta, il Consiglio comunale potrà esprimersi solo in un secondo momento, (quando saranno presentate le modifiche di Piano regolatore). Ciò avverrà sulla base di obiettivi e indirizzi pianificatori già decisi dal Municipio. È quindi uno strumento che, tolta la fase consultoria avvenuta nella prima parte del 2022, è strettamente in mano al Municipio. 

Al di là dei tecnicismi, per riprendere le parole del già Sindaco Giudici, a Lugano serve una visione e serve una politica in grado di metterla in pratica. È infatti innegabile che nell’ultimo decennio l’orologio a cui si riferisce Giudici, se non si è fermato, ha per lo meno smesso di battere regolare. Con questa sua metafora l’ex Re ci ricorda che il ruolo del Sindaco (e poi del Municipio) è quello di dare il ritmo, il tempo: è la carica che riverbera poi su tutto il resto. 

Come detto, il PDcom nasce in un contesto di (prolungato) smarrimento del Municipio e forse proprio per questo lo si è voluto affidare in questo modo a terzi. Di converso, però, l’opportunità è quella di trovarsi davanti ad un foglio bianco con la possibilità di tratteggiare la visione della Lugano del 2050.  Il PDcom, nonostante alcune criticità, sarà lo strumento di particolare rilevanza in questo contesto: porrà le basi (più o meno solide) della Lugano del futuro. Il PDcom è uno strumento pianificatorio di carattere astratto, ma che avrà un’influenza su altri documenti molto concreti: ad esempio i piani regolatori. Considerata la posta in gioco, a livello edilizio va deciso prima dove, come e quando si fa cosa. Non si può aspettare che siano installate le ennesime modine per far spazio a una nuova speculazione immobiliare.

Riteniamo che il PS Lugano debba discutere e approfondire quale Lugano dovrà esserci nel 2050. Nell’ambito della pianificazione del territorio questo è il momento di agire, tenendo ben a mente da dove siamo partiti. Certamente anche gli errori fatti sono da ricordare, perché non si ripetano, ma quello che il passato ci ha lasciato è qui da vedere, e non serve adesso fare processi poco costruttivi. Adesso è ora di guardare al futuro: bisogna ritrovare la via per migliorare, affinare e finanche stravolgere, per sviluppare una Lugano più vivibile, più integrata e integrante e più internazionale. Il PDCom è dunque una sfida cruciale per il futuro di Lugano e noi socialisti ne siamo coscienti e consapevoli. Perdere questa sfida vorrebbe dire andare incontro al declino di Lugano e in campagna elettorale sarebbe troppo facile concentrarsi unicamente su temi risonanti ma di poca valenza per la Città e la sua cittadinanza. Nascondersi dietro a questi temi, che tanto hanno portato bene ad alcuni partiti, sta conducendo Lugano a non essere più una locomotiva e quando il treno sarà fermo la responsabilità sarà di questi partiti!

Di questo e tanto altro, con l’aiuto di più persone (esperte e non) che daranno il loro contributo e la loro visione, discuteremo il prossimo 12 novembre al Palazzo dei congressi (maggiori informazioni sull’ultima pagina).