‘Autorizzazione da non ridare’
Raoul Ghisletta, dal bilancio di metà legislatura all’estrema destra in piazza a Lugano

laRegione, 3 Feb 2026, di Dino Stevanovic

Di certo, non è passato inosservato. I primi (quasi) due anni in Municipio di Raoul Ghisletta sono stati vissuti sulle montagne russe. Rispetto a Cristina Zanini Barzaghi ha scelto una via diversa, più profilata, scontrandosi altrettanto contro la realtà di un Esecutivo di destra qual è quello luganese. Smarcandosi ha fatto rumore, ha fatto anche arrabbiare alcuni colleghi, è stato segnalato alla Sezione enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni. Ma sta anche riuscendo lì dove in parte altri municipali arrancano: dare voce e spazio alle idee di sinistra. Abbiamo quindi intervistato il rappresentante socialista a Palazzo civico su queste idee, come su altri temi di attualità. Ad esempio la nuova manifestazione che l’estrema destra vorrebbe tenere a Lugano il 21 febbraio e che secondo Ghisletta non andrebbe autorizzata per motivi di ordine pubblico.

Quasi due anni in Municipio: un primo bilancio?

Il lavoro di municipale a Lugano ha delle analogie con il lavoro di un dirigente di un sindacato (Ghisletta è rimasto attivo nella Vpod, ndr). Da una parte c’è il lavoro di conduzione dell’organizzazione, nel mio caso il Dicastero immobili, con le sue attività di gestione e manutenzione degli immobili esistenti e di edificazione di nuovi. Dall’altro, devi seguire le questioni politiche che si pongono nella città – e talvolta oltre –, in particolare collaborando con i gremi politici e le associazioni del territorio. Traccio un bilancio positivo soprattutto per quanto riguarda la collaborazione registrata nel Dicastero e per quanto riguarda la collaborazione con le organizzazioni attive del territorio. Spero che il tutto possa continuare anche nei prossimi due anni.

Chi l’ha preceduta è stata criticata da una parte della sinistra. Ora che è nei suoi panni, in un Municipio così di destra, ritiene che le critiche siano state eccessive o adeguate?

Ogni municipale ha la sua storia personale e lavora in un contesto determinato, che nella fattispecie è cambiato molto rispetto alla precedente legislatura. Posso solamente dire che il lavoro realizzato nel Dicastero immobili da parte di Cristina è stato importante e per questo la ringrazio.

In ogni caso, votando lei, la maggioranza della base socialista ha espresso la volontà di un cambiamento. Ritiene sin qui di essere stato all’altezza?

Smarcarsi non è un obiettivo fine a sé stesso. Serve a testimoniare la presenza della sinistra nel Municipio, quando purtroppo la maggioranza prende una direzione totalmente opposta, segnatamente di stampo neoliberista. Per il resto politicamente cerco di discutere e collaborare con le realtà del territorio, che sviluppano attività sociali, ambientali e culturali rendendo più vivibile e accogliente la città.

Di certo, è riuscito a ‘far arrabbiare’ i suoi colleghi più volte: dalla cassa dei Pompieri al Pse, fino a Preventivo e Piano finanziario, per citare alcuni casi. Perché ha ritenuto di smarcarsi così spesso?

La situazione della cassa dei Pompieri, ricordiamo che parliamo di circa 2 milioni di franchi di patrimonio, era un caso di opacità unico: la mia segnalazione alla Sel, l’interrogazione di Nina Pusterla a livello comunale e quella di Giulia Petralli a livello cantonale hanno raggiunto l’obiettivo che il Cantone obbligasse tutti i Comuni, e non solamente Lugano, a inserire nei conti queste casse. Per quanto riguarda le mie richieste di chiarimento sul contratto di affitto dell’Arena sportiva, spifferate da qualcuno al ‘Corriere del Ticino’, ci sarebbe mancato altro che non chiedessi di approfondire gli aspetti giuridici ed economici. Nel dicembre 2025 è stato acclarato che di fatto la Città sponsorizzerà il Football Club Lugano (Fcl) con 5 milioni di franchi annui, assumendosi i costi dell’ammortamento (del riscatto, ndr) e degli oneri finanziari dello stadio, mentre in America il miliardario Mansueto lo stadio se lo costruisce da solo. Rimango del parere che Mansueto lo stadio di Lugano doveva acquistarlo, visto l’uso esclusivo che ne fa l’Fcl e visto il deficit cittadino. Quanto al Piano finanziario della Città, si tratta di un documento molto importante, anche se di difficile lettura. Stabilisce la rotta politica involutiva di questo Municipio per gli anni a venire: nel mio comunicato dell’autunno scorso l’ho definito ingiusto per la maggior parte della popolazione, inaccettabile per la qualità di vita nei quartieri e ingannevole per la narrazione sulle vendite dei beni della Città, chiamate ridicolmente ‘rivalorizzazioni’.

A tal proposito, è stato segnalato alla Sel. Come è andata finire?

La Sel ha ricordato la facoltà del municipale di esprimersi pubblicamente su temi importanti in base al diritto di opinione e ha riconosciuto che non ho violato il segreto d’ufficio nelle mie prese di posizioni, in quanto ho parlato di questioni di interesse generale note pubblicamente. Tuttavia, mi ha invitato a maggiore cautela, in particolare a non usare più certi termini troppo marcati (tipo “inganno”, “bugia”, “scriteriato”) riferiti ad atti municipali. In futuro chiederò all’intelligenza artificiale di trovarmi dei sinonimi più soft, ma comprensibili a tutti (ride, ndr).

È stato criticato pubblicamente più volte da alcuni colleghi, a cominciare dal sindaco, per il fatto di essere ancora troppo ‘sindacalista’ e non aver assunto adeguatamente il ruolo di municipale. Cosa risponde?

Convivo con le critiche, perché a mia volta ne faccio. Le critiche peraltro sono il sale della democrazia. Non mi sembra che il tema dei miei interventi sia legato a una forma di ‘sindacalismo’. Ritengo di essere il riferimento di un’area, ma come lo sono anche gli altri. Mi sembra che siamo tutti partitici in Municipio, chi più chi meno. Resto dell’idea che sia importante profilarsi per non fare da alibi. Ma va fatto sulle cose importanti.

In città c’è chi dice che lei stia volutamente tirando la corda per arrivare a uno scontro coi colleghi, a rischio di vedersi ridotte le competenze da municipale. Voci che smentiamo?

Queste voci non hanno senso.

Lei dice che è giusto profilarsi sui temi importanti. Tuttavia l’anno scorso quando un gruppo di estrema destra, che sui social inneggia alla violenza e al fascismo, ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per sfilare a Lugano, lei non si è smarcato. E questo silenzio ha fatto un po’ rumore.

Quella richiesta è stata una prima e non si sapeva neanche bene chi fossero. Ora sono tornati alla carica, per la verità avevano già fatto una richiesta a gennaio che poi hanno ritirato per via della disgrazia di Crans-Montana. Stavolta abbiamo chiesto alla polizia di avere un rapporto più dettagliato. Bisogna stare attenti.

Attenti a che cosa?

L’anno scorso il ‘Tages Anzeiger’ ha svelato che alcuni anni fa in Svizzera è stato fondato un partito neonazista, ovviamente segretamente. Ora bisogna capire se questi qui che vogliono fare la marcia o qualcuno dei gruppi che hanno invitato a marciare con loro siano legati, ad esempio, a questo partito neonazista. Oppure se abbiano dei precedenti problematici di altro tipo alle spalle.

Beh, i riferimenti a ‘valori’, immagini e simbolismo di estrema destra sono evidenti. Dal suprematismo bianco alla remigrazione.

Giuridicamente i legali della Città l’anno scorso ci hanno indicato che non ci sarebbero appigli per negare l’autorizzazione a manifestare ai frontisti, se questi gruppi non sono dichiarati illegali dalla Confederazione. Il suprematismo bianco alla base della teoria della remigrazione è sicuramente una forma di razzismo, ma è illegale in Svizzera?

Lo sono la discriminazione e l’incitamento all’odio. E d’altra parte, di solito è la società che anticipa la politica e la giurisprudenza e non viceversa.

Certamente, penso che occorra impegnarsi nella critica alla remigrazione, coinvolgendo tutti i partiti democratici. In ogni caso in questi giorni in Municipio sono in corso dei nuovi approfondimenti sul tema. Se non vi fosse una maggioranza politica per negare l’autorizzazione a manifestare per discriminazione e incitamento all’odio, rimarrebbe poi ancora la possibilità di negarla a seguito della messa in pericolo dell’ordine pubblico: infatti la marcia frontista del 21 febbraio si scontrerà frontalmente con una contromanifestazione antifascista.

E secondo lei che decisione dovrebbe prendere il Municipio?

Negare l’autorizzazione perché non vogliamo che Lugano diventi la passerella del razzismo e del neofascismo in Svizzera. Peraltro sono valori inconciliabili con la storia politica della Lugano radicale e democratica dell’Ottocento e del Novecento, ben simboleggiata dall’iconografia di Palazzo civico.

Viceversa, accordandola, si correrebbe di nuovo un rischio importante: permettere a qualcuno che magari non è (per ora) sulla lista nera della Confederazione di superare il limite della legalità infrangendo delle norme, ad esempio quelle sulla discriminazione.

In ogni caso è fondamentale che i partiti democratici mettano un cordone sanitario contro le idee antidemocratiche e intolleranti di questi gruppi, vista la loro insistenza a venire qui. Lugano ha il 40% di popolazione straniera che è ben integrata: venire qui a fare il discorso della remigrazione rischia di alimentare tensioni che oggi non ci sono.

Tornando al suo lavoro in Municipio: pur essendo in netta minoranza, ritiene che la sinistra riesca comunque a dare un proprio apporto alle discussioni?

Il gruppo della sinistra nel Legislativo e il sottoscritto nell’Esecutivo fanno il possibile per portare la voce di chi non ha voce oppure ne ha poca. Tuttavia nelle discussioni degli organi politici cittadini è fondamentale l’apporto che proviene dal basso: ad esempio con petizioni, lettere e richieste di incontri di commissioni di quartiere e associazioni. Esiste una Lugano aperta, sociale, culturale e ambientalista, che talora riesce a manifestarsi dal basso e a conseguire risultati presso le autorità.

Quali dossier ha particolarmente a cuore in questa legislatura e vorrebbe portare avanti entro il 2028?

Sarà importante definire la politica dell’alloggio della Città, chiarendo le situazioni problematiche per gli inquilini e facendo delle previsioni affidabili sull’evoluzione del mercato dell’alloggio, per mettere in campo strumenti adeguati: è un lavoro che coinvolge il Dicastero immobili, il Servizio di statistica urbana, la Divisione pianificazione e la Divisione della socialità. Poi bisogna finalmente trovare e sistemare degli spazi per la cultura dal basso e avviare i lavori all’ex Macello. E infine vanno ultimati gli spazi per le associazioni di quartiere e va programmato il risanamento energetico degli immobili della città.

Alcuni suoi colleghi, Michele Foletti e Marco Chiesa per esempio, hanno già iniziato a pensare al 2028, alle elezioni. E lei?

Se potrò dare un contributo utile a un’avanzata dell’area di sinistra per una Lugano più sociale, verde e accogliente, nel 2028 ci sarò. Altrimenti mi occuperò di altro in ambito sociale.