DI CRISTIANO ZANONI, DIREZIONE

Oramai non è più un segreto, a Lugano esiste una cultura indipendente. Ne parlano i media, l’argomento è entrato nel dibattito politico, lo si capisce dagli spazi che sono nati, da altri che stanno per nascere e dal numero di persone che vi partecipa. Per come la intendo in questo scritto, la cultura indipendente è quel mondo culturale che vive al di fuori delle istituzioni, nel mondo della società civile, delle persone che si riuniscono in forma spontanea per perseguire interessi collettivi legati alla produzione, alla conservazione ed alla fruizione di contenuti. La spontaneità è ricchezza, perché portatrice di novità e non solo, riesce meglio a cogliere lo spirito del tempo, a starne al passo, a descriverne le paure, a metterne in scena le manifestazioni. Bisognerebbe investirci parecchio, ne gioverebbe a tutti, è un’opportunità pronta per essere colta.

In un periodo dove il futuro è incerto più che mai e il mondo del lavoro è in costante cambiamento, davvero possiamo permetterci di privarci, di non favorire, di avversare addirittura, quelli spazi dove liberi cittadini si ritrovano per produrre arte, per ragionare sulla contemporaneità, sul mondo che è e su quello verrà? Spazi interdisciplinari e intergenerazionali che non solo portano socialità, intrattenimento, cultura, ma anche scambi di tipo professionale che invece andrebbero garantiti, agevolati?

Ora io non pretendo di convincere tutti che in una società che muta velocemente, intrisa di individualismo e frammentazione del tessuto sociale, siano fondamentali degli spazi che nascono dai cittadini stessi e per questo vicino alle reali esigenze della popolazione.

Vorrei però che fossimo tutti d’accordo riguardo all’importanza che Lugano possa contenere al suo interno più di una realtà, più di un modo di intendere la vita. Dobbiamo essere in grado di garantire una sorta di biodiversità che possa permettere a tutta la popolazione di sentirsi a casa, di trovare un proprio spazio nella città dove si vive. Si può continuare ad esporre motoscafi e macchine di lusso in centro, con annessi e connessi, ma allo stesso tempo sostenere o almeno non ostacolare la nascita di un altro genere di spazi, che possano rappresentare altre frange della popolazione, altri immaginari.

Di esempi in Svizzera ne abbiamo tantissimi, che si trovino delle modalità per fornire spazi e strumenti che sono di fondamentale importanza, che si pensi a un quadro giuridico all’interno del quale le associazioni culturali possano sentirsi tranquille, investire, progredire. Trovo frustrante e irrispettoso, trattare con sufficienza persone che si spendono per portare cultura nella nostra città, per mettere Lugano sulla mappa della cultura indipendente Svizzera, per portare contenuti che altrimenti non raggiungerebbero mai le nostre latitudini.

Il supporto alla cultura indipendente è necessario perché si creino dei virtuosismi, perché questi moti culturali non restino fuochi fatui che si spengono all’esaurimento dei promotori. Perché oggi chi fa cultura indipendente lo fa quasi sempre a proprie spese, di tempo, denaro, energie, che almeno questo venga riconosciuto, che almeno si dica grazie.

La cultura indipendente è un’opportunità da cogliere con entusiasmo, non un fastidio da reprimere cinicamente. Chi non è d’accordo non abbia paura, potrà continuare a fare come prima, ma che almeno non limiti altri nel cercare di fare qualcosa di diverso.