Commento sulla distribuzione salariale per genere dei dipendenti della Città di Lugano

Per questo commento è stata utilizzata la statistica delle Risorse umane del 22 maggio 2017.

Il mio commento è personale e non mira a denunciare una mancata attuazione della parità salariale. In base alla grafica allegata non è infatti possibile analizzare una mancata attuazione della parità salariale. Confido in effetti nel Comune di Lugano, sperando che essa venga monitorata a sufficienza dall’Ufficio delle Risorse umane. La parità salariale impone che venga pagato lo stesso lavoro nella stessa maniera, indipendentemente dal genere.

Guardando la grafica si possono tuttavia costatare degli altri problemi di genere che probabilmente sono più gravi e più radicati.

Prendiamo le classi salariali 1, 2 e 3 che sono le classi salariali più basse. In queste classi troviamo 336 donne e 14 uomini. Dall’altro lato della scala salariale abbiamo la classe 23, 24 e quella più alta la 25. In questa sezione troviamo una situazione completamente opposta. Qui troviamo una relazione di 20 maschi per 2 donne.

Tornando alla situazione delle classi salariali basse, che garantiscono probabilmente a malapena la sussistenza, mi preme evidenziare come in questa grafica sia proprio evidente quella che viene chiamata “femminilizzazione del lavoro”. La tabella non permette di analizzare di preciso le funzioni di queste classi, ma possiamo tranquillamente ipotizzare che siano funzioni alle quali viene richiesta una grande operatività; potrebbero essere donne delle pulizie, donne che lavorano nelle cucine delle case anziani o delle scuole dell’infanzia, ma potrebbero senz’altro anche essere donne che svolgono lavori di ufficio considerati di basso livello, così come potrebbero anche essere donne con compiti di cura, e penso nuovamente alle case anziani. Lavori che la società non considera di prestigio, lavori faticosi che qualcuno deve però svolgere per forza. Sono d’altronde anche quasi al 100% convinta che i 14 uomini che si trovano nelle tre classi salariali basse non siano cittadini svizzeri, o quantomeno non nella maggioranza.

Dall’altro lato è eclatante l’assenza pressoché totale delle donne nelle classi alte. 20 uomini e 2 donne, questa cosa non ha a mia conoscenza ancora ottenuto un termine che lo descriva molto chiaramente, ma guardando questi dati si può senz’altro intuire qualcosa.

Questa situazione potrebbe essere descritta in vari modi senza accusare il Comune di maschilismo e di una mancata attuazione della parità salariale, perché la situazione è molto più complessa. Quali potrebbero essere i motivi per questo squilibrio? Ipotizzo vari scenari. Prima di tutto, la mancata conciliazione di lavoro e famiglia, ancora molto difficoltosa: molte donne rinunciano in effetti alla carriera per lasciarla fare ai mariti che guadagnano di più e certamente anche per stare a casa con i figli. Si potrebbe anche ipotizzare che per quelle classi più alte ci voglia una certa formazione, ma anche qui a mio avviso non si spiega completamente il dislivello, in quanto le donne ormai hanno recuperato alla grande sulla formazione. Credo anche si possa tranquillamente escludere che ad esempio l’unica donna nella classe salariale 21 abbia le stesse e identiche funzioni dei maschi nella classe 25. Apparentemente non è quindi un problema di parità salariale. Nella classe 23, 24 e 25 troviamo a mio avviso tipicamente i dirigenti, i vari direttori, i capi-dicastero etc. Come mai allora solo 2 donne?

Prendo un attimo le distanze e guardo alle classi 11-14; sono le classi medio-alte e qui ci sono più donne di uomini. Le donne si trovano bene e al loro agio in questa posizione centrale o vengono parcheggiate o indirizzate verso queste posizioni? In queste classi ci sono in realtà delle donne che potrebbero per le loro competenze e la loro formazione tranquillamente svolgere i compiti che vengono evasi dalla classe 20 in poi?

Sono convinta di sì. Nell’economia, ma probabilmente anche nel pubblico capita che le donne non vengano riconosciute e valorizzate a sufficienza, che non venga riconosciuto il potenziale professionale. Le donne non vengono spinte in posizioni dirigenziali e loro a loro volta non se la sentono molto spesso di farsi avanti, anche quando sanno benissimo che il collega che è stato promosso aveva mansioni e compiti simili ai loro.

Da questa statistica emerge a mio avviso che bisogna valorizzare e rivalutare le donne in generale. Bisogna riconoscere che le classi salariali basse fanno un grandissimo e importantissimo lavoro per la comunità, un lavoro che non viene riconosciuto abbastanza e che non ha nemmeno il ricompenso remunerativo giusto. Credo che mentre si lavora sul ROD bisogna correggere questi stipendi verso l’alto a tutti costi.

In generale direi che il lavoro delle donne va rivalutato. Le donne a volte lavorano in silenzio e apparentemente non mostrano abbastanza grinta per fare le “cape”, potrebbe invece essere che svolgerebbero compiti dirigenziali, sì in modo diverso, ma ugualmente bene o pure meglio.

Se invece dovesse capitare alle dipendenti della Città di accorgersi di non ricevere lo stesso salario di un collega per lo stesso lavoro, invito loro a fare il necessario. Confido nuovamente nell’Ufficio delle risorse umane per la lotta al raggiungimento della parità salariale e per la valorizzazione del lavoro delle donne.

 

Barbara Di Marco Christoffel, membro direzione PS Lugano