Sicurezza e dialogo… contro il disagio sociale
ANDREA BERTAGNI da Il Caffé di domenica 8 settembre 2019

A Chiasso si fa “rete” con gli operatori sociali. A Lugano l’amministrazione dei palazzi “sensibili” è in mano a società pubbliche. Città che vai, gestione del disagio sociale che trovi. Perché in tutto il Ticino non mancano quartieri e strade a rischio, dove la convivenza può diventare esplosiva. Da qui l’esigenza di intervenire. Prima che sia troppo tardi. Prima che in un appartamento di Pregassona vengano ritrovati 18 cagnolini immersi nell’immondizia. Prima che in uno scantinato di Massagno un senzatetto muoia carbonizzato. Prima che la scuola comunale delle Semine si trasformi in una discarica a cielo aperto. Dialogo, sicurezza e ascolto. Ecco le ricette delle città.

Non parlano gli inquilini di via Industria 17 a Pregassona. Alle parole preferiscono i fatti. L’appartamento dello scandalo che un anno fa ha scosso il Ticino è stato riaffittato. L’immondizia e i 18 cagnolini abbandonati a loro stessi in un mare di rifiuti appartengono al passato. C’è voglia di voltare pagina. Anche perché nel frattempo proprietà e amministrazione del condominio sono cambiati. La prima è un fondo immobiliare. La seconda è in mano alla Cassa pensioni di Lugano.
Gli scheletri delle auto arrugginite attorno al condominio sono spariti. I vetri alle finestre sostituiti. I corridoi interni riverniciati. La lotta all’umidità invece continua. “Nel mio appartamento c’è ancora la muffa, stanno facendo i lavori per mettere a posto – dice un inquilino che non vuole essere citato -. Il problema è che quando piove ci sono ancora infiltrazioni, è un immobile molto vecchio ed è normale che ci siano problemi”.
Dall’esterno la Torre si erge imponente. Il via vai all’entrata è quasi continuo. Dai cognomi sul citofono è possibile rendersi conto della varietà delle molte persone che la abitano. Eladia Alcantara è una di loro. “Voglio andarmene – afferma senza smettere di camminare -, ho problemi con l’amministrazione”. Un anziano condomino sta armeggiando in garage. Ha un diavolo per capello perché è saltata l’elettricità e non vede niente. “Non è la prima volta che succede – sostiene – ma anche le lavanderie sono guaste. Il mio parere? Non è cambiato niente, questo è un posto dimenticato da Dio”. Fa due passi e indica un materasso abbandonato sotto le cassette postali del palazzo di fronte. “Ecco cosa intendo dire, ma non deve sorprendere, qui la polizia arriva quasi tutti i giorni. Se non fossi così vecchio, me ne sarei già andato da un pezzo”.

Poco lontano una mamma sale su un’auto con un bambino. Va di corsa. “Non voglio parlare, tanto non cambia mai niente”. L’anziano la guarda, poi gira lo sguardo su una donna che sta correndo per tenersi in forma. “Anche quella se ne andrà – sospira – quelli che possono non se ne stanno qui un pezzo”.
In via Industria il disagio ha due facce. La prima è quella di chi resiste. L’altra di chi non vuole gettare la spugna. Tra questi c’è Marco Imperadore, presidente della commissione di quartiere di Pregassona. “Vogliamo ‘sghettizzare’ il posto – spiega -, non lasciare le persone sole. A fine settembre organizzeremo una festa dei bambini, proprio nel campo da gioco di fronte alla Torre”. Una festa per aggregare e scacciare la solitudine. “In passato la politica dell’alloggio ha favorito la presenza di famiglie di stranieri, asilanti e disoccupati in questo stesso luogo – prosegue Imperadore -. Oggi la direzione è cambiata, anche se i residenti continuano a essere persone con un reddito medio-basso”. Da qui l’imperativo di lottare contro l’abbandono. Dei palazzi e delle persone. “Con l’associazione ticinese terza età (Atte) abbiamo previsto tutta una serie di attività rivolte agli anziani – riprende Imperadore -. Nel parco giochi del quartiere verranno proposti corsi di yoga, ginnastica e walking. Il messaggio per noi è del resto chiaro: la città non si disimpegna. Anzi, vuol fare di più”.
Si inserisce in questo senso un altro progetto sviluppato, questa volta con la Croce Rossa, che vuole offrire un aiuto agli studenti. “È pensato per i bambini della scuola elementare di Bozzoreda che hanno più difficoltà e tra gli allievi già iscritti – spiega Imperadore -. Due di loro provengono proprio dalle famiglie che abitano in via Industria”.