Solo 1000 persone in assistenza sono collocabili”, ha recentemente affermato un responsabile di un’associazione economica.

In base all’approfondimento annuale dell’Ufficio sostegno sociale e dell’inserimento del 2017, si conta un totale di 5282 titolari che corrisponde a 8077 persone in assistenza. Fra i titolari, 1001 (19%) sono occupati. Queste sono le persone che nonostante abbiano un lavoro sono costrette a chiedere l’assistenza per completare il loro reddito. I titolari disoccupati in assistenza sono 2551 (48.3%). Ci sono poi 1730 titolari denominati inattivi, di cui 297 svolgono del lavoro riproduttivo, ovvero sono impegnati con la cura dei familiari, altri 694 inattivi sono malati o invalidi.

La statistica tiene conto solo dello stato occupazionale dei titolari, fra questi ci sono 3552 disoccupati, sottoccupati e lavoratori, che corrisponde a più di due terzi dei titolari. L’affermazione secondo cui solo 1000 sarebbero collocabili è fuorviante, in particolare sapendo che i titolari lavoratori sono 1001.

Un’altra idea, purtroppo diffusa, riguarda una presunta mancanza di formazione: “Non trovano lavoro perché non sono formati”. Un luogo comune negato dal fatto che solo 2184 titolari hanno terminato unicamente la scuola dell’obbligo; non è invece dato a sapere quanti di loro siano occupati. La maggior parte dei titolari ha quindi una formazione. Il Gran Consiglio ha recentemente dato precedenza alle misure di formazione professionale per le persone senza formazione in assistenza, copiando il modello vodese e favorendole rispetto al prolungamento cantonale delle indennità di disoccupazione.

L’economia ticinese dispone di un bacino di manodopera molto ampio, potendo attingere anche alla forza lavoro di oltreconfine. La maggior parte delle aziende non sembra essere impegnata nella reintegrazione dei disoccupati, e nemmeno a mantenere gli stipendi a dei livelli adeguati. La diffusione di dati errati che mirano a discreditare chi è in assistenza, insinuando mancanza di formazione e delle inabilità al lavoro inesistenti, non è accettabile.

Il PS continuerà nella sua battaglia per un salario minimo dignitoso che possa permettere a un lavoratore di vivere del suo guadagno, senza dover dipendere dagli aiuti sociali.

Barbara Di Marco, membro di Direzione PS Lugano