Nelle ultime settimane decine di migliaia di giovani in tutto il mondo stanno scioperando per chiedere alla politica misure incisive per abbassare le emissioni di CO2 e dei gas ad effetto serra, principali responsabili del il cambiamento climatico. È responsabilità della classe politica attualmente in carica dare risposte concrete alle richieste delle prossime generazioni e garantire loro le stesse possibilità di vita e di crescita in un pianeta vivibile come lo è stato per i loro genitori.

Negli ultimi quarant’anni le temperature medie sono aumentate di 1-1,5°C. A Lugano, rispetto agli anni Ottanta la temperatura media è aumentata di circa 1,6°C, con un tasso di crescita decennale di 0,4-0,5°C1. Nella regione alpina il ciclo idrologico subisce un’accelerazione, con una generale tendenza alla crescita delle precipitazioni e dell’evaporazione. In Svizzera si osserva già un incremento dei deflussi invernali e una frequenza crescente di piene anche durante la stagione fredda. Anche gli affluenti del lago Maggiore mostrano una modifica dei regimi idrologici caratteristici e una generale diminuzione dei deflussi nei mesi estivi.

Nel bacino nord del lago di Lugano il riscaldamento è particolarmente evidente a partire dal 1993. Nel lago Maggiore si osserva la medesima tendenza al riscaldamento. Tra il 1976 e il 2016 la Magliasina si è riscaldata di 1,91°C (misurazione effettuata a Magliaso) e il Cassarate di 2,55°C (a Lugano- Pregassona). Poiché possono essere escluse significative immissioni dirette di calore dovute alle attività umane (ad esempio da scarichi industriali e artigianali o da impianti domestici di climatizzazione), le cause dell’aumento della temperatura vanno attribuite principalmente ad apporti di calore ambientale, ossia al riscaldamento climatico. Il bosco e la biodiversità sono soggetti agli effetti del cambiamento climatico. Periodi di siccità prolungata più frequenti creano invece problemi alle piante e aumentano il rischio d’incendi dei boschi.

I cambiamenti climatici ricordiamo che causano inoltre innumerevoli danni economici. I disastri ambientali hanno causato a livello mondiale danni per 85 miliardi di dollari nel 2018. Gli eventi più gravi sono stati gli uragani Florence e Michael che hanno devastato le coste degli Stati Uniti, dei Caraibi e dell’America Centrale.

I cambiamenti climatici influiscono fortemente su pericoli naturali come alluvioni, siccità o frane. Le modifiche globali del clima si ripercuotono in modo differente a livello locale, a causa delle differenze di topografia, geologia e uso del suolo. Per poter valutare i rischi futuri in questo settore, sempre più dovranno essere approfondite le dinamiche dei pericoli naturali considerando lo sviluppo della società e della popolazione.

Per ridurre i rischi legati ai pericoli naturali, la Confederazione, in collaborazione con i Cantoni e i Comuni, accompagna e finanzia misure, ad esempio per l’elaborazione di carte dei pericoli, la costruzione di opere di protezione, la creazione di impianti di sorveglianza e la realizzazione di piani d’emergenza5. Dal momento che gli effetti variano da regione a regione, i Cantoni e i Comuni svolgono un importante ruolo nell’adattamento ai nuovi pericoli6. L’UFAM ha elaborato un’analisi dei rischi in collaborazione con otto Cantoni per individuare gli effetti regionali dei cambiamenti climatici. Sotto la direzione dell’UFAM, la Confederazione ha lanciato nel 2013 un programma pilota inteso a mostrare come la Svizzera possa adattarsi ai cambiamenti climatici basandosi su progetti concreti.

Prepararsi sin d’ora è in effetti più vantaggioso che gestire i danni causati dai cambiamenti climatici man mano che si presentano, anche perché le esigenze in materia di adattamento e i costi cresceranno con l’aumento previsto delle temperature. È necessario l’impegno di tutti: Cantoni, Comuni, imprese e popolazione. Gli effetti dei cambiamenti climatici riguardano noi tutti e possiamo fronteggiare queste nuove sfide solo agendo insieme.

Nel futuro ci dovremo confrontare sempre più spesso con fenomeni che adesso possiamo considerare rari. Ad esempio le ondate di caldo estivo canicolare, che saranno più frequenti e più intense. Se consideriamo che, attorno alla metà di questo secolo, durante la stagione estiva avremo anche fino a un quarto in meno di precipitazioni rispetto a oggi, possiamo dedurre che le siccità saranno un fenomeno ricorrente. La siccità implica naturalmente una minore disponibilità di risorse idriche per l’uomo e per l’ambiente, unita ad un maggior rischio di incendi. Inoltre, i boschi saranno sempre più minacciati da organismi nocivi e da malattie (come ad esempio il bostrico) e saranno sempre più infestati da piante esotiche invasive.

Nel 2016 era già stata sottoposta al Municipio da parte dei Verdi un’interrogazione su questo tema che chiedeva come la Città intendesse mitigare il cambiamento climatico per adattarsi ai suoi effetti. Le risposte a suo tempo erano state piuttosto insoddisfacenti dimostrando da parte della Città scarsa considerazione e conoscenze sul tema.

La città di Lugano come altri centri urbani in Svizzera deve prepararsi in anticipo ai cambiamenti che si preannunciano evitando con investimenti e misure concrete danni maggiori in futuro. Alla luce di quanto esposto, chiediamo al Lodevole Municipio in che modo intende preparare la Città e la sua popolazione alle problematiche concrete che saremo chiamati ad affrontare ponendo le domande contenute nell’interrogazione firmata da Carlo Zoppi, Edoardo Cappelletti, Raoul Ghisletta, Jacques Ducry, Demis Fumasoli, Simona Buri, Tessa Prati, Nicola Schoenenberger, Danilo Baratti, Antonio Bassi, Nina Pusterla