EVENTI, CULTURA E SPAZIO PUBBLICO: DA PRODURRE A SOSTENERE?
RODOLFO PULINO, DIREZIONE
Negli ultimi anni, chi vive e frequenta Lugano ha percepito un cambiamento nel modo in cui la città propone e organizza eventi culturali. Un cambiamento che si inserisce nel contesto dei vincoli finanziari e delle trasformazioni in corso nella divisione eventi del Comune di Lugano, ma che merita una riflessione più ampia, perché riguarda il rapporto tra cultura, spazio pubblico e comunità.
Per contenere i costi, diversi eventi sono diventati a pagamento. Una scelta che non è necessariamente negativa: pagare un biglietto può significare riconoscere il valore di una proposta e contribuire alla sua sostenibilità. Il punto centrale non è quindi il costo per il pubblico, bensì il modello con cui la città decide di sostenere e sviluppare la propria offerta culturale.
Alcuni eventi simbolo raccontano bene questa evoluzione. Manifestazioni storiche come Estival Jazz e Blues to Bop sono nate come iniziative private, sostenute da sponsor e da un forte radicamento sul territorio. Oggi, per memoria storica, sono organizzate direttamente dal Comune. Questo cambiamento solleva una domanda legittima: è sempre la soluzione migliore che l’ente pubblico assuma il ruolo di organizzatore principale, oppure non sarebbe più efficace rafforzare il sostegno a iniziative indipendenti, favorendo un ecosistema culturale più vario e dinamico?
In molte città, il ruolo dell’amministrazione pubblica è quello di creare condizioni favorevoli: facilitare, accompagnare e sostenere progetti culturali promossi da associazioni, professionisti e realtà locali. Un approccio che consente maggiore flessibilità, sperimentazione e capacità di intercettare pubblici diversi, senza rinunciare alla qualità.
A Lugano, alcuni segnali in questa direzione esistono già. Lo spazio del Foce è oggi un esempio di apertura a progetti indipendenti e a proposte rivolte a pubblici differenti. Lo scorso anno si è inoltre sperimentato l’utilizzo del Boschetto Ciani come luogo per eventi nati dal basso, dimostrando che anche spazi meno tradizionali possono funzionare e creare partecipazione.
Eventi come il Lagoon Festival, organizzato dal sottoscritto grazie all’importante sostegno della Città di Lugano, hanno mostrato che esiste un pubblico interessato, una domanda reale e una forte capacità di coinvolgimento. Proprio per questo sarebbe un peccato non dare continuità a esperienze di questo tipo e non sostenere, anche in futuro, proposte analoghe. Anche perché, al di là del successo riscontrato, la continuità di iniziative nate dal basso non è mai scontata e merita una riflessione chiara sui criteri e sulla visione che dovrebbero guidare le scelte future.
Un altro aspetto centrale riguarda la diversificazione dei pubblici e dei luoghi. Lugano non è solo il centro o il lungolago: quartieri, parchi e spazi meno convenzionali possono diventare luoghi di incontro e di vita culturale, contribuendo a rendere la città più viva, accessibile e condivisa.
Le scelte culturali non sono solo questioni organizzative, ma decisioni che incidono sulla qualità della vita e sull’identità urbana. Pensare a una città che sostiene chi propone cultura, valorizza le iniziative dal basso e distribuisce le opportunità sul territorio significa investire in una Lugano più viva, accessibile e capace di coinvolgere la sua comunità.