Lugano Airport SA: il grande inganno è finito, la maschera dell’ipocrisia è caduta. Qui sotto il commento dell’economista Martino Rossi, pubblicato sul Corriere del Ticino.

È una tempesta perfetta quella che ha colpito Lugano Airport. Oltre due anni fa il fallimento di Darwin ha interrotto i voli di linea su Ginevra: nessuno li ha ripresi, per mancanza di mercato. Da 6 mesi Swiss ha interrotto il volo su Zurigo dicendo di prendere il treno, in barba a chi ripeteva come un mantra che Alptransit non avrebbe intaccato il mercato dei voli su Kloten. Invece di ripensare alla radice l’utilità e il senso dell’aeroporto di Agno, e ridurne la capacità sovradimensionata senza i voli di linea, il CdA di LASA, il Municipio di Lugano e il Cantone hanno rilanciato chiedendo una decina di milioni per rimpolpare la SA, come premessa a un fantasioso piano di rilancio da oltre 60 milioni di fr., più altri 30 per prolungare la pista verso sud e permettere il volo di aerei di linea da 100 posti, mentre già quelli da 70 o 50 volavano mezzo vuoti.

La salutare reazione di oltre 10’000 ticinesi che hanno firmato due referendum ha bloccato questa deriva. Ma i responsabili di LASA hanno cercato disperatamente di salvare la faccia: volevano arrivare al voto potendo millantare che sarebbe stato solo il NO ai crediti richiesti che avrebbe costretto a lasciare a casa chi già da 6 mesi non aveva più lavoro all’aeroporto.
Poi è arrivato il virus a coronare la tempesta perfetta: aviazione mondiale in ginocchio, aerei a terra, aeroporti molto frequentati che ora temono il tracollo, recessione economica, conseguente crollo dei gettiti fiscali, nuove priorità della spesa pubblica che escluderanno lo sperpero di soldi in società strutturalmente superate, imprese che incrementeranno il tele-lavoro e ridurranno ancora di più gli spostamenti dei loro manager e collaboratori abituati dalla pandemia alle teleconferenze e alla condivisione remota di progetti e decisioni.

Ma i dirigenti di LASA non hanno voluto vedere e sono scaduti nel grottesco. Hanno annunciato la richiesta di crediti garantiti dalla Confederazione, come se la causa dei mancati introiti fosse la pandemia. Hanno ipotizzato altri crediti dalla Città e dal Cantone non, come sarebbe stato logico, per finanziare il piano sociale e il ricollocamento del personale fermo da 6 mesi e per gestire la transizione a una LASA privata per l’aviazione privata ma, come detto, per mantenere l’organico intatto fino al voto. Poi hanno capito l’assurdità di tali richieste, hanno rinunciato a introdurle, lasceranno a casa i quattro quinti del personale. Il grande inganno è miseramente caduto, ed è caduta la maschera dell’ipocrisia. Purtroppo non ci sarà neppure il voto popolare che avrebbe sancito il sacrosanto NO a un nuovo sperpero negli anni molto difficili che ci aspettano. Amen.