Riprendiamo il post dell’economista Martino Rossi a commento della notizia relativa ai licenziamenti preventivi all’aeroporto di Lugano-Agno.
Inizia la campagna di disinformazione e di ricatto in vista del voto del 26 aprile.
Limitiamoci per ora a ricordare quattro cose:
- Non è il referendum sul finanziamento pubblico dell’aeroporto che ha creato la disoccupazione parziale all’Aeroporto di Lugano Agno, ma la cessazione dei voli di linea (Ginevra a fine 2017, Zurigo a fine 2019).
- Il referendum non riguarda la chiusura sì o nò dell’aeroporto, ma la fine del finanziamento pubblico.
- Lo scenario di un aeroporto votato all’aviazione generale (privata, business, aerotaxi, di servizio – es. Rega – scuola volo) – la sola presente oggi ad Agno – indica che esso può essere sostenuto senza perdite dai privati interessati. Senza voli pubblici non è sensato un finanziamento pubblico, che non ha potuto salvare quei voli (sono costati 40 milioni di fr. alla Città e al Cantone dal 2006, primo anno di LASA) e che indurrebbe solo a nuove avventure in perdita profonda, con i soldi dei cittadini.
- Senza i voli di linea, circa 50 dei 75 collaboratori di LASA non sono più occupabili (non c’entra il referendum) e i referendisti chiedono da mesi il finanziamento e la messa in opera rapida ed efficace di un ricollocamento nel settore privato, pubblico e parapubblico (trasporti, logistica, sicurezza…).



