Prima la decisione della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale, poi quella analoga presa da quella degli Stati a fine agosto, a cui va sommata la posizione del Consiglio federale: tre decisioni, una dopo l’altra, che intendono allentare l’ordinanza sul materiale bellico affinché la Svizzera possa esportare armi anche verso i paesi in cui è in corso un conflitto interno, una guerra civile.
L’allentamento dell’ordinanza e la conseguente possibilità di esportare armi anche verso paesi implicati in conflitti interni è una decisione che non può essere accettata. Si pone infatti all’opposto della neutralità della Svizzera, va contro la nostra tradizione umanitaria e i valori di promozione della pace iscritti nella Costituzione federale; mette soprattutto a repentaglio migliaia e migliaia di vite umane, costringendone altrettante a fuggire dalle zone di guerra per cercare rifugio in altri paesi. La volontà di allentare le norme per l’esportazione di armi dimostra inoltre come la lobby degli armamenti riesca, ancora una volta, a fare contare i propri interessi più delle vite umane. Confrontati alla pressione esercitata dell’industria e della lobby dell’armamento, alle loro richieste e ai loro interessi, le Commissioni delle due Camere e il Consiglio federale hanno capitolato.
I conflitti interni sono il nuovo volto della guerra
«I conflitti interni nei paesi si sono moltiplicati negli ultimi anni. Oggi sono il nuovo volto della guerra. Ci sono moltissime guerre di questo tipo in ogni parte del mondo che da anni causano una quantità enorme di vittime e lo spostamento di milioni di persone che fuggono dalle zone dove avvengono. Oggi i conflitti interni nei paesi sono molti di più rispetto alle guerre tra due paesi o due entità e vengono finanziate da interessi multinazionali. L’industria degli armamenti svizzera vuole ottenere più profitti da questa situazione e fa cinicamente pressione sulle nostre istituzioni per ottenere un allentamento delle norme sull’esportazione. Eppure, è praticamente impossibile garantire che le armi e materiale bellico prodotti in Svizzera non finiscano nelle mani di fazioni in guerra all’interno di un paese» afferma la Consigliera agli Stati socialista Géraldine Savary, fortemente opposta a questa decisione così come il PS e il Gruppo socialista alle Camere.
Controlli insufficienti e situazione critica
La decisione di permettere l’esportazione d’armi verso paesi implicati in una guerra civile è stata duramente criticata anche dal presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) Peter Maurer, il quale ha affermato che con questa decisione e il fatto temporeggiare nella ratifica del trattato internazionale per il divieto delle armi nucleari, la Svizzera “ha perso in termini di credibilità e di affidabilità come attore umanitario” auspicando un “profilo umanitario più marcato”. Critiche contenute anche nel rapporto del Controllo federale delle finanze, il quale bacchetta la Seco e afferma che già oggi le aziende svizzere dell’armamento “sfruttano le zone grigie e le lacune nella legislazione per aggirare la procedura di autorizzazione, così da concludere contratti che dovrebbero essere vietati”. Un rapporto che mostra come i controlli nei paesi a contratto avvenuto siano inefficaci, mentre quelli in Svizzera –potenzialmente più efficaci – sono di fatto insufficienti. «La decisione dell’allentamento dell’ordinanza sul materiale bellico giunge proprio mentre il Controllo delle finanze dimostra che i controlli in materia di esportazione di materiale bellico sono già oggi insufficienti e non funzionano. La modifica dell’ordinanza causerebbe perciò una situazione ben peggiore e non può essere accettata anche per questo motivo», spiega Géraldine Savary.
Ritornare alla situazione precedente al 2014
Un fronte compatto contro l’allentamento dell’ordinanza sul materiale bellico si è quindi immediatamente formato. La “Coalizione contro l’esportazione di armi verso i paesi implicati in guerre civili” comprende il Gruppo per una svizzera senza esercito (GSeE) più forze politiche di sinistra, con il PS e i verdi, i verdi liberali e il Pbd. La coalizione ha annunciato il lancio di un’iniziativa popolare contro la decisione di allentare l’ordinanza sul materiale bellico che ad oggi ha già raccolto l’impegno di 30’000 persone disposte a raccogliere almeno 4 firme dal momento in cui la campagna per la raccolta delle firme verrà formalmente lanciata.
Il PS, con la sinistra, i verdi, i verdi liberali e anche il Pbd, presenteranno delle interpellanze urgenti durante la sessione alle Camere attualmente in corso e il dibattito si terrà probabilmente durante l’ultima settimana.
«Tra le altre proposte, verrà discussa anche quella di trattare l’esportazione d’armi in una legge invece di comprenderla in un’ordinanza così come avviene oggi», spiega la Consigliera agli Stati vodese. Anche nel caso in cui il Nazionale dovesse accettare questa proposta, che andrà poi agli Stati, è molto probabile che la campagna per la raccolta delle firme per l’iniziativa venga formalmente lanciata a fine sessione. Si chiede che le norme sull’esportazione di materiale bellico ritornino a quanto definito prima dell’autunno del 2014, quando il Consiglio federale ha allentato una prima volta l’ordinanza sul materiale bellico, permettendo l’esportazione d’armi anche nei paesi che violano i diritti umani.
Un indispensabile dibattito di società
«Già con la decisione di quattro anni fa, il Consiglio federale non ha rispettato le promesse formulate nel 2008, quando abbiamo votato sull’iniziativa contro l’esportazione d’armi. In vista di quella votazione, il Consiglio federale aveva garantito delle norme più restrittive nell’ordinanza, poi ha fatto retromarcia, cedendo alla pressione dell’industria delle armi” dice Géraldine Savary. Una retromarcia ancora più pronunciata con l’attuale decisione, presa capitolando allo spauracchio di un’eventuale crisi nel settore dell’armamento agitato dall’industria dell’armamento e dalla sua lobby. «Non c’è nessuna ragione economica di allentare l’ordinanza, anche perché solo nel primo trimestre del 2018 la cifra d’affari della vendita di materiale bellico è aumentata del 23%! In meno di un anno, il Consiglio federale ha ceduto alla pressione dell’industria delle armi ed è quindi indispensabile un ampio dibattito di società riguardo all’esportazione di armi e materiale bellico grazie all’iniziativa annunciata” afferma la Consigliera socialista agli Stati.
A tutto ciò va sommata«la posizione assolutamente incoerente» dei partiti borghesi e della destra: da un lato questi partiti fanno di tutto per respingere i migranti in fuga dalle zone di guerra che cercano rifugio in Svizzera, mentre dall’altro favoriscono l’esportazione di armi verso i paesi e le zone di guerra dai quali queste persone fuggono.«Siamo confrontati a un paradosso inaccettabile, questa è una contraddizione assoluta e cinica» afferma con forza Géraldine Savary. Una profonda contraddizione, che tocca vite umane e che riguarda dei profitti economici insanguinati su cui siamo chiamati a riflettere e che grazie all’iniziativa preannunciata potremo combattere attivamente.