La “notte dell’infamia” in cui è stato demolito l’ex-Macello lascia ancora aperte e irrisolte diverse questioni. Nell’interrogazione 1605 che la Sinistra ha presentato al Municipio, si chiede di far luce sui costi di gestione delle macerie dell’ex-Macello.
Nella risposta del Municipio, il dato più evidente è che la demolizione d’urgenza e la successiva gestione delle macerie hanno comportato dei costi supplementari molto importanti rispetto a una demolizione pianificata, stimati per adesso attorno agli 800.000 franchi.
Anche accettando le stime del Municipio, significa che una parte cospicua della spesa pubblica deriva direttamente dalla modalità con cui è stata gestita la vicenda e non dalla demolizione in sé.
Cinque anni per arrivare alla rimozione completa delle macerie rappresentano un’anomalia amministrativa. Indipendentemente dalle questioni giudiziarie, lasciare per anni un’area in una situazione provvisoria ha comportato costi di sorveglianza, sicurezza e manutenzione.
Il Municipio distingue tra “costi vivi” e “costi teorici” della polizia. Formalmente la distinzione è corretta, ma dal punto di vista politico il cittadino vede comunque l’impiego di risorse pubbliche. Presentare oltre 500’000 franchi di costi di sicurezza come in gran parte “teorici” rischia di minimizzare l’impatto reale dell’operazione sull’apparato pubblico.
A cinque anni dagli eventi, il Municipio continua a subordinare un eventuale audit alla conclusione dell’inchiesta penale.
Questo approccio è critico per la mancanza di trasparenza, perché un audit amministrativo e un’inchiesta penale perseguono obiettivi diversi. Il primo serve a verificare procedure e responsabilità organizzative, il secondo accerta eventuali reati. La conseguenza è che, dopo anni, non esiste ancora una valutazione indipendente delle procedure decisionali che portarono alla demolizione.
A distanza di cinque anni, il problema degli spazi per la cultura alternativa e l’aggregazione giovanile rimane irrisolto. Questo è forse il nodo politico più rilevante: la demolizione ha eliminato un luogo percepito come controverso, ma non ha prodotto una risposta strutturale alla domanda che quel luogo rappresentava.
L’assenza di una soluzione condivisa può essere letta come un fallimento della pianificazione culturale e sociale della città che pure ambiva ad essere scelta come ‘Capitale della Cultura Svizzera 2030’. Con Lugano Marittima non andiamo lontani.
La sensazione è che Lugano abbia chiuso il capitolo materiale del Macello, ma non quello politico, culturale e amministrativo che la vicenda ha aperto.
Per riprendere le parole di Niccolò Castelli, “non è la cultura indipendente ad avere bisogno della legittimazione dell’istituzione, ma è l’istituzione a necessitare delle idee”, se vuole cogliere l’opportunità di rinnovarsi creativamente ed essere attrattiva.
Angela Andolfo Filippini, Direzione PS Lugano – Corriere del Ticino del 7 luglio 2026