di Demis Fumasoli, Forum Alternativo

L’edilizia pubblica si è a lungo connotata con gli edifici pubblici, espressione di autorità come i municipi, oppure di preparazione alla vita come le scuole (sovente situate nelle stesse case comunali), o ancora di cura per i propri concittadini come gli ospedali, per la mobilità come le stazioni, e così via. Municipi, scuole, ospedali, stazioni, hanno disegnato le città, e ne sono diventati punti di riferimento nei quali ci riconosciamo. Nel tempo, molte attività si sono aggiunte alla vita della città, e si sono moltiplicati interventi urbanistici; nuove strade, parchi, case per anziani, altri ospedali, edifici per riunioni, per congressi, per spettacoli, per esposizioni di vario tipo, punti di incontro dei trasporti pubblici, e via dicendo. L’ edilizia pubblica si è sviluppata in modo esponenziale, ed è diventata un settore non indifferente della ricchezza di una città. Un settore che va alimentato ogni giorno per la sua perennizzazione e per la sua trasformazione a nuovi compiti, o a migliore utilizzazione. Un lavoro non da poco, che non farà che aumentare. Dell’edilizia pubblica fanno parte le strutture amministrative, quelle infrastrutturali come le scuole, le strade, i parchi o gli stadi, le palestre, ma anche quelle sociali come le case di cura o per le persone anziane, i luoghi di incontro, ed altro ancora. Ogni giorno il Municipio è, giustamente, sollecitato a rispondere a necessità disparate: evidentemente non si può fare, né tutto, né subito. Vi sono, tuttavia, necessità che occorre affrontare senza più tergiversare, come temo si sia fatto in questi ultimi anni. Una su tutte va studiata al più presto: la destinazione d’uso delle innumerevoli proprietà della Collettività, che sono disponibili oggi e che attendono una destinazione. Un censimento di tutti gli stabili è stato consegnato dalla SUPSI alla città recentemente. Tanti edifici, o spazi, o aree, sono oggi non occupati, o male utilizzati, o addirittura sconosciuti. Il prossimo quadriennio deve essere quello della valorizzazione delle nostre proprietà. Un’altra riflessione urgente riguarda la formazione di un solido, e solidale, partenariato pubblico/privato (partenariato che dovrà però essere a favore del Pubblico una volta tanto…) per accelerare la costruzione, o la trasformazione, di alloggi accessibili ai più, nell’ambito di strutture inclusive e aperte.
Almeno due altri temi meritano secondo me di trovare soluzioni. Quello degli asili nido (aumento dei posti disponibili con rette in base al reddito), e quello dei parchi decentrati (creiamo luoghi di incontro in ogni quartiere), di cui la città ha grande bisogno. Da un lato è necessario dare maggiori e migliori opportunità alle famiglie, i cui genitori devono o vogliono lavorare, d’altro lato è indispensabile favorire l’incontro, fra i nostri concittadini, in strutture che si prestino alla conoscenza del prossimo, ed al rispetto delle diversità. Se vogliamo dare un futuro vivibile, e possibilmente sereno ai nostri concittadini, dobbiamo far sì che la serenità di figli e genitori sia garantita sin dalla tenera età, e che le persone si rispettino, e che vadano d’accordo quando si incontrano.
Non è difficile perseguire questi semplici obiettivi, ma bisogna crederci con sincerità.