Dal Corriere del Ticino di lunedì 9 agosto 2021
L’OPINIONE / TESSA PRATI e FILIPPO ZANETTI*
DI FISCHI, INCOERENZA E REPRESSIONE
Siamo nel 2014. La consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf è in Ticino, ad Agno, per incontrare il presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli e discutere della disdetta (voluta dalla Lega dei Ticinesi) dell’accordo del 1974 sull’imposizione fiscale dei frontalieri. Ad accoglierla, davanti al Municipio di Agno, anche delle persone che il benvenuto… glielo danno con i fischi. No, non sono autogestiti! Il gruppetto di manifestanti è composto da esponenti della Lega, inclusi alcuni granconsiglieri.
Questo grottesco episodio, alla luce delle critiche mosse dalla Lega ai fischi di domenica contro Karin Valenzano Rossi, ci ricorda l’inconsistenza dell’agire della Lega: gli esponenti del partito nato proprio da una manifestazione non autorizzata sull’autostrada A2, d’un tratto si ritrovano, per difendere l’operato della municipale liberale, a condannare chi manifesta il proprio dissenso, con una virata di 180 gradi verso un’idea di ordine e repressione.
A questo si aggiunge l’UDC cittadino che, nonostante la batosta (per usare un eufemismo) all’iniziativa «Adéss basta», esce con un comunicato stampa al vetriolo definendo addirittura «Lugano fuori controllo». Forse è bene suggerire al «partito della libertà» di controllare quale sia il valore del concetto di libertà in una società democratica: segnatamente rispetto, tolleranza e inclusione.
Va rammentato all’UDC che non tutti i «fischiatori» erano «molinari» o esponenti di sinistra, ma che c’erano anche persone di ispirazione borghese. Inoltre, la polizia è intervenuta e ha allontanato il gruppo di «contestatori» quasi a voler fare in modo che la piazza fosse ad uso esclusivo del Municipio e non di tutti, ossia non anche di coloro che non ne condividono l’operato.
In ogni caso, vista l’aria che tira nella maggioranza di destra che governa Lugano, ci auguriamo che l’anno prossimo non ci troveremo a «festeggiare» la Festa nazionale davanti a una parata militare, con incessanti applausi alle autorità.
Il Municipio di Lugano, affidando a Valenzano Rossi il discorso del 1. d’agosto, ha imboccato ancora una volta la via della provocazione. Piuttosto curioso per chi proclama
la necessità di distendere il clima e ricostruire un contesto di fiducia e apertura. La relatrice ha lodato l’agire e l’intenzione del Municipio con allusioni all’indipendenza e al dialogo, ma esempi concreti non ce ne sono e a noi non ne vengono nemmeno in mente. Paragonandosi a dei genitori che si scontrano con i propri figli, però, Valenzano Rossi conferma, purtroppo, la convinzione del Municipio di essere superiore ai cittadini e alle cittadine, in particolare a quelli e quelle che hanno richieste a loro non gradite: la coesistenza è fatta di persone che cercano di capirsi e non di una che si impone sull’altra. Un modus operandi bislacco e infantile, e i cocci – o meglio i detriti – da raccogliere si accumulano.
* copresidenti del PS di Lugano
