di Barbara Di Marco-Christoffel

“The propensity to make strong emotional bonds to particular human beeings is a basic component to human nature” (John Bowlby)

Negli ultimi giorni si è parlato moltissimo delle differenze salariali fra uomini e donne. In questo contesto è stato detto più di una volta che le donne che partoriscono o anche che avrebbero solo il potenziale di partorire sono di conseguenza naturalmente discriminate a livelli remunerativi, ma anche a livello di promozione.

L’interlocutore maggiore ritiene sia proprio il parto a giustificare la differenza salariale che si aggira attualmente intorno al 15%.

Dire che qualcuno valga meno di un altro in base ad una caratteristica fisica è estremamente discriminante, dire che dovutamente al parto o all’ipotesi di un futuro parto è giustificabile una differenza salariale, oggi non dovrebbe più essere ammissibile.

Le donne oggi scelgono di mettere al mondo dei figli sapendo che i posti fissi non esistono più, che potrebbero essere loro a mantenere le famiglie per dei lunghi periodi, che potrebbero rimanere da sole perché forse non sarà eterno il rapporto con il padre dei loro figli, sapendo che forse non troveranno un posto all’asilo nido, sapendo che forse il datore di lavoro farà una riorganizzazione interna per non farle più rientrare al lavoro del tutto, sapendo che il congedo maternità è molto corto, e che il primo distacco potrebbe avvenire molto presto e in un momento in cui il bambino non è ancora svezzato.

Nonostante ciò tantissime donne scelgono di mettere al mondo dei bambini e lo fanno in un modo quasi eroico, a volte rinunciando anche a un solo minuto di respiro per se stesse in una giornata intera. Tante rientrano al lavoro, fanno avanti indietro da casa al lavoro o al nido, dove continuano ad allattare i loro figli o dove tornano appena possano per essere presenti per i loro figli.

A parte i figli, le madri lavoratrici hanno di solito anche una casa da curare, sono quindi esposte a quello che viene generalmente chiamato doppia presenza. La presenza in casa e quella al lavoro.

Negli ultimi anni sono uscite varie ricerche sulle mamme lavoratrici, così per esempio è uscita una ricerca di un’università americana dalla quale è emerso che le madri di due o più figli avevano dei rendimenti accademici maggiori delle altre donne. È emerso da un’altra ricerca che i figli delle madri lavoratrici dimostravano più empatia verso gli altri e che erano a loro volta meglio predisposti a fare una carriera lavorativa. Altre ricerche sono state fatte sui padri che sono rimasti a casa in parte o completamente con i figli; i padri dopo poco tempo fanno un cambiamento neuronale simile a quello della donna dopo la nascita del bambino e imparano a interpretare i segnali dei bambini allo stesso modo della madre, capiscono facilmente quando hanno fame, sonno o quando non stanno bene. È inoltre stato scientificamente dimostrato che i bambini delle famiglie dove sono stati presenti sia la mamma e il papà nei primi mesi, si sono sviluppati meglio. Sono inoltre state fatte delle ricerche sulle posizioni quadro, c’è un paese che ha dato emendamento di occupare almeno una posizione quadro con una donna, le società che hanno seguito l’emendamento hanno avuto maggiore innovazione, meno corruzione e maggiore rendimento economico.

John Bowlby diceva che una caratteristica della natura umana è quella della propensione a creare dei rapporti emozionali forti verso certi esseri umani. Non ha detto verso la madre, i neonati secondo Bowlby sono degli esseri sociali sin dalla nascita e possono quindi creare dei legami affettivi con chiunque li possa curare.

Le donne sono state storicamente segregate in casa o nei dintorni della casa per centinaia di secoli e non hanno potuto partecipare alla società come lo facevano gli uomini. Oggi in realtà avremmo tutti i diritti, anche la parità salariale viene garantita dal diritto. Ma c’è un dislivello. Questo dislivello oggi è solo spiegabile tramite un cambiamento culturale ancora in atto, che tarda rispetto alla predisposizione delle leggi. La discriminazione sulle donne persiste, è quella maggiore che esiste al mondo.

Moltissimo lavoro viene svolto gratuitamente dalle donne, e questo lavoro svolto gratis non viene nemmeno apprezzato moltissimo, viene ritenuto come dovuto. L’atteggiamento che abbiamo verso il lavoro della casalinga si traspone sul lavoro delle donne in generale, noi culturalmente essendo predisposte a lavorare gratis, lo facciamo a buon mercato anche al posto di lavoro (remunerato), è una cosa che ci si aspetta da noi. Così esistono delle categorie di lavoro femminile delle quali parliamo in modo quasi spregiativo, le segretarie, le badanti, le infermiere, le donne delle pulizie… Quando invece si parla di lavori tipicamente maschili e alti nella gerarchia delle professioni non esiste la forma al femminile, come se proprio fossero dei domini interdetti alle donne (l’architetto, l’ingegnere, l’avvocato).

La differenza salariale è una discriminazione che viene portata avanti culturalmente dalla società mondiale patriarcale che da millenni sottomette le donne in modo continuo.

Per concludere vorrei evidenziare che cosa è successo in una cooperativa italiana, dove è stato deciso di aprire un asilo nido all’interno della ditta e di dare la precedenza sempre alle madri lavoratrici nella selezione del personale. Il motivo non era quello di voler far lavorare degli educatori al nido, no, il motivo era che i datori di lavoro si erano accorti che le madri rendevano di più al lavoro.

Piccola nota: in un’intervista a una donna sullo stesso tema è stato scritto multistalking invece di multitasking. Noi donne facciamo multitasking, lo stalking lo lasciamo di solito ai maschi. Vorrei dire che questo multitasking non si presenta come ci viene fatto credere dai due interlocutori, non è che quando siamo al lavoro moriamo di rimorsi verso i figli, non è così, semplicemente cerchiamo di essere con i figli quando siamo con i figli e quando siamo al lavoro siamo al lavoro.

Ai datori di lavoro si può consigliare di non fare domande discriminatorie durante i colloqui, non chiedere alla candidata se vuole avere figli si o no, non chiedere nemmeno come collocherà i figli durante il lavoro, questo potrebbe essere al limite del legale, probabilmente lo è. Anzi, se lo fate, fate le stesse identiche domande anche ai papà e chiedete loro anche se rimarranno a casa quando si ammaleranno i figli. Ovviamente si può anche consigliare di rivalutare gli stipendi delle donne e non solo quando c’è un maschio che può figurare come punto di riferimento, ma andrebbe rivalutato il lavoro delle donne in tutti sensi.