Ecco, io non ho votato. Non mi è sembrata una bella cosa quella di contrapporre questi 6 argomenti. Votare significava dare la precedenza a una di queste cose e mi è sembrato fondamentalmente sbagliato prediligerne una. Una mobilitazione di 500’000 persone dovrebbe aver dato un segnale forte e chiaro alla nostra politica e anche al partito socialista. Sono confusa, non capisco se è più sordo il governo, la politica in generale o i partiti. Eravamo in 500’000 quel giorno e ci viene proposto di aumentare l’età pensionabile poche settimane dopo. Ci proponete di portare avanti uno di 6 argomenti importanti.
Se non ho votato è anche perché credo di sapere che vincerà la parità salariale. Le donne che oggi vengono picchiate, stuprate e o uccise ringrazieranno, anzi non ringrazieranno perché pure chiamando la polizia saranno morte. Così come ringrazieranno anche le donne che vorrebbero partecipare al mondo del lavoro e che non trovano delle soluzioni di custodia adeguate (ma forse anche di flessibilità lavorativa, intesa come disponibilità da parte del datore di lavoro di poter lavorare in certi orari), eppure le donne che partoriscono oggi e rientreranno al lavoro prima di Natale. Il lavoro non remunerato, è così invisibile che è difficile pure parlarne, perché viene attribuito quasi solo alle donne? E perché gli uomini quando lo fanno sembrano o degli eroi o dei falliti? Poi c’è questa cosa utopistica della riduzione del tempo di lavoro per tutti, che mi spiazza in un certo senso, ma che so che non troverà nessun ascolto. Se vogliamo un paese che cambia, non possiamo portare avanti un argomento, ma dobbiamo affrontare la situazione globalmente. Come lo aveva proposto il manifesto dello sciopero femminista e delle donne.
La parità salariale doveva essere garantita già tanti anni fa, ma pure qui ho delle grandi perplessità. Se le donne sono 2/3 dei salari bassi e pochissime nei salari alti, vuol dire che c’è pure un altro problema. Perché pure quando lavoriamo, vuol dire che quello che facciamo è poco riconosciuto anche a livello economico, il lavoro fatto di un donna non vale. E quando dobbiamo arrampicare nelle gerarchie aziendali con gli uomini ci sono degli ostacoli insormontabili, l’ostacolo maggiore rimane quello di essere una donna.
Dopo che sono scese in strada 500’000 persone in un paese addormentato di 8 milioni di abitanti, semplicemente mi aspettavo delle proposte e un senso di urgenza diverso.
Nel 2020 sia l’8 marzo che il 14 giugno cadono di domenica, sarà difficile proporre uno sciopero, ma si può invadere nuovamente le strade. La mobilitazione non si può fermare!!!