DI TESSA PRATI E FILIPPO ZANETTI, COPRESIDENTI

La situazione economica del Canton Ticino, e in particolare dei suoi comuni, è sempre più difficile. Le politiche fiscali adottate a livello cantonale sembrano aver creato un cortocircuito: da un lato le risorse a disposizione sono sempre le stesse, dall’altro si continua a chiedere sempre più ai comuni che si trovano ad affrontare l’impossibile compito di mantenere gli stessi servizi a parità di budget. È una realtà che sta mettendo a dura prova la capacità dei municipi di garantire il benessere della propria popolazione e che sta creando una crescente disuguaglianza tra chi può permettersi una vita dignitosa e chi invece rischia di restare ai margini della società.

In questo scenario, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, che ci ha dato una visione diretta della situazione finanziaria del suo Comune. Il Sindaco ha condiviso con noi le sfide quotidiane nel cercare di mantenere i servizi essenziali in un contesto di risorse limitate, e ci ha parlato delle difficoltà che il suo Comune sta affrontando per bilanciare la situazione senza compromettere l’offerta di servizi. La sua testimonianza è una panoramica diretta di come la politica dello “scaricare oneri” stia investendo non solo il Cantone nel suo complesso ma anche i singoli comuni. Sempre più soli nella gestione delle proprie risorse, sono costretti a fare scelte difficili o impopolari, come aumentare la pressione fiscale.

Questa intervista ci offre una prospettiva  locale concreta su un problema che riguarda tutti i comuni del Cantone, compreso Lugano. La voce del Sindaco di Bellinzona ci parla di come la politica degli sgravi fiscali e del ribaltamento di oneri iniziato dalla Confederazione stia condizionando negativamente la qualità dell’offerta di servizi in tutto il Cantone. Branda ci offre uno spaccato di politica spesso lontana dalle esigenze della popolazione e dalle difficoltà che i comuni affrontano ogni giorno, stretti tra bilanci da far quadrare e il dovere di garantire servizi essenziali alla popolazione.

SPUNTI DI RIFLESSIONE DA BELLINZONA

Puoi darci una panoramica della situazione finanziaria del tuo comune e dei comuni ticinesi in generale?

Abbiamo registrato un peggioramento significativo della situazione finanziaria nel 2024, riconducibile a diversi fattori, in primis le relazioni e i flussi finanziari tra comuni e Cantone. La realtà, però, varia molto da comune a comune. Ogni comune ha una struttura socio-demografica ed economica diversa, oltre che un’organizzazione specifica. Ci sono comuni piccoli e grandi, ricchi e poveri, comuni che investono molto e altri che si limitano allo stretto necessario. Per alcuni, migliorare i servizi è una priorità assoluta; per altri, invece, l’equilibrio finanziario è il primo obiettivo, spesso a scapito di investimenti o nuove iniziative. Per Bellinzona, il 2024 ha segnato un netto peggioramento della situazione. Tra i fattori più rilevanti ci sono state le riforme fiscali, che hanno inciso pesantemente sui nostri bilanci. Nonostante avessimo da subito sollevato preoccupazioni, non siamo stati ascoltati. Spesso queste decisioni sembrano allettanti nel breve termine, ma hanno conseguenze di lungo periodo che ricadono sui comuni. Alcuni comuni riescono a gestire riduzioni senza grandi difficoltà, ma per noi, che già abbiamo una pressione fiscale elevata (il nostro moltiplicatore è al 93%), il peso è considerevole. A ciò si aggiungono i tagli dei contributi cantonali ai comuni. Ad esempio, il settore degli anziani è emblematico: il Cantone ha ridotto i contributi previsti nei contratti di prestazione dell’1,5%. Anche se può sembrare poco, per le casse comunali si traduce in perdite significative, tra i 600.000 e gli 800.000 franchi. Decisioni simili colpiscono direttamente i comuni, costringendoli ad aumentare le imposte o a ridurre i servizi. Un altro esempio riguarda i comuni che ospitano infrastrutture come discariche o centri di smaltimento rifiuti. A Bellinzona, gli accordi per il ristorno legati all’Azienda cantonale dei rifiuti sono stati tagliati, con un impatto di centinaia di migliaia di franchi. Questo ci costringe a ritoccare le tasse sui rifiuti.

Sei d’accordo che questo approccio dello scaricare oneri è iniziato dalla Confederazione, che li ha scaricati sui Cantoni, i quali a loro volta li scaricano ora sui Comuni? Alla fine, sono i Comuni che devono risolvere il problema, in particolare tagliando servizi e aumentando la pressione fiscale.

Esattamente. Le decisioni difficili vengono lasciate ai Comuni, che non possono scaricare ulteriormente su altri. Il Cantone lamenta le politiche federali – e giustamente, come ha fatto Christian Vitta in un’intervista recente – ma poi adotta lo stesso approccio nei confronti dei Comuni. Chi decide di ridurre le imposte o aumentare le spese dovrebbe assumersi pienamente la responsabilità politica delle sue scelte, senza scaricarne le conseguenze su altri livelli istituzionali. Alcune politiche fiscali attuate recentemente non erano sostenibili, e questo ora pesa sui Comuni.

Quali sono i servizi più a rischio in caso di bilancio in rosso? Quali rischi comporta un approccio di austerità?

Circa il 60-65% del nostro budget è vincolato da ordinamenti superiori, mentre un ulteriore 10-15% è vincolato da normative interne. Quindi, rimane poco margine d’azione. A Bellinzona, con un bilancio di 250 milioni, i settori su cui si può intervenire sono principalmente cultura, sport e tempo libero. In caso di austerità, questi sono i primi a subire tagli, sostenuti specialmente da parte di forze politiche che vedono la cultura come una spesa superflua. Un altro rischio è il taglio degli investimenti, una scelta che considero miope. Gli investimenti in infrastrutture, formazione e ricerca sono fondamentali per migliorare le condizioni di vita e la struttura socio-economica del territorio nel lungo termine.

Vedi fonti alternative di finanziamento?

Il tema delle entrate fiscali non dovrebbe essere un tabù. Se aumentare temporaneamente le imposte permette di migliorare i servizi e la qualità di vita, è un’opzione da considerare. Una volta stabilizzata la situazione, si può ridurre la pressione fiscale.  Quanto ai partenariati pubblico-privati, non li escludo, ma riconosco la loro complessità e i limiti nel garantire un controllo pubblico sui progetti. Credo però che investire nel territorio sia una strategia vincente: migliorare infrastrutture e servizi attrae nuove famiglie e contribuisce, nel medio-lungo termine, ad aumentare le risorse fiscali.

Sei preoccupato per il futuro finanziario dei Comuni ticinesi nei prossimi dieci anni?

Sì, specialmente se il Cantone continuerà a scaricare oneri sui Comuni. Il settore degli anziani è particolarmente critico, con una spesa in crescita esponenziale. Se il Cantone decidesse di tagliare ulteriormente i contributi in questo ambito, per noi sarebbe insostenibile. Inoltre, ci sono riforme fiscali in discussione – come la defiscalizzazione dei premi di cassa malati – che potrebbero avere effetti devastanti sia per il Cantone che per i Comuni. Se queste iniziative passeranno, sarà un vero bagno di sangue.