di Rocco Bianchi
Per chi se lo fosse perso, alcuni giorni fa è stato reso noto che Daniel Vasella, plurimilionario (forse milardario) ex CEO di Novartis, è stato condannato dal Tribunale amministrativo di Zugo a pagare le tasse. Già, perché il nostro, al pari di molti suoi consimili, aveva affermato di aver spostato il domicilio dal paradiso fiscale elvetico per eccellenza a quello europeo per antonomasia, il Principato di Monaco. L’importo di quanto dovuto, cui si aggiungono le spese sostenute, è sconosciuto, ma è stato definito “estremamente elevato”.
Il problema per Vasella è che a Zugo si pagheranno anche poche tasse, ma te le fanno pagare.
L’amministrazione fiscale cantonale ha infatti voluto vederci chiaro. Risultato? Nella sua villa di Risch (ZG) sono risultati consumi d’acqua e d’elettricità nettamente superiori a quelli del suo appartamento monegasco. Il fisco ha anche trovato pagamenti con carte di credito in Svizzera quando l’ex CEO aveva dichiarato di trovarsi altrove, e dimostrato che Vasella gli aerei li prendeva a Zurigo e praticamente mai a Nizza (le autorità avevano chiesto di fornire anche i dati del cellulare, ma l’ex CEO si è rifiutato di fornirli per ragioni di privacy degli interlocutori e i “legittimi interessi” dell’ex datore di lavoro; il tribunale presume invece che i dati di localizzazione del cellulare avrebbero fornito un “risultato indesiderato” per lui).
Quasi come in Ticino, dove i furbetti del domicilio estero prosperano e abbondano (e calano anche lezioni dall’alto, ma questa è un’altra questione). Eppure da noi le indagini non dovrebbero essere così complicate e complesse come quelle che Zugo ha dovuto effettuare. Basterebbe in effetti recarsi a qualche evento mondano e scattare qualche foto: i Vasella nostrani (Montecarlo e Londra vanno per la maggiore, ma non mancano domicili più esotici e fantasiosi), non se ne perdono infatti uno. Sono tutti lì, impudenti e soprattutto perennemente impuniti.